Duemila migranti soccorsi nel Canale di Sicilia. L’Ungheria continua con la politica dei muri, gravi rischi alla credibilità Ue

Duemila migranti soccorsi nel Canale di Sicilia. L’Ungheria continua con la politica dei muri, gravi rischi alla credibilità Ue

Almeno duemila migranti sono stati soccorsi e messi in salvo nella notte tra venerdì e sabato nel Canale di Sicilia. Decine gli interventi della Guardia Costiera, navi della Marina militare e pattugliatori della Guardia di Finanza. Impegnate nei soccorsi anche alcune navi commerciali. E se nello specchio di mare tra Sicilia e Libia, in queste ore si vivono condizioni meteomarine ottimali, purtroppo così non è nello specchio di mare tra Turchia e Siria. Purtroppo, ancora una volta, bisogna contabilizzare le vittime di un nuovo drammatico naufragio. Una bimba siriana di cinque anni è annegata e altri 13 migranti sono dispersi dopo il collassamento di un barcone di migranti che stava tentando di raggiungere le coste greche dalla Turchia. La notizia è stata confermata dalla Guardia Costiera greca. Una motovedetta ha recuperato il corpo della piccola ed è riuscita a trarre in salvo altre 11 persone. L’incidente, anche questa volta, è avvenuto a nord dell’isola di Lesbo e fa seguito all’annegamento di un’altra bambina siriana il cui corpo venerdì mattina è stato recuperato su una spiaggia della Turchia.

Purtroppo a far notizia è, ancora una volta, l’escalation del radicalismo ungherese. Il governo di quel Paese, che sicuramente possiamo ormai definire il più retrivo d’Europa, con la blindatura dei suoi confini, sta provocando un effetto domino in tutta la regione con gravi ed incontrollabili tensioni ai confini serbi, croati e sloveni. L’Ungheria, per essere ancora più precisi ha addirittura annunciato la mobilitazione dei riservisti militari per far fronte a quella che il governo ha definito come “una situazione di migrazione di massa”. La posizione ungherese, a questo punto tollerata dalla Commissione Ue, è assolutamente inaccettabile e meriterebbe una risposta, non attraverso singole prese di posizioni espresse attraverso note stampa, ma con colpi, ben assestati, alle concessioni economiche concesse a quel Paese. Basterebbe da parte della Commissione, iniziare una procedura di infrazione e sicuramente i muri eretti da quel Paese crollerebbero.

 

 

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