Due anni per assolvere Caterina Girasole. Questo è il problema

Due anni per assolvere Caterina Girasole. Questo è il problema

 

Che cosa significa che “il fatto non sussiste”? Significa che il fatto, il reato, di cui si viene accusati, non c’è, non lo si è commesso; l’accusa è infondata, e l’accusato è innocente. Siamo d’accordo che significa questo? Bene. E siamo anche d’accordo che purtroppo può accadere. Capita, è capitato di essere accusati, e l’accusa si rivela inconsistente. Può insomma capitare quello che è capitato a Carolina Girasole, ex sindaco di Capo Rizzuto.

   Capita che un clan della ‘ndrangheta calabrese, quello che fa capo al boss Nicola Arena nel 2008decida di dirottare i suoi voti su un candidato; meglio: una candidata. Secondo l’accusa, un migliaio di preferenze; che “sono state decisive”, sostiene sempre l’accusa, per farla diventare sindaco. Voti chiesti in “maniera esplicita” da Francesco Pugliese, marito di Carolina Girasole. Un sostegno poi restituito “non per un fatto economico, ma in segno di riconoscenza”. Così il sindaco, che è anche un simbolo della lotta antimafia paga il suo debito chiudendo un occhio e consentendo che gli Arena raccogliessero i prodotti coltivati sui cento ettari di terreno che gli erano stati confiscati, e che erano stati assegnati al comune di Isola Capo Rizzuto.

   Su questo si fonda l’accusa di corruzione elettorale aggravata che oltre alla Girasole e al marito, come “gridano” tutti i giornali e i notiziari radio-televisivi. Dalle indagini emerge in particolare l’atteggiamento mantenuto dal sindaco Girasole con riferimento alla gestione dei terreni confiscati alla cosca Arena.

Raccontano tutto, i giornali: particolari, contenuto di brogliacci di intercettazioni, verbali di inchiesta e interrogatori. Capita.

   Capita ora che si stabilisca che “il fatto non sussiste”; non sussiste il fatto, ma l’arresto, e tutto il resto, c’è stato, eccome…

   Assolta Carolina Girasole, ex sindaco di Isola Capo Rizzuto. Il Tribunale di Crotone la dichiara non colpevole, perché “il fatto non sussiste”. Innocente anche il marito Francesco Pugliese.

   Tutto bene? Come si fa a dire “tutto bene”? La bufera scoppia il 3 dicembre del 2013. Fino a quel momento Caterina Girasole è considerata un’icona antimafia, nel mirino dei clan per le sue battaglie antimafia. Poi l’inchiesta “Insula” che  ipotizza nei suoi confronti la corruzione elettorale, voti in cambio di voti, accuse che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso alla corruzione elettorale, dalla turbativa d’asta all’usura, passando per il favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio.

Una tempesta giudiziaria che si chiude con l’assoluzione in primo grado. Vedremo se ci sarà un appello. Intanto dall’inizio della vicenda sono trascorsi due anni. Due anni per sapere (e neppure in modo definitivo) se un’amministratrice impegnata contro la mafia calabrese, da quella stessa mafia è sostenuta; se è collusa, o se al contrario si è trovata al centro di un qualcosa che va capito, che bisogna spiegare come sia potuto accadere. Due anni per sapere, in primo grado, se Caterina Girasole è colpevole o innocente. Assolta o condannata che sia, il verdetto arriva troppo tardi. Il problema è questo, l’irragionevole durata dei processi.

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