Grecia. Elezioni il 20. Le poste in gioco e le forze in campo, dopo la frammentazione del quadro politico

Grecia. Elezioni il 20. Le poste in gioco e le forze in campo, dopo la frammentazione del quadro politico

Gli elettori greci sono chiamati nuovamente alle urne domenica 20 settembre per eleggere il nuovo Parlamento, sciolto dopo il passaggio del cosiddetto terzo Memorandum e la fibrillazione in seno alla maggioranza di Syriza, che reggeva il governo Tsipras. Si vota solo nove mesi dopo quel 25 gennaio in cui la vittoria di Syriza, e di Tsipras, aprì un varco alla speranza dei greci, e di tutti gli europei di sinistra. Da allora, molte cose sono avvenute, e tante sono cambiate. Il partito di Tsipras si è liquefatto e diviso dopo l’approvazione delle due intese con le Istituzioni internazionali, che però hanno portato nelle casse greche un bottino di 86 miliardi di euro. Il leader di Syriza ha giustificato nell’ultimo discorso in Parlamento queste scelte come dettate dall’interesse generale della popolazione greca, messa in ginocchio da una crisi radicale e da una cronica mancanza di liquidità, che non avrebbe permesso di pagare pensioni e stipendi. Contro l’elargizione del prestito, le Istituzioni internazionali chiesero l’approvazione di un lungo elenco di riforme, economiche e sociali. Su queste ultime, Syriza si è divisa. L’ex ministro dell’Ambiente, Lafazanis, ha così creato Unità popolare, il partito nato dalla costola di Syriza che ha votato contro la maggioranza di Tsipras in Parlamento. È a quel punto che Tsipras ha deciso di dimettersi e di fare ricorso a nuove elezioni legislative, che avranno luogo domenica 20 settembre.

Il quadro politico greco, fin dalle scorse elezioni, è sostanzialmente imploso, dopo circa 35 anni di bipartitismo e di contese tra popolari di Nuova Democrazia e socialisti del Pasok. Gli ultimi sondaggi prevedono già la possibile frammentazione in otto gruppi del nuovo Parlamento, nonostante la soglia di sbarramento al 3% dei voti. Syriza e Nuova Democrazia, stando alla maggior parte dei sondaggi, si confrontano in un testa a testa drammatico, con le due formazioni politiche date entrambe attorno al 30%. Vediamo le forze politiche greche in campo e le loro chance.

Syriza

È una coalizione di sinistra, diventata primo partito di Grecia fin dalle elezioni europee del maggio 2014. Il suo leader è Alexis Tsipras. Ufficialmente, Syriza venne fondato nel 2004, dall’accordo di 13 formazioni, tra le più eterogenee, dagli eurocomunisti ai verdi agli euroscettici e ai socialisti. Il movimento più importante di questa coalizione era Synaspismos, il cui leader era appunto Alexis Tsipras, che assunse la presidenza di Syriza nel 2009. Syriza è passata da un primo risultato del 4% dei voti all’attuale 35, grazie ad un programma chiarissimo legato a politiche di antiausterità e a mobilitazioni di solidarietà verso la popolazione più povera e bisognosa della Grecia.

Unità popolare

È la nuova formazione politica, non ancora un vero e proprio partito, nata a ridosso della frattura creatasi in Syriza dopo l’approvazione del terzo Memorandum, contro il quale si sono espressi Lafazanis e Yanis Varoufakis, due ex ministri divenuti molto popolari in Grecia, dopo la loro battaglia contro la cosiddetta Troika. In realtà, Unità popolare ha presentato un programma in cui centrale è l’uscita dall’Euro, per ritrovare qualche forma parallela di moneta nazionale e la sovranità finanziaria nazionale, ovvero la possibilità di stampare moneta e di decidere i tassi di inflazione. Il problema vero della nuova formazione politica è il superamento della soglia di sbarramento per accedere al Parlamento. E il paradosso potrebbe essere, in caso di nuova vittoria di Syriza, di ritrovarsi tra i banchi dell’opposizione assieme a conservatori e fascisti di Alba Dorata.

Nuova Democrazia

Guidata oggi da Meimerakis, Nuova Democrazia venne fondata da Konstantino Karamanlis nel 1974, due mesi dopo la caduta della dittatura dei colonnelli. Nuova Democrazia, va detto, è il partito artefice della vittoria repubblicana e antimonarchica del 1974, ma anche quel partito che falsificò e truccò i bilanci dello stato greco per fare in modo che la Grecia fosse ammessa nell’eurozona. Quelle falsificazioni sono costate molto care ai greci, perché il governo di Nuova Democrazia ha dovuto far ricorso a circa 240 miliardi di prestiti per rientrare nei tassi di inflazione dettati dalla UE. Ed ora, ricade sulle nuove generazioni il fardello del prestito e dei suoi interessi. Per questa ragione, Nuova Democrazia uscì sconfitta alle elezioni europee del 2014 e a quelle legislative di gennaio 2015. Ciò è accaduto dopo che per più di 30 anni Nuova Democrazia aveva sfiorato continuamente la metà dei suffragi. Oggi i sondaggi le attribuiscono una forchetta che si attesta tra il 25 e il 30% dei voti.

Pasok

È il Movimento socialista panellenico, guidato oggi da Fofi Yenimata, figlia di George Yenimata, più volte ministro tra gli anni ’80 e ’90. Il Pasok è nato il 3 settembre del 1974, due mesi dopo la caduta del regime. Allora, il Pasok era guidato da Andreas Papandreou, che dopo il rifiuto di assumere l’eredità di suo padre, leader di una formazione di centro, contribuì a fondare il Pasok. Nel 1981 il Pasok vinse le elezioni per la prima volta, ponendo le basi per nuove vittorie elettorali, fino a quella del 2009, quando assunse la carica di premier Georges Papandreou, figlio del fondatore. E fu proprio il giovane Papandreou che rivelò lo stato reale delle finanze greche e la devastante crisi che avrebbe messo in ginocchio la Grecia. Oggi, il Pasok è un partito decisamente marginalizzato, con appena il 5% dei voti alle scorse elezioni di gennaio. È la vittima principale della ricomposizione del campo politico greco.

Il KKE, Partito comunista greco

Fondato nel 1918. Fino al 1974 fu bandito dal regime dei colonnelli e molti suoi militanti vennero catturati e torturati. Il KKE è un partito che durante la Resistenza greca al nazifascismo giocò un ruolo decisivo, fino ad assumere la testa nella guerra civile. È il partito dell’antifascismo greco, e conta un ottimo “zoccolo duro”, che l’ha portato ad un risultato vicino all’8%. Oggi è dato dai sondaggi attorno al 6% delle intenzioni di voto.

To Potami, Il Fiume

È un partito centrista, di orientamento liberale, fondato nel marzo del 2014 da Stavros Theodorakis, giornalista del canale televisivo Mega. Il partito è stato fondato con l’ambizione di presentarsi alle elezioni europee del 2014, e di incarnare il moderatismo europeo, in un paesaggio polarizzato da destra e sinistra. To Potami si caratterizza per un posizionamento progressista sulle questioni sociali, ma decisamente conservatore in economia. Alle elezioni di gennaio, To Potami ha raccolto più del 6% dei voti, divenendo il quarto partito greco. Oggi, spera di mantenere i consensi e sogna di entrare a far parte del prossimo governo di coalizione, qualora nessuno dei partiti in testa dovesse ottenere la maggioranza assoluta.

Alba Dorata

È la formazione neonazista di Grecia. Nata ufficialmente nel 1992, ha fatto brutalmente il suo primo ingresso nel Parlamento nel 2012, col 6,97% dei voti. Fu uno shock per la società greca, che però rivelò la disillusione degli elettori greci, che scelsero un partito antisistema. Ovviamente, Alba Dorata pratica politiche xenofobe, sovraniste, populiste e nazionaliste.

Anel

Partito nazionalista di centrodestra. In coalizione con Syriza nella legislatura appena terminata, è diretto dall’ex ministro della Difesa Panos Kammenos, e farà molta fatica a superare la soglia di sbarramento del 3%. I sondaggi sono tutti concordi nell’attribuire ad Anela un risultato molto al di sotto di quella soglia. Fondato nel 2012 da una costola di Nuova Democrazia, Anel è un partito nazionalista, molto legato alla Chiesa ortodossa e ostile ai migranti. È la vera incognita di queste elezioni: se l’Anel non dovesse approdare in Parlamento, e Syriza dovesse ripetere il successo di gennaio, in caso di governo di coalizione si aprirebbe un confronto molto aspro con il Pasok o con To Potami.

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