Il “caso“ Marino. Giornalismo spazzatura che punta a distruggere le persone. L’Ordine ha niente da dire?

Il “caso“ Marino. Giornalismo spazzatura che punta a  distruggere le persone. L’Ordine ha niente da dire?

Alle ore 14,03 l’agenzia di stampa Omniroma pubblicava una dichiarazione di padre Lombardi, portavoce del Vaticano, in cui poneva fine alle polemiche sul viaggio di Marino in Usa, a Filadelfia, messo alla gogna mediatica. Diceva che il giornalista avrebbe dovuto informarsi prima di fare la domanda al papa se aveva invitato il sindaco di Roma ad assistere all’incontro mondiale delle famiglie cattoliche. Dalla risposta di papa Bergoglio, il quale affermava che non aveva invitato Marino, avevano preso lo spunto pennivendoli di ogni risma per attaccare il sindaco di Roma. Abbiamo atteso a scrivere fino alle ore 19, ma della precisazione del Vaticano non c’ è notizia, ignorata da tv, radio, quotidiani online.

La dichiarazione di padre Lombardi rende giustizia al sindaco di Roma

Capofila di questa campagna forsennata “La Repubblica”  con titolo in prima pagina: “Il Papa gela il sindaco di Roma. Mai invitato Marino negli Usa”. Poi, siccome con tono infastidito Bergoglio aveva detto “chiaro” chiudendo l’argomento, quel “chiaro” era una conferma che il pontefice ce l’aveva proprio di brutto con Marino. Arriva la dichiarazione di padre Lombardi il quale dà una lezione di  giornalismo a chi, pare sia stato uno di Sky, mentre era in volo verso Roma gli ha rivolto la domanda. Al tizio, padre Lombardi ha ricordato la prima regola per un giornalista, conoscere ciò di cui parla, essere informato per informare i  cittadini. È mai possibile che l’inviato al seguito di papa Francesco non sapesse che il 25 giugno il sindaco di Roma aveva incontrato, in  Campidoglio, quello di Filadelfia accompagnato dal vescovo della citta americana, presidente della Giornata della famiglia. Che nel corso dell’incontro Marino era stato invitato ufficialmente a rendere la visita, che era stato concordato anche quando sarebbe andato a Filadelfia, città dove aveva esercitato la sua professione, alla Transplantation Division presso la Thomas Jefferson University. Sulla visita di Marino per  giorni e  giorni pagine dei media, telegiornali, radio, hanno fatto campagna. Ma come, te ne vai di nuovo in Usa, non stai mai a Roma, non  ci sei nei momenti più importanti, vedi funerali del Casamonica, e giù sproloqui. Il giornalista che ha rivolto la domanda al papa sapeva niente? Ma dove vive? Speriamo che il direttore del suo giornale gli spieghi i fondamenti della professione  giornalistica.

Una lezione per tutti quei pennivendoli che hanno offeso il primo cittadino del Campidoglio

In particolare dovrebbero trarre una lezione tutti quei pennivendoli che sono scattati in piedi, imbracciando un simbolico bazooka ed hanno cominciato a sparare a palle infuocate. Repubblica si è trovata in compagnia del Giornale  e del Tempo. Neppure editorialisti che dalle colonne di questi giornali, ma anche di altri, all’assalto contro Marino sapevano niente del viaggio di Marino, dell’invito del sindaco di Filadelfia? Come potevano pensare che il pontefice cittadino del Vaticano invitasse al suo seguito il cittadino di un altro Stato? Misteri. Ancora il Merlo che fischia per Repubblica può pensare che un signore si presenta all’Università di Filadelfia, magari con la fascia tricolore al collo, dice che è il sindaco di Roma e che vuol tenere una conferenza agli studenti? E che in quattro e quattr’otto si mette un’ aula a disposizione, si chiamano studenti e docenti, si suona la campanella e via con la conferenza? Ancora, scrive il nostro che “il Papa l’ha visto sbucare dappertutto, alla Messa, nella sala dove venne firmata la dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti, all’ Università dove parlava di lui con una familiarità da millantatore” e non l’ha  “protetto  e abbracciato come un fratello sfortunato”. Ma la cosa più grave è che la prosa merliana  punta a Marino come persona, non solo come sindaco, sul cui operato ovviamente, ognuno, il giornalista in particolare, magari documentando, ha pieno diritto di critica.

Lo stridulo fischio del Merlo non fa onore a La Repubblica

 No, c’è un attacco che non fa onore al giornale che pubblica  lo stridulo fischio del Merlo. “Ci sono solo due categorie –  dice lo scriba – che non meritano pietà: i tontoloni e gli imbucati. Marino come diceva Totò ‘è la somma che fa il totale’”. Poi  aggiunge, “ma c’è poco da ridere”. Sì, su questo ha ragione: leggere simili sciocchezze per non dire di peggio fa male al cuore. Davvero è caduta così in basso l’informazione italiana? Si può impunemente offendere una persona, scrivere che “ il tontolone non si accorge che perfino la lupa è scesa dalla colonna del Campidoglio ed è scappata via, perché  parafrasando politicamente un proverbio siciliano: “Fa più danno… un Marino che un suino nel giardino”. Non poteva che chiudere con questa chiosa il fischio del Merlo. Non osiamo definirlo articolo. A proposito, ma l’Ordine della categoria, visto che esiste ancora, niente ha da dire su un giornalismo che una volta si chiamava spazzatura e che oggi vive di retroscena? I fatti sono un optional.

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