Da Cernobbio senza amore. Il commendator Serra più spaccone di Renzi. Il premier attacca l’autonomia delle parti sociali

Da Cernobbio senza amore. Il commendator Serra più spaccone di Renzi. Il premier attacca l’autonomia delle parti sociali

Vogliamo credere che Giorgio Napolitano si penta di aver nominato Davide Serra, finanziere sponsor di  tutte le campagne elettorali di Renzi Matteo, primo  attore delle Leopolde , commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. È lui l’uomo più intervistato, dopo il premier, punto di riferimento del workshop di Cernobbio. Davvero la prestigiosa, una volta, iniziativa è caduta proprio in basso. Non più “salotto buono”  dove si confrontano economisti, imprenditori, grandi e piccoli, politici, esponenti di partito. Certo, una cosa molto elitaria, discussione sui massimi sistemi, magari senza cavarne un ragno dal buco, comunque una vetrina, una rassegna, un confronto di posizioni che fa sempre bene alla democrazia, parola che non fa parte del vocabolario renziano. Perché da questo incontro di Cernobbio fra le tante sciocchezze ascoltate c’è anche una cosa molto grave, centrale nel  discorso di Renzi. Si è rivolto a Confindustria e sindacati sulla riforma della contrattazione e sulla rappresentanza con queste parole: “Sulla contrattazione di secondo livello ci hanno chiesto tempo per chiudere un accordo tra di loro, noi gli abbiamo concesso questa autonomia ma si ricordino che dall’altra parte del tavolo c’è un governo che sa decidere in fretta”. Affermazione gravissima perché  l’autonomia delle forze sociali, dei sindacati, è garantita non dal premier ma dalla Costituzione. Solo il fascismo eliminò di fatto i sindacati asservendoli al governo di Mussolini. È sempre bene non dimenticare la nostra storia anche se a Renzi non piace.

Banchieri, manager delle aziende  pubbliche, in prima fila i beneficiati da Matteo

Ad ascoltare l’intervento del premier neppure un segno della presenza di piccoli e medi imprenditori, anche i grandi si sono tenuti in disparte. Quei pochi che c’erano non hanno accolto bene una delle “spacconate” di Renzi: “Io – ha detto come  saluto – posso vedere i grandi professori, ma se devo scegliere preferisco Bono (il cantante irlandese ndr) che mi interessa di più”. In compenso c’erano banchieri, manager delle aziende pubbliche, tutti beneficiati dal premier, pronti all’applauso, alle domande che non creano imbarazzi, difficoltà, ad un uomo come Renzi che di economia sa proprio poco e lo dimostra. Ma ecco che arriva in soccorso Davide Serra. Lui sì gli fa una domanda imbarazzante, scrive qualche giornalone. Chiede al premier perché non si abolisce l’articolo 18 anche per la pubblica amministrazione. Insomma libertà di licenziare. Renzi ci fa una bella figura: gli spiega che chi ha vinto un concorso non può essere cacciato da un sindaco. Una sceneggiata non degna di un capo di governo. Perché Serra sapeva già qual era la risposta. L’aveva già avuta alla Leopolda. Se poi guardiamo ai giudizi entusiastici dati su Renzi da alcuni degli intervenuti a Cernobbio scopriamo che si tratta di amministratori, presidenti di banche, da Unicredit a San Paolo, a Carige, ad Allianz assicurazioni, agli ad di Eni, Enel, Poste, Telecom, Telet, nomi come Marcegaglia, Patrizia Greco, Todini, Chicco  Testa, Gros. C’è anche un imprenditore vero, Brembo, il quale però è diventato deputato dell’Ncd, alleato di governo del  Renzi.

L’elicottero presidenziale ricorda molto quello di Berlusconi

Si racconta che a  Cernobbio qualcuno non ha accolto bene l’arrivo del premier e segretario del Pd a bordo di un elicottero, c’è chi ricorda l’elicottero bianco di Berlusconi. Altri, dopo aver ascoltato l’intervento, hanno storto la bocca, lui, il Renzi, di economia sa ben poco hanno sussurrato. Ed ecco il prode Serra, reuccio delle Leopolde, che mette l’elmo e scende in campo intervistato da Aldo Cazzullo per il Corriere della sera. Gli viene fatto notare che alle domande tecniche il premier non ha risposto, rimandando a Padoan. Forse non sa di economia e di finanza? Giammai risponde il finanziere “io conosco sia Cameron, sia Hollande, sia Merkel; e le posso assicurare che Matteo sa di economia più di Cameron, più di Hollande, più di Merkel. Quelli di Bankitalia hanno alzato il sopracciglio perché non conosceva il primary surplus , l’avanzo primario; ma ci ha messo tre secondi a capirlo”.

 Il reuccio della Leopolda: una volgare stoccata contro Varoufakis mandato a “vaffan…

E già che c’era, una stoccata contro Varoufakis, che ha calamitato l’attenzione dei presenti confrontandosi con Mario Monti, il quale aveva affermato che il suo governo era stato di sinistra mentre quello attuale non lo era. Serra ha rimesso le cose a posto, non poteva sopportare che il suo pupillo venisse messo in discussione. E si è esibito in una dichiarazione non proprio elegante, anzi volgare, ma Serra è fatto così: “Non date retta a quest’uomo, sa come lo chiamiamo noi a Londra? Varoufucker ( in italiano, fucker vuol dire qualcosa di simile a “cazzone, stronzo, o più elegantemente, pezzo di merda”, come traduce un noto Dizionario, ndr) .  “Matteo non ha bisogno di lezioni da nessuno. È business on: sempre sul pezzo. On the way: sulla strada giusta”.

Ma possiamo tenerci un commenda della Repubblica che non parla italiano? Napolitano rifletta

Il giornalista lo interrompe: “Scusi Serra, lei è italiano e sta parlando a un giornale italiano: perché non parla italiano?”. Secca, quasi indignata la replica:  “Io non leggo i vostri giornali – dice – io leggo solo Ft, Times e Bloomberg”. Per capire meglio, se ce ne fosse bisogno, che razza di persona sia il Serra, sponsor numero uno del  Renzi, riportiamo questo giudizio: “Brunetta, come D’Alema, Tremonti, Bersani, mi ricorda il circo Togni. Uno spettacolo grottesco che appartiene al passato. Vedremo se gli italiani preferiscono Matteo o il circo Togni”. Un solo commento: vergogna, anche per un commendatore della Repubblica italiana è un po’ troppo. Rifletta Napolitano, senatore emerito, se fosse possibile revocare quel titolo. Sarebbe un bel gesto.

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