Colosseo. Bersani critica l’operato del governo. I dubbi di Orfini. Cgil: il decreto Franceschini punta alla precettazione

Colosseo. Bersani critica l’operato del governo. I dubbi di Orfini. Cgil: il decreto Franceschini punta alla precettazione

Nel Pd qualcuno si sveglia e guarda preoccupato alla “vicenda Colosseo”, in particolare al decreto che il ministro Franceschini ha presentato in relazione al diritto di sciopero. È Bersani che rompe il silenzio della minoranza del Pd e invita il governo a “non sbattere la croce da un lato solo” e ad ascoltare i lavoratori. Anche il presidente del Pd, Mattei Orfini, forse memore degli studi universitari di archeologia, degli scavi effettuati da “archeologo precario”, come si definiva e si  batteva insieme agli altri lavoratori, dice che “chiudere il Colosseo è una follia. Ma lo ha fatto chi da mesi apre senza ricevere il dovuto compenso. Un problema che magari va affrontato”. Ma, senza volerlo, forse, dà spazio proprio al ministro Franceschini che nell’elogiare se stesso e il suo decreto parla di “passaggio storico” .

Il ministro dei Beni culturali cita la Costituzione a sproposito. Un falso clamoroso

Di storico c’è solo la balla che il ministro racconta quando afferma che con i musei e i siti della cultura che diventano servizi pubblici essenziali “si attua l’articolo 9 della Costituzione”. Ignoranza che non è consentita ad un ministro che non può imbrogliare i cittadini. Dice l’articolo citato: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”. Il ministro è un po’ confuso. Quell’articolo dovrebbe farlo riflettere, e gridare un mea culpa perché cultura e ricerca scientifica sono le cenerentole del bilancio dello Stato. Sa bene che nei magazzini dei musei ci sono migliaia di opere che non possono essere esposte perché mancano personale e spazi. Niente a che vedere con il diritto di sciopero e di assemblea che il decreto prevede. Se questo non bastasse, a sollevare la protesta e la lotta dei lavoratori e dei sindacati si aggiungono i dubbi sul perché di questo decreto e sui suoi contenuti reali.

Meloni (Cgil). Il decreto incide in maniera rilevante sul diritto di sciopero

Dice Meloni, coordinatore Cgil Mibact, ministero dei Beni culturali: il decreto “va a incidere in maniera rilevante sul diritto di sciopero. I beni culturali erano già inseriti nei servizi pubblici essenziali: immaginiamo che abbiano esteso la previsione di legge anche sulla fruizione dei beni e non solo sulla loro sicurezza. In sostanza – dice il sindacalista – gli scioperi andrebbero fatti facendo rimanere i siti aperti, prevedendo una sorta di precettazione”. Una sorta di militarizzazione, un attacco diretto al diritto di sciopero. Non a caso il Garante per gli scioperi Roberto Alesse si augura  che il decreto diventi legge al più presto (“il Parlamento non perda tempo”) e che anzi  si possa avviare una riflessione complessiva sul diritto di sciopero e per attualizzare la legge 146 del 1990.  Il presidente  della commissione Cultura del Senato, il renziano Andrea Marcucci parla di “scelta di buon senso”, la senatrice Rosa Maria Di Giorgio afferma che il decreto non limita i diritti dei lavoratori parla di “una innovazione di civiltà”. La frattura nel Pd, con le prime dichiarazioni di Bersani e altri, diventa ben visibile.

Renzi: arroganza e autoritarismo. Sindacalisti non capiscono che la musica è cambiata

Renzi mette il sigillo con l’arroganza e il tono autoritario quando parla di sindacato. “Certe scene –afferma – non potranno più accadere. Certo, alcuni sindacalisti pensano ancora di poter prendere in ostaggio la cultura e la bellezza dell’Italia. Non hanno capito che la musica è cambiata. Non gliela daremo vinta, mai. E il decreto lo dimostra in modo inequivocabile. Cambierà, eccome se cambierà”. Da Sel il ccordinatore nazionale, Nicola Fratoianni denuncia: “Sul tema del lavoro e dei diritti il governo Renzi si comporta come un governo di destra”.

Resta forte la possibilità di sciopero a ottobre se la situazione non cambierà

Ora che accadrà? Si parla dello sblocco dei fondi per pagare i salari accessori ai dipendenti dei Beni culturali. La notizia è stata data dagli stessi sindacati, dal ministero c’è silenzio. Claudio Meloni, coordinatore Cgil, fa presente che “lo sblocco dei fondi per i salari accessori non spegne la mobilitazione perché la vertenza nazionale verte anche sulla richiesta di un piano occupazionale straordinario e sulle riforme che stanno generando caos organizzativo”. E annuncia che resta forte la possibilità dello sciopero, se la situazione non si sblocca, e potrebbe essere a ottobre.

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