Israele. Sciopero delle scuole arabe in solidarietà con le scuole cristiane, trascurate dalla autorità di governo

Israele. Sciopero delle scuole arabe in solidarietà con le scuole cristiane, trascurate dalla autorità di governo

La maggior parte delle scuole arabe d’Israele hanno scioperato, lunedì 7 settembre, in solidarietà con gli istituti scolastici cristiani, anch’essi in sciopero fin dall’inizio dell’anno scolastico, per reclamare i fondi pubblici stanziati dal governo Netanyahu. La quasi totalità dei 450.000 alunni delle scuole arabe sono state anche private dei corsi, hanno detto Jafar Farah, direttore del Centro Mossawa, organizzazione che lavora per i diritti dei cittadini arabi in Israele e Boutros Mansour, portavoce delle scuole cristiane.

Il portavoce del Ministero israeliano dell’Istruzione ha confermato che “la maggioranza delle scuole arabe ha scioperato come atto di solidarietà”, senza tuttavia indicare con precisione i dati. Jafar Farah ha invece commentato la posizione del Ministero denunciando le pressioni esercitate sui presidi, soprattutto nelle città in cui coabitano ebrei e arabi, come Haifa al nord, e Ramla al centro di Israele. Lo sciopero delle scuole arabe a sostegno delle scuole cristiane è limitato a lunedì 7 settembre. Invece, le 47 scuole cristiane d’Israele proseguono nella protesta senza limite di tempo. Gli allievi di queste 47 scuole sono per il 60% cristiani e per il resto mussulmani, e riprenderanno i corsi solo quando le autorità si saranno impegnate a rifinanziare in maniera giusta ed equa i loro istituti, confermano i responsabili dell’insegnamento cristiano in Israele.

Domenica 6 settembre, migliaia di persone, in grande maggioranza arabi israeliani hanno manifestato dinanzi agli uffici del primo ministro Netanyahu, per reclamare più fondi pubblici per queste scuole cristiane, che ricevono meno di un terzo rispetto a quanto è riservato alle scuole ebraiche.

L’insegnamento cristiano e le autorità israeliane si scontrano da molti mesi in un braccio di ferro sul budget attribuito dallo Stato. Lo stesso papa Francesco è intervenuto più volte per fare richiesta di “una soluzione adeguata”. E la stessa richiesta il Pontefice ha consegnato al presidente della Repubblica israeliano Reuven Rivlin quando è stato ricevuto in Vaticano pochi giorni fa. Il presidente Rivlin aveva promesso a papa Francesco che lo stato d’Israele “avrebbe trovato una soluzione, la più rapida possibile”.

La comunità degli arabi israeliani discende dai 160mila palestinesi rimasti sulla loro terra dopo la creaizone d’Israele nel 1948. Questa comunità conta oggi più di un 1.400.000 persone, che corrispondono a circa il 17% della popolazione complessiva di Israele, che è per tre quarti ebraica.

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