Conferenza Cgil. Un dibattito vero, a viso aperto, anche spigoloso pensando a un futuro diverso. Gli interventi della seconda giornata

Conferenza Cgil. Un dibattito  vero, a viso aperto, anche spigoloso pensando  a un futuro diverso. Gli interventi della seconda giornata

Pubblichiamo alcuni degli interventi dei delegati alla Conferenza di organizzazione della Cgil, tratti dal sito rassegna.it

Tina liguori, Inca Bologna

“Abbiamo a che fare con una crisi sociale sempre più grave, con situazioni crescenti di povertà e indigenza”. Così Tina Liguori, direttrice dell’Inca di Bologna, nel suo intervento alla conferenza di organizzazione della Cgil. “Noi del patronato abbiamo contribuito a combatterle in tutti questi anni. Grazie alla collaborazione con lo Spi territoriale, siamo riusciti a individuare le persone più in difficoltà. E il nostro progetto di tutela con le categorie e la Cgil ha prodotto risultati notevoli, sia in termini di iscritti che di tutela dei cittadini: abbiamo avuto 6.000 nuove adesioni e, parimenti, cresce costantemente il numero di prestazioni sociali”.
“La contrattazione inclusiva – ha aggiunto – è un salto di qualità, perché significa intensificare l’azione sindacale di tutela nei confronti della precarietà. Occorre mettere ora a sistema le buone pratiche fatte da alcune categorie. C’è un aumento di persone che si rivolgono a noi: in pochi anni è addirittura raddoppiato. Questo richiede un sistema di tutele all’altezza del cambiamento, un sistema generale dei servizi confederale che allarghi le nostre capacità di risposta complessiva a costi inferiori. Emerge la nuova figura dell’operatore polifunzionale”.
A tal fine, la Cdl di Bologna sta formando nuovi addetti: “Per il futuro – ha concluso – dovremo programmare la conferenza dei servizi, ma in questa fase non possiamo aspettare: anche perché la legge di Stabilità è già intervenuta con tagli al bilancio dei patronati e ha ridefinito la nostra funzione su molte prestazioni, finite in convenzione con soggetti pubblici e privati. Perciò, quanto più condivideremo le scelte di organizzazione con cdl e categorie, più saremo convincenti ed efficaci al nostro interno”.

Gianluca Scuccimarra, Unione degli Universitari

“La Cgil è l’unico sindacato dei lavoratori che ha una visione della società capace di comprendere l’importanza di un rapporto forte con il mondo degli studenti”, ha esordito così Gianluca Scuccimarra, coordinatore dell’Udu. La dimostrazione, ha detto, “è stata la grande manifestazione del 25 ottobre, con migliaia di studenti in prima fila sotto al palco. Lavoratori, pensionati e studenti, tutti sulla stessa barca: obiettivo di politiche che ci colpiscono tutti direttamente ma anche con la consapevolezza che è possibile costruire un paese diverso”.
Tutto l’intervento di Scuccimarra è stato incentrato sull’esigenza, in una fase come questa, di lottare insieme, sindacati dei lavoratori e sindacati degli studenti, perché “senza una buona scuola e una buona università non c’è buon lavoro”. Non è semplice, ma la storia ci insegna, “come è successo nella manifestazione dello scorso 5 maggio, lavoratori e studenti possono davvero marcire uniti”.
Purtroppo, ha detto Scuccimarra, sta passando un’idea malsana: “Quello che lo studio serva solo ad aggiungere un pezzetto ai curriculum, che poter studiare sia una concessione dello Stato e non un diritto e che le borse di studio siano un prestito da restituire”. L’idea del governo è chiara: “Creare studenti di serie A e serie B in scuole e università di serie A e B in preparazione di un futuro con lavoratori di serie A e B”. È per questo, ha concluso, “che il rapporto tra organizzazioni sindacali e sindacati degli studenti deve essere sempre più forte”.

Monia Gorgoioli, Flc Umbria

“Nella mia classe ci sono diversi alunni originari di altri paesi e provo vergogna per quello cui sono costretti a vedere in tv: uomini, donne e loro coetanei che scappano dalle guerre e dalla disperazione, respinti dopo viaggi drammatici”. Monia Gorgoioli, delegata della Flc Cgil Umbria e insegnante di scuola primaria, riflette sull’Europa “e su cosa è diventata, non certo l’Unione che avevamo immaginato noi cittadini. Un’Europa che permette la libera circolazione dei capitali e pone barriere alle persone”.
Sarà compito della Cgil, dei sindacati “lavorare per una coesione sociale, riunificare le istanze di uomini e donne a fronte di chi gioca per dividere, che difende gli interessi di pochi”. Cambiare la società e assieme “cambiare e adeguarci noi ai mutamenti, senza perdere la nostra identità. Dobbiamo rispondere agli attacchi che ha subito il lavoro. Quindi va bene nel documento parlare di partecipazione, inclusione, investire sulle Rsu. Vorrei però capire come replicare al jobs act, come recuperare i diritti persi. E’ risuonata poco in questa assemblea la parola ‘contratto nazionale’. Ecco se vogliamo davvero includere dobbiamo partire dalla sua difesa ed estenderlo a tutti quei lavoratori che ne sono esclusi. Ecco la vera inclusione”.
Ultimo passaggio sulla scuola: “Noi vogliamo le riforme, ma vogliamo riforme fatte bene, non sulle nostre teste. La scuola è centro di democrazia, forma i cittadini”.

Tania Scacchetti, segretaria Cgil Modena

C’è il tema del cambiamento, insieme all’attacco alle organizzazioni sindacali, al centro dell’intervento di Tania Scacchetti (segretaria della Cgil di Modena) alla conferenza di organizzazione della Cgil. L’attacco al sindacato – ammonisce la dirigente sindacale -, le polemiche sulle pensioni d’oro, sul tesseramento ecc., è però “diverso dal passato, perché c’è la crisi che rende le persone più sole, più individualiste, mentre la politica con cui dobbiamo metterci in rapporto è sempre più autoreferenziale”. Nel frattempo “sta cambiando la rappresentanza, ce lo ricordava Riccardo Terzi: non c’è più automatismo rispetto all’appartenenza, che ha sempre meno vincoli ideologici”.
In questa situazione i sindacalisti della Cgil hanno “un compito” – spiega Scacchetti -, una sfida: “Ricostruire con i lavoratori il vincolo identitario di appartenenza, ma con persone che hanno un approccio diverso al sindacato rispetto a 20, 30 anni fa”. “Io sono stanca – ammette Scacchetti -, non di fare la sindacalista, ma sono stanca di alcuni nostri rituali e di quando ci dipingiamo come il problema. Noi non siamo il problema, siamo la soluzione. Noi ci siamo stati in questi anni, abbiamo salvato migliaia di operai, abbiamo portato a casa milioni di ore di cig”. Ma “lavoratori e pensionati ci chiedono risposte, ci chiedono lealtà, vogliono confrontarsi con noi e noi – prosegue la dirigente sindacale – dobbiamo lavorare per cambiare la politica e riportare il lavoro al centro”.
Dopo un accenno alla “sfida enorme” del nuovo Statuto dei lavoratori, che però potrebbe complicarsi se la Cgil nei prossimi anni sarà troppo presa dal dibattito interno precongressuale, Scacchetti ha segnalato che “lo spostamento del baricentro di decisioni e risorse”, proposto nel documento della conferenza, “può cambiare l’attività sindacale e aiutare a evitare il rischio di burocratizzazione”.
“Dobbiamo riprendere la capacità di iniziativa su alcuni temi: scuola, pensioni, rinnovi contrattuali, Jobs Act, nuovo Statuto. Lo dobbiamo fare con un’azione generale ma anche con credibilità nel nostro negoziare a livello territoriale e aziendale”.
“Il cuore del documento è la contrattazione inclusiva. Noi parliamo da dieci anni di riunificazione del mondo del lavoro. Ora dobbiamo praticarla. Occorre costruire reti: a Modena lo stiamo facendo con un progetto di formazione che mette insieme delegati con vissuti diversi, storie contrattuali diverse, idee diverse che possono diventare un valore”. Un altro tema, ha detto Scacchetti in conclusione, è “l’allargamento degli ambiti di partecipazione: in Emilia Romagna stiamo affrontando una sfida importante, stiamo consultando cittadini e lavoratori sul Patto per il lavoro, un patto importante per un modello di sviluppo alternativo”.

Francesca Lupo, Nidil Firenze

Francesca Lupo, partita iva Nidil di Firenze nel suo appassionato intervento alla Conferenza di organizzazione Cgil ha rivolto un appello ai sindacati: “Gli autonomi hanno bisogno di rappresentanza e la Cgil ha bisogno di imparare a rappresentarci, anche per riunificare il mondo del lavoro”. Lupo ha insistito sul fatto che precarietà e incertezze costringono le persone ad accettare lavori e condizioni di lavoro non sostenibili.
Manca in particolare un welfare adeguato: “Per la mia cassa previdenziale – ha detto – se io mi assento dal lavoro per un mese di malattia non sono ancora in uno stato di necessità. Maternità e paternità sono diventati lussi insostenibili e spesso rimandiamo a lungo il desiderio di mettere al mondo un figlio non per scelta ma per costrizione. Il nostro lavoro, quindi, non ci permette di realizzarci nei nostri diritti di essere umani”.
La lavoratrice ha poi attaccato il Jobs Act: “Svende i diritti dei lavoratori e la nostra storica mancanza di diritti viene usata dal governo per far credere che le tutele degli altri lavoratori siano ormai dei privilegi. Ecco, noi siamo stufi di venir utilizzati per operazioni di questo tipo”.
Per Lupo, la “presenza del sindacato al nostro fianco può cambiare le cose. Alla Cgil chiediamo di immaginare risposte complesse per rispondere ai nostri bisogni. Non tutti siamo dipendenti occulti da stabilizzare”. La rappresentanza degli autonomi “non va lasciata agli ordini professionali o ai partiti di destra: la Cgil deve accettare la diffidenza degli autonomi e attivarsi”.
La giovane lavoratrice ha fatto infine degli esempi su cosa il sindacato potrebbe fare: “Nelle camere del lavoro può aiutarci a recuperare crediti non pagati, interessarsi alla nostra formazione, fornire una piena assistenza fiscale. Ci aspettiamo, infine, che sia al nostro fianco quando chiediamo welfare e pensioni dignitose”.

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