La nostra politica economica? Ci pensa Davide Serra, finanziatore della Leopolda, “suggeritore” di Renzi Matteo

La nostra politica economica? Ci pensa Davide Serra, finanziatore della Leopolda, “suggeritore” di Renzi Matteo

Renzi è andato a Cernobbio, Workshop Ambrosetti, Villa d’Este, Lago di Como. L’anno passato aveva preferito “andare a visitare una fabbrica dove si parla poco e si lavora”. Quest’anno ha cambiato idea ed ha spiegato che ha deciso di partecipare al famoso convegno di imprenditori ed economisti per far sapere che “L’Italia non è un più un problema per l’economia europea e mondiale. Siamo come un ciclista che si era staccato, aveva accumulato ritardo ma è riuscito a rientrare in gruppo. Ma non ci basta, non ci possiamo accontentare, anche perché il gruppo stava andando piano”. Ha portato ad esempio l’abolizione dell’articolo 18 che “ora non è più un problema” ricordando che  per questa “riforma” il suo governo ha impiegato un anno, in Germania tre anni.

L’esordio del premier al Workshop Ambrosetti. Elogia se stesso. Tutto va bene

Poi ha letto alcuni dati sullo stato dell’economia, ha inventato posti di lavoro che non ci sono, sembrava l’Istat, pare abbiano sussurrato alcuni dei presenti. Del resto è noto che il premier  in economia si fa guidare da uno staff molto numeroso, prende qua e là i suoi amici, li porta a Palazzo Chigi, una scrivania non si nega a nessuno. Poi qualcuno lo smista nelle aziende, l’ultimo in ordine di tempo lo ha rifilato alla Rai, direttore generale con funzioni, prossime, di amministratore delegato. Al Mef, come tutti scrivono, che sarebbe il ministero dell’economia, Pier Carlo Padoan regnante con un passato importante, direttore esecutivo per l’Italia del Fondo monetario internazionale, vicesegretario dell’Ocs, non vedono di buon occhio lo staff di economisti renziani, considerati degli scartini. A noi, per dire la verità, non interessa molto, né il fatto che Renzi sia andato a Cernobbio, né i rapporti fra Palazzo Chigi e Mef, tanto decide sempre l’uomo solo al comando, Padoan ormai è abituato a chinare la testa.

Il finanziere mordi e fuggi, amico del premier, gli dà il massimo voto, dieci

Interessa invece che proprio mentre il premier si faceva bello nella splendida villa sia sceso in campo, a dargli maggior lustro un finanziere d’assalto, molto chiacchierato, Davide Serra (qui nella foto alla Leopolda). Chi è costui? Oltre a figurare nella “lista Falciani” dove compaiono ben 7000 italiani con conti depositati in banche svizzere, oltre ad avere qualche affare alle Cayman, paradiso fiscale, egli è il grande sponsor di Renzi Matteo, l’uomo della Leopolda, il finanziatore principe di tutte le campagne del premier e segretario del Pd. Allora che c’è di male? Niente, visto che Napolitano, quando era capo dello Stato, lo aveva nominato cavaliere della Repubblica per essersi impegnato nella promozione dell’Italia come meta di investimenti finanziari. Già, dimenticavamo che Serra è un finanziere a capo del fondo Algebris, uno speculatore, nel senso economico del termine, mordi e fuggi. È stato molto contento nel vedere a Cernobbio il suo amico Matteo. “Il nostro paese – dice senza ombra di dubbio – è ritornato a crescere proprio per i 18 mesi di rottura col passato fatta da Matteo Renzi”. Se la prende con Enrico Letta, con Squinzi,con Draghi. Quest’ultimo ha fatto cose importanti ma se non ci fosse stato Renzi… A lui, dice senza l’ombra di dubbio, “do un 10 pieno. E non lo do io ma tutti quelli che vivono e lavorano fuori dall’Italia. Sto a Londra da tanti anni e sinceramente non ho mai incontrato tanto interesse da parte degli investitori internazionali come oggi per il nostro paese. Una rivoluzione rispetto all’ultimo ventennio”.

Non poteva mancare un attacco alla “vecchia guardia” del Pd, D’Alema e Bersani

Non poteva mancare un attacco alla “vecchia guardia del Pd”, Bersani e D’Alema. “La mia generazione non può essere clemente con chi adesso ha 60-70-80 anni e per tanto tempo ha bloccato la rinascita di questo paese. La classe dirigente che adesso viene rinnovata non può chiedere di essere rispettata e venerata”. Il finanziere con base nella City conclude con una notizia grave e clamorosa. Si ritiene ed è il “primo ultras” del premier. Fa sapere però che ora “non lo sente molto spesso come prima”. Di che si parlavano? Dava consigli al premier, spaziando su tutto lo scibile politico ed economico a livello internazionale. Alla Leopolda i suoi consigli riguardavano la limitazione del diritto di sciopero, l’abolizione del Senato, lo statuto dei lavoratori da eliminare, la politica europea, le relazioni internazionali.

Ora Serra dice che interagisce con Palazzo Chigi inviando paper. L’invidia del Mef

Ora precisa: “interagisco con lo staff, con la struttura della Presidenza del Consiglio. Di solito scrivo dei paper che metto loro a disposizione”. È una notizia molto grave. Quando si dice che hanno forte influenza sul governo i “poteri forti” ti viene chiesto ma chi sono questi poteri. Ecco, uno di costoro si chiama Davide Serra, che invia paper a Palazzo Chigi. Magari darà anche indicazioni sulla politica fiscale, sulla evasione, sui paradisi fiscali. La notizia di questi rapporti fra il finanziere  e Palazzo Chigi non  farà felice il personale del ministro dell’economia. Anzi, saranno gelosi, anche loro vorrebbero un tutore come Davide Serra, uomo di mondo, che sa come fare soldi, come investire, mordi e fuggi. Chissà cosa proverà il ministro Padoan, cosa proverà a sapere che la politica economica del nostro paese ha come suggeritore un finanziere gestore del fondo Algebris, finanziatore principe della Leopolda. Insomma un extraparlamentare, come si diceva una volta.

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