Il governo all’assalto del diritto di sciopero manda avanti il “Garante”. Per evitarlo? Negoziare e fare accordi. Senza rinnovo contrattuale il 56% dei lavoratori, 2.900 mila dipendenti pubblici

Il governo all’assalto del diritto di sciopero manda avanti il “Garante”. Per evitarlo? Negoziare e fare accordi. Senza  rinnovo contrattuale il 56% dei lavoratori, 2.900 mila dipendenti pubblici

È  passata sotto silenzio una iniziativa presa dalla Autorità di garanzia per gli scioperi che ha promosso una audizione con i rappresentanti dell’Aran, l’agenzia per la contrattazione pubblica della Presidenza del Consiglio, e del Ministero dei beni culturali per una “prima ricognizione” delle problematiche connesse all’attuazione del decreto-legge, che ha incluso “la fruizione dei siti archeologici e museali tra i servizi pubblici essenziali”, dice un pomposo comunicato diffuso qualche giorno fa. Viene anche annunciato che Cgil, Cisl, Uil invitate a prender parte alla riunione hanno ritenuto, dice sempre il comunicato, “di non partecipare alla riunione invocando il principio di autonomia negoziale nella definizione degli accordi attuativi delle norme di legge”. Fuori dal burocratese, i sindacati hanno ritenuto di non cadere in un vero trappolone che non fa certo onore al governo: il cosiddetto Garante infatti, sempre secondo il comunicato, “ha rappresentato la necessità di addivenire in tempi rapidi alla sottoscrizione di un accordo tra le parti, in grado di individuare le prestazioni indispensabili da assicurare in caso di sciopero nel comparto dei beni culturali, così come previsto dal decreto legge in corso di conversione presso il Parlamento”.

Renzi  e Franceschini puntano alla precettazione dei dipendenti dei beni culturali

Tradotto: la precettazione dei lavoratori che riguarderebbe anche il diritto di assemblea in orario di lavoro. Il tutto prende spunto dalla “vicenda Colosseo” con il ministro Franceschini che fa approvare dal Consiglio dei ministri un decreto che include i beni culturali tra i servizi pubblici essenziali. In realtà erano già inclusi nell’elenco, ma  ora si deve mettere per scritto la precettazione. Dicono i lavoratori di importanti gallerie e musei che o non si conosce come si lavora in questi luoghi oppure si è in malafede. Per tenere aperto un museo, una galleria ci vuole una quantità di personale che copra tutti i bisogni, primo fra tutti quello della sorveglianza delle singole sale, oltre agli ingressi ed altri servizi. Se si pensa che alcuni grandi musei e gallerie hanno “nascoste” migliaia di opere per assoluta mancanza di personale e di spazi espositivi è facile capire che per garantire l’apertura, praticamente sarebbe necessaria la presenza  normale del personale.

La stupidità al potere oppure la malafede. Il pretesto della “vicenda Colosseo”

Delle due l’una: o la stupidità al potere o la malafede. L’obiettivo non è l’apertura dei siti ma il diritto di sciopero, ancor prima quello di assemblea. Del resto, Renzi Matteo, ancor prima della “vicenda Colosseo” montata ad arte anche da una stampa irresponsabile che disinforma pur di non dare dispiaceri al premier, aveva affermato che o i sindacati prendevano decisioni in merito a rappresentanza, contrattazione, scioperi o ci pensava lui, come nei tempi che furono quando queste frasi erano nella bocca di Mussolini.

Infine una nota sul Garante. Si chiama Roberto Alesse, è il presidente della Commissione di garanzia dell’Attuazione della Legge sullo sciopero nei Sevizi pubblici essenziali. Nominato nel 2011, si è fatto poco sentire fino all’arrivo di Renzi, cui ha dato una bella mano definendo “illegittimi” numerosi scioperi che, guarda caso, erano stati fortemente criticati dal premier. Alesse è un dirigente di ruolo della Presidenza del Consiglio dei ministri, un alto funzionario. Se vuole aiutare il suo capo un mezzo ci sarebbe invece di attaccare il diritto di sciopero, quello di evitarli proprio gli scioperi partendo proprio dal settore pubblico per arrivare a quello privato. I sindacati non sono felici quando devono proclamare scioperi e i lavoratori lo sono ancora meno perché perdono salari e stipendi, sempre a partire dalla Pubblica amministrazione.

L’andamento della contrattazione nel settore pubblico e in quello privato

Dagli ultimi dati resi noti dall’Istat, aprile 2015 risulta che 2,9 milioni di lavoratori pubblici “attendono” il rinnovo del contratto da almeno quattro anni. Nel privato ce ne sono altri  milioni che “attendono” dal almeno tre anni. Allo stato, sono in vigore 35 contratti rinnovati che riguardano 5,5 milioni di dipendenti e 40 in attesa, 7,3 milioni di lavoratori. Si tratta del 56% dei lavoratori italiani, un numero che non ha uguali in Europa. La perdita di stipendio è in media, nel settore pubblico, del 9,6 %, 2.700 euro lorde all’anno. Sempre per i dipendenti pubblici, fra cui quelli del ministero dei Beni culturali, contro i quali si accanisce il ministro, c’è da dire che sono in attesa del pagamento del salario accessorio che per quanto riguarda musei, gallerie e altri siti significa notturni, festività mancate, straordinari.  Da un anno sono in attesa di quanto loro dovuto, circa 1900 euro.  Fra questi, ci sono i lavoratori che si sono riuniti in assemblea, regolarmente autorizzata, nella “vicenda Colosseo”, il pretesto per attaccare il diritto di sciopero. Fra l’altro non hanno neppure scioperato. Ma tutto fa brodo.

Confindustria: se non rinnova il governo perché dovremmo farlo noi?

Ci domandiamo: se il governo avesse rispettato i contratti di lavoro, come ora chiede la Corte costituzionale non solo i lavoratori pubblici avrebbero avuto più salario a disposizione. I benefici sarebbero stati per l’intera economia, per il “mercato”, l’idolo dell’economia liberista, del quale però anche i più ferventi liberisti si dimenticano, in omaggio ad un accanimento contro i lavoratori e contro le loro organizzazioni sindacali di cui Renzi è un campione. Il rinnovo regolare dei contratti pubblici sarebbe stato anche un incentivo al rinnovo dei privati. Invece è diventato un incentivo per Confindustria: “Se non rinnova il governo perché proprio noi si deve rinnovare i contratti?”.

Sempre in merito ai soldi dei lavoratori che potrebbero finire sul mercato, leggi anche enti previdenziali, fiscalità, da segnalare che ben tre milioni di persone lavorano in nero, senza contratto. Infine la cassa integrazione.  Nei primi otto mesi del 2015 i lavoratori in Cig hanno perso complessivamente 1 miliardo e 750 milioni di euro di reddito al netto delle  tasse. Ogni singolo lavoratore ha perso 5.300 euro lordi.

 E poi ci si domanda perché ci sono gli scioperi. L’ipocrisia al potere.

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