Colosseo, contro i diritti dei lavoratori, Franceschini resuscita il Minculpop, Sacconi detta la legge, Renzi firma il decreto

Colosseo, contro i diritti dei lavoratori, Franceschini resuscita il Minculpop,  Sacconi detta la legge, Renzi firma il decreto

A Roma, sui cancelli e sui muri del Colosseo, del Foro Romano, dell’Anfiteatro Flavio, delle Terme di Diocleziano e di Ostia, era stato affisso all’alba del 18 settembre un avviso in italiano e in inglese: “Si informano i signori visitatori che oggi” il monumento “resterà chiuso dalle ore 8.30 alle ore 11 causa assemblea sindacale del personale di custodia. Ci scusiamo per il disagio”. L’assemblea dei custodi dei maggiori monumenti al mondo aveva importanti punti di discussione all’ordine del giorno, tra i quali il mancato pagamento da parte del ministero di una parte rilevante del salario dei lavoratori, la cosiddetta indennità accessoria, e le eventuali mobilitazioni collettive per esercitare un diritto sacrosanto. Inevitabilmente, ai cancelli dei monumenti si sono create le file dei turisti in attesa di entrare.

“La tempesta perfetta” scatenata da Palazzo Chigi e alimentata dai media

A quel punto, però, è scattata quella che viene definita in letteratura “la tempesta perfetta”, orchestrata direttamente e sapientemente da Palazzo Chigi e dal ministro della Cultura, Dario Franceschini. In questo caso, la tempesta perfetta aveva per obiettivo l’affermazione, populista e demagogica, che quell’assemblea di lavoratori avrebbe “minato i diritti dei turisti”. Come si organizza una tempesta perfetta? Con tutti i media a disposizione, dai cinguettii di twitter ai comunicati stampa perfino alla diffusione di video (spiace dirlo, il sindaco Ignazio Marino di Roma non ha perso questa occasione). Tutto ciò viene rilanciato dai cosiddetti cross media, dai quotidiani online che fanno le aperture, come se il caso avesse la stessa dignità di notizia principale del bimbo siriano morto sulla spiaggia turca, alle televisioni, che alimentano la “tempesta perfetta”. E quando la tempesta perfetta dei media è messa in movimento, è molto difficile fermarla. Così, l’assemblea dei custodi dei monumenti romani e le file dei turisti in paziente attesa della riapertura sono diventate “la notizia del giorno”, e l’occasione per mettere finalmente la firma in calce ad un decreto “con un solo articolo”, come ha detto il ministro Franceschini, che limita fortemente i diritti sindacali dei lavoratori della Cultura e dei beni culturali. Al decreto prima o poi si doveva arrivare, e al decreto si è giunti, trasportati dalla “tempesta perfetta”. Questi i fatti, accaduti venerdì 18 settembre.

Lo stupore di Susanna Camusso: “si dica che i lavoratori non possono avere strumenti democratici”

Sul piano delle valutazioni politiche, lo scontro tra il governo, la sua maggioranza, e i dirigenti sindacali non poteva che essere al calor bianco. La reazione del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, intervistata al termine dell’importante Conferenza di organizzazione, sembra la più razionale e saggia, in un convulso tourbillon di parole, interventi, comunicati, da Palazzo Chigi fino all’epigono, o peones, più sconosciuto del Parlamento. Camusso ha detto: “Stiamo diventando uno strano paese, ogni volta che c’è una assemblea sindacale si dice che non si può fare. Capisco che si debba fare attenzione al turismo ma allora si dica chiaramente che i lavoratori non possano più avere strumenti di democrazia”. Il segretario della Cgil centra il punto politico della giornata, quello dei diritti dei lavoratori, sanciti da una Costituzione nata dalla Resistenza e dalla Liberazione proprio per affermarli e confermarli. Un’assemblea sindacale, della durata di due ore o poco più, è un fatto democratico, dinanzi al quale i turisti possono tranquillamente attendere, e bersi un caffè o una camomilla. D’altronde, capita a chiunque, in qualunque parte d’Italia, di recarsi presso un Comune, o una Asl, o un Tribunale, e leggere affisso in bacheca o sul muro che a quella data ora sarà in corso l’assemblea sindacale dei dipendenti. Nessuno mai ha sollevato un caso di leso diritto dell’utente, di fronte al ben più solido diritto democratico dei lavoratori.

I turisti più uguali degli utenti? Come direbbe Orwell 

Ma i turisti sono più uguali degli utenti, per citare un celebre motto caro a George Orwell, di un Tribunale o di una Asl? Ebbene sì, hanno risposto in coro Renzi, Franceschini, il sindaco di Roma, Alfano, Orfini, Francesco Boccia, fino a Flavia Piccoli Nardelli, la fin qui ignota presidente della Commissione Cultura della Camera. Sorprende che perfino parlamentari del Movimento grillino si siano accodati in questa gara a chi l’ha sparata più grossa contro i lavoratori  custodi dei monumenti. Esilarante il comunicato di due senatrici grilline, che proprio non hanno inteso quale fosse la posta in gioco: “È desolante constatare come l’incapacità di risolvere problemi annosi e diffusi nei nostri siti d’interesse culturale si ripercuota sui turisti, sulla nostra economia, sull’immagine dell’Italia all’estero e in ultimo sulla nostra attrattività”. Maledetta assemblea, quanti guai ha provocato all’Italia.

La vera posta in gioco: tagliare i diritti sindacali e il conflitto sociale. Vecchio progetto di Berlusconi

E qual era la vera posta in gioco? Lo ha rivelato con molta, e finta, innocenza il ministro degli Interni Alfano, che ovviamente ha twittato: “Finito #Cdm. Abbiamo dato la risposta giusta, suggerita da #Sacconi. Abbiamo fatto #decreto. Ancora una volta un #cdx di Governo. #Colosseo”. La risposta giusta fornita da Sacconi? Siamo andati a ripescarla in un sito dedicato a Marco Biagi. Sacconi scrive: “”Le assemblee sindacali che si svolgono a prescindere dagli utenti dei beni culturali, ieri di Pompei e oggi di Roma, ripropongono l’esigenza di una più efficace regolazione dei diritti di sciopero e di riunione dei lavoratori in modo che siano tutelati gli utenti dei beni pubblici, dai trasporti ai beni culturali. I ddl a firma mia, di Ichino e Di Biagio, dei quali è iniziato l’esame ieri al Senato, possono essere approvati rapidamente se il Governo vi concorre fattivamente incoraggiando la maggioranza. Il mio ddl corrisponde al testo che ho presentato come ministro quattro anni or sono e ha lo scopo di garantire la continuità dei servizi nelle fasce orarie o nei periodi di maggiore bisogno degli utenti, di garantire lunghi intervalli tra uno sciopero e l’altro, di incoraggiare lo sciopero virtuale, di impedire che pochi producano un grave danno a tutti”. Si noti la sottile ironia del senatore Sacconi quando afferma che si tratta del testo presentato dal governo Berlusconi. La questione politica, dunque, è il tentativo di limitare fortemente il diritto allo sciopero, costituzionalmente tutelato, di togliere ai lavoratori l’unica arma possibile del conflitto sindacale. Sacconi non c’è riuscito con Berlusconi, rischia di farcela con il governo Renzi. Se passa questo provvedimento, decisamente di destra e liberticida, sarà difficile definire quello di Renzi un governo di centrosinistra, dopo l’abolizione dell’articolo 18 e il varo drammatico delle norme del Jobs Act. Secondo il twit di Alfano è la vittoria di Sacconi, e dunque la vittoria postuma del governo Berlusconi. Davvero un bel risultato.

L’atteggiamento paradossale e incomprensibile del sindaco Marino

Ciò che davvero sorprende in questa “tempesta perfetta” è l’atteggiamento paradossale – per usare un eufemismo – del sindaco di Roma, Ignazio Marino. Insomma, da quando è al Campidoglio non ha mostrato particolare sensibilità verso i dipendenti del Comune. È già successo, ad esempio, con l’orchestra e il coro del Teatro dell’Opera. Accade ora. Ci spiace scriverlo, ma Ignazio Marino non ha ben compreso che la posta in gioco sarebbe andata molto al di là dell’assemblea dei lavoratori capitolini, ma avrebbe investito come uno tsunami diritti sindacali inviolabili. Con la complicità dei media, che hanno costruito la “tempesta perfetta”. Il sindaco di Roma sceglie la modalità videomessaggio per dire: “La chiusura del Colosseo è uno schiaffo ai tanti cittadini e turisti che volevano visitare il sito più importante e amato d’Italia, è uno sfregio per il nostro paese. Lo abbiamo liberato dalle auto e dai camion bar ora liberiamolo dai ricatti”. Parole perfino più dure di quelle del premier. Confessiamo, con amarezza, di essere rimasti molto colpiti da queste gratuite e ingiuste accuse. Ma il sindaco non si è limitato ed ha proseguito: “è il monumento più visitato del nostro paese e il fatto che oggi una persona magari arrivata da Sidney o da New York che aveva solo quel giorno per vedere un monumento millenario e non ha potuto farlo, è uno schiaffo in faccia alle persone ed è sfregio al nostro paese”. E le indennità e le retribuzioni non pagate ai dipendenti, come le definirebbe, carezze? Marino vede il dito, il turista di Sidney o di New York, che se ne stava beatamente a godersi il sole romano in attesa paziente e solidale della riapertura, perché casi analoghi sono accaduti e accadono ovunque nel mondo. E dimentica la luna, la strategia del premier Renzi e dei suoi accoliti di pervenire allo straordinario risultato di approvare una legge liberticida contro i diritti sindacali, che risale ai tempi di Berlusconi.

Il buon senso di Stefano Fassina: “grave la scelta del governo di intervenire per decreto”

Segnaliamo, tuttavia, che in questa caotica giornata in cui appunto “la tempesta perfetta” mediatica ha condotto alla legittimazione diabolica di un decreto che speriamo Mattarella non firmi, perché non ricorrono affatto né la necessità né l’urgenza, altre parole di buon senso espresse ad esempio da Stefano Fassina, leader della nuova formazione politica “Futuro a sinistra”. Fassina ha scritto in un comunicato: “La democrazia nei luoghi di lavoro è un principio costituzionale imprescindibile. Oggi, il diritto all’assemblea è stato esercitato dai lavoratori e lavoratrici dei poli culturali e museali italiani nel pieno rispetto della legge. Assemblee convocate, non per capriccio, ma causa di insostenibili ritardi nei pagamenti di parte delle retribuzioni. Nonostante ciò, i disagi su tanti cittadini italiani e stranieri e i danni economici e di immagine sono stati significativi”. Tuttavia, prosegue Fassina, “è grave la scelta del governo di intervenire per decreto. Su un principio costituzionale così rilevante, va ascoltato anche chi rappresenta le persone che lavorano. Il governo Renzi, invece, ha colto al volo l’occasione per continuare la sua offensiva antisindacale e preparare il terreno al rinvio dei rinnovi contrattuali nel pubblico impiego e a interventi regressivi sul contratto nazionale di lavoro e sulla rappresentanza”.

L’intervento fermo e chiaro del segretario Uil Barbagallo: “lavoratori meritano rispetto e attenzione”

Le parole di Fassina riecheggiano anche nell’intervento chiaro, e fermo, del segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo: “Il Premier non perde occasione per scagliarsi contro i sindacalisti, ma l’assemblea al Colosseo è stata convocata dai lavoratori di quel sito, eletti nelle Rsu, e non dai sindacati. La convocazione ha seguito tutto l’iter previsto dalle norme e dai regolamenti, con tanto di pubblicizzazione e di autorizzazioni rilasciate dai dirigenti responsabili. Oggetto principale dell’assemblea, infine, è stato il mancato pagamento, da nove mesi a questa parte, del salario accessorio a chi, con il proprio lavoro quotidiano, fa vivere quei monumenti per il piacere dei turisti e il bene del Paese. Quei lavoratori, dunque, meriterebbero più rispetto e attenzione. Gli attacchi, insomma, sono oggettivamente pretestuosi”. E d’altro canto, è stato lo stesso sovrintendente del Colosseo a parlare non di sciopero, né di chiusura, ma di “apertura ritardata”, come accade in ogni assemblea sindacale ovunque.

In conclusione, abbiamo tralasciato volutamente decine di altri interventi che hanno contribuito ad alzare “la tempesta perfetta”. L’episodio di venerdì 18 settembre può essere sintetizzato come l’espressione concreta di quanto sta accadendo in queste settimane in Italia: la demagogia e la pretestuosità di certe argomentazioni del governo fanno pensare alla resurrezione del Minculpop, il ministero fascista della propaganda; il centrodestra canta ormai vittoria su ogni sigillo che impone a leggi apertamente di destra; il premier Renzi firma.

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