Inca e Cgil: la Corte europea ha accolto il nostro ricorso contro la iniqua tassa sui permessi di soggiorno

Inca e Cgil: la Corte europea ha accolto il nostro ricorso contro la iniqua tassa sui permessi di soggiorno

“Grande e importante risultato è quello conseguito da noi, oggi, nel contrasto delle politiche discriminatorie verso gli immigrati. La giustizia europea, nell’accogliere il nostro ricorso al Tar del Lazio offre, o forse sarebbe meglio dire impone, al paese un’importante opportunità per correggere le politiche sull’immigrazione, prodotte dal governo di centrodestra nel 2011. A chiare lettere, la Corte di giustizia europea boccia la tassa sui permessi di soggiorno, introdotta con il decreto 304 del 31 dicembre 2011, giudicandola sproporzionata rispetto al costo del rilascio della carta d’identità. Ricordiamo che si tratta di un balzello che va dagli 80 ai 200 euro, e che si aggiunge alla tassa precedentemente fissata di 73,50 euro”. Così, in una nota congiunta, Cgil e Inca.

“È con grande soddisfazione che accogliamo l’esito di un percorso giudiziario intrapreso, insieme alle iniziative politiche di contrasto, immediatamente dopo l’approvazione di questo odioso provvedimento perché dimostra come le politiche punitive contro gli immigrati non devono e non possono prevalere sui legittimi diritti di cittadinanza, indipendentemente dal paese di provenienza. Questa sentenza non può essere ignorata dal Governo italiano, e pertanto chiediamo che si attivi subito, riducendo drasticamente il costo per il rilascio e il rinnovo di tutti i permessi di soggiorno, senza aspettare il pronunciamento del Tar, che comunque dovrà recepire la decisione del tribunale europeo”, prosegue il comunicato sindacale.

Inoltre, secondo Cgil e Inca, “è anche significativo che tale sentenza esca proprio mentre l’Europa è attraversata da rigurgiti nazionalisti, da chiusure verso i disperati che cercano sicurezza e lavoro, da inaccettabili respingimenti e da provvedimenti di riduzione del welfare che colpiscono in particolare i migranti, anche comunitari. Ancora una volta, i provvedimenti della corte europea appaiono più avanzati e rispettosi del diritto delle persone rispetto alle stesse politiche europee”.

da rassegna.it

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