Il MIT l’università migliore al mondo. L’Italia? La prima (solo) al 187° posto. Sinopoli, FLC Cgil: colpa dei mancati investimenti

Il MIT l’università migliore al mondo. L’Italia? La prima (solo) al 187° posto. Sinopoli, FLC Cgil: colpa dei mancati investimenti

Qual è la migliore università al mondo? A stabilirlo è la classifica mondiale di QS che anche quest’anno, per la quarta volta consecutiva, assegna il primo posto al Massachusetts Institute of Technology (Mit), prestigiosa università americana. Sul podio, in seconda posizione si piazza la Harvard University cui seguono, a pari merito, la Cambridge University e la Stanford.

La classifica mondiale delle Università viene stilata da un’organizzazione, la QS, che si prefigge di fornire agli studenti, e a volte anche ai docenti, di tutto il mondo tutte le informazioni necessarie per affrontare il corso di studi universitario. La sua classifica è tra le più autorevoli in assoluto. Essa si basa su diversi fattori, tra i quali la valutazione di ciascun ateneo in fatto di ricerca, insegnamento, reputazione accademica, la percentuale del personale rispetto al numero degli studenti, la presenza di personalità internazionali, e di studenti esteri. Quest’anno, tuttavia, QS sostiene di aver sensibilmente cambiato la metodologia, per bilanciare il peso delle università iperspecializzate in scienze della vita e per meglio riflettere le qualità delle istituzioni sulle quali ci si concentra in altre aree del sapere. Esiste anche un’altra classifica mondiale delle università e viene stilata ogni anno dal Times Higher Education System, ed è attesa dagli atenei per il mese prossimo.

Sulla base della classifica stilata da QS, si rilevano cattive notizie per gli atenei italiani, solo in 26 presenti in questo ranking. Primo tra tutti il Politecnico di Milano al 187° posto, incluso, per la prima volta, tra le 200 migliori università. Picchia invece clamorosamente in discesa l’Università di Bologna, che perde 22 posizioni rispetto all’anno scorso e si piazza al 204° posto. Terza in questa graduatoria italiana la Sapienza, che arretra di undici posti e si aggiudica la 213° posizione. Ad incrementare la delusione ci si mette anche un altro, allarmante, dato: perdendo quasi 100 posizioni l’Università Federico II di Napoli è la prima a rappresentare, tra le italiane, il Mezzogiorno.

L’Italia perde quindi terreno e lo fa quando il resto del mondo, invece, avanza alla grande: quest’anno, con gran sorpresa, alla ribalta ci sono anche gli atenei asiatici che scalano la classifica spingendo le due università principali di Singapore tra le quindici migliori al mondo.

“Un dato che deve far riflettere” afferma Francesco Sinopoli, responsabile Università per la segreteria nazionale della FLC Cgil, “soprattutto perché le classifiche sono indicatori dello stato di un intero sistema universitario. Quello italiano è decisamente sotto finanziato. Per questo occorrono più investimenti pubblici. Il dramma degli atenei del Mezzogiorno si spiega proprio con questa decisione di ridurre gli investimenti, invece che aumentarli. Tuttavia, se consideriamo questo notevole handicap, gli atenei italiani restano tra i migliori al mondo in fatto di insegnamento e offerta formativa”.

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