Cgil Napoli replica a Rosy Bindi: non conosce il lavoro anticamorra di tanta gente e tante associazioni

Cgil Napoli replica a Rosy Bindi: non conosce il lavoro anticamorra di tanta gente e tante associazioni

“Secondo l’onorevole Rosy Bindi, presidente della Commissione antimafia, la camorra sarebbe un dato costitutivo della città di Napoli. Evidentemente l’onorevole Bindi ignora le innumerevoli esperienze di lotta e di resistenza che in tutto il territorio della città si oppongono al potere criminale, spesso senza ricevere dallo Stato nessuna forma di supporto”. E’ quanto afferma Federico Libertino, segretario generale della Camera del Lavoro di Napoli.

Bindi, prosegue, “forse non conosce, per fare un esempio, la bellissima esperienza portata avanti dall’associazione Resistenza Anticamorra, che a Chiaiano gestisce un fondo confiscato al clan Simeoli su cui nascono un pescheto e un vigneto di falanghina e che rappresenta uno straordinario esempio di riappropriazione dei territori sottratti alla camorra. O non conosce, probabilmente, lo straordinario lavoro portata avanti nel quartiere di San Giovanni dall’associazione Figli in famiglia, che ha trasformato un capannone industriale dismesso in un grande e bellissimo luogo di socialità, incontro, arte, un presidio di legalità che è un punto di riferimento per moltissime famiglie del quartiere”

“Esperienze come queste si incontrano in ogni angolo della città – a suo avviso -. Potremmo anche citare lo straordinario lavoro portato avanti ogni giorno dall’associazione Libera, quartiere per quartiere, o la campagna sulla legalità che la Cgil metropolitana di Napoli ha intrapreso con forza da ormai due anni, e che ha il suo fulcro sul riuso dei beni sequestrati e confiscati, in particolare sul recupero delle aziende”.

Libertino dunque prosegue: “Avremmo preferito che il Presidente Bindi raccontasse questa città, che è la città vera. Una Napoli il cui dato costitutivo non è la camorra, ma la dignità, il desiderio di giustizia sociale, di riscatto, di lavoro. Una città che contro la camorra lotta ogni giorno, ma non predicando uno sterile legalitarismo, bensì costruendo dal basso le condizioni affinché la camorra possa essere sconfitta sul piano economico e sociale, che è il vero terreno di scontro su cui affrontarla”.

“Siamo convinti anche noi che il Paese non possa ripartire se non riparte il Mezzogiorno. E siamo convinti che la legalità rappresenti il fulcro di questa svolta. La criminalità è un fardello per l’economia di tutto il Paese, è il principale fattore di ritardo della nostra economia. Le mafie dei colletti bianchi e quelle delle sparatorie nei rioni non sono cose diverse, bensì le due facce della stessa medaglia, complementari ed essenziali l’una all’altra. Ma per sradicare dal basso il potere della camorra non servono gli slogan. Servono invece investimenti sull’istruzione, sul diritto allo studio, sul lavoro, sulla rigenerazione urbana”.

“E servono anche le parole giuste. Raccontare Napoli come un luogo dove la camorra è un dato costitutivo è solo un modo per assolvere le istituzioni dalle loro responsabilità: è come dire Voi siete fatti così, noi ci abbiamo provato ma non possiamo farci niente. E invece c’è tanto da fare: il racconto della città vera parla di una città dove c’è un grande desiderio di riscatto, di reazione, di rilancio. È quel desiderio che le istituzioni locali e nazionali devono intercettare e a cui bisogna dare voce”, conclude il sindacalista.

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