Opere pubbliche e Giubileo, ecco perché Roma rischia lo scivolone

Opere pubbliche e Giubileo, ecco perché Roma rischia lo scivolone

Non c’è pace per il sindaco di Roma, Ignazio Marino. Dopo l’attesa per il Consiglio dei ministri di fine agosto, che ha dato disco verde allo sblocco delle risorse destinate alle opere necessarie per il buon andamento dell’evento giubilare, ora la giunta del sindaco-chirurgo si vede costretta, obtorto collo, a non poter fruire delle stesse possibilità concesse a Milano in materia di appalti, dove per ben 87 concessioni non valse la regola del rispetto del codice degli appalti, che prevede tempi lunghi e gare per tutti i lavori che prevedono lo sforamento anche di un solo euro alla soglia del milione. Si tratta di un vero e proprio ‘trappolone’ per l’Amministrazione capitolina, che contava di scavalcare, grazie alle deroghe, questo scoglio, ma si è trovata invischiata, immediatamente dopo il consiglio dei ministri del 29 di agosto, in una palude, che, di fatto, ha ‘congelato’ una larga parte delle opere previste e cantierabili. Solo quelle sotto la soglia del milione di euro possono andare avanti, per tutte le altre bisogna passare sotto le forche caudine dell’Autorità anticorruzione.

In buona sostanza delle 131 opere messe nero su bianco da Marino e dalla sua Amministrazione lo scorso agosto e rispedite al mittente da Palazzo Chigi, ora ne restano in piedi (con i 50 milioni concessi, ndr) solo 48 e sono sotto il vincolo della normativa europea. Non basterà, dunque, alzare la bandiera dell’emergenza. Il Giubileo, per essere precisi parte a dicembre e dunque si rischia di fare una magra figura. Per essere ancora più precisi va detto che le vicende di Mafia Capitale sono ancora dietro l’angolo e Matteo Renzi non ha alcuna intenzione di mettere la faccia su quelli che considera, bontà sua, i mali di Roma. In attesa, dunque del miracolo, che potrebbe passare attraverso il vecchio trucco della rimodulazione delle opere e nella ridefinizione del piano stesso, si punta a sfruttare al meglio l’unica concessione di governo ed Anac, ovvero il dimezzamento dei tempi per l’aggiudicazione di una gara che passano da 114 a 55 giorni.

Sul punto è più che chiaro l’assessore ai Lavori Pubblici e responsabile unico per Roma Capitale dell’evento giubilare: “Siamo in contatto in queste ore con l’Anac per avere delucidazioni su metodo, modo e contenuti delle gare. Stiamo aspettando le ultime indicazioni, abbiamo chiesto a loro di verificare il funzionamento del sistema, in modo che non ci siano possibilità di situazioni strane. A meno di modifiche, con le deroghe approvate con Decreto il 27 di agosto e il Giubileo che inizia l’8 dicembre – considera con realismo l’assessore – il tempo per espletare una gara (al netto dei possibili ricorsi ndr) è di 55 giorni”. Detto questo Roma e il Vaticano dovranno dunque accontentarsi di una ‘rinfrescata’, una’ romanella’ come dicono qui nella Capitale. Tutto questo avviene a sole 24 ore dalla ufficializzazione della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024 e con buone probabilità, viste le candidature concorrenti, di vincere la sfida. Ma se non si riesce neppure a varare nei tempi giusti 48 piccole opere, perché si è andati avanti con la scommessa olimpica?

Share

Leave a Reply