Cgil: Camusso lancia la sfida al governo, basta con l’austerità. Difficile ritrovarsi anche con la sinistra. A Cisl e Uil: ritroviamo l’unità d’azione

Cgil: Camusso lancia la sfida al governo, basta con l’austerità. Difficile ritrovarsi anche con la sinistra. A Cisl e Uil: ritroviamo l’unità d’azione

La Cgil conclude una  due giorni molto intensa. Da tempo, forse, il dibattito sul “chi siamo e dove vogliamo andare” nel più grande sindacato italiano non andava così in profondità. Il cambiamento, come, quando, cosa cambiare, è stato oggetto della relazione di Nino Baseotto, di tutti gli interventi, di quei delegati che hanno raccontato quello che sta accadendo nei luoghi di lavoro, nel territorio, vita da precari, lotte contro il caporalato, lavoro che uccide, nei campi, la raccolta dei pomodori, le crisi aziendali. Un racconto dal vivo dell’Italia che lavora, una denuncia dei danni prodotti dalle politiche  del governo, gli attacchi di Confindustria  alla contrattazione , le tante storie di povertà che colpiscono larghe fasce della popolazione, chi non ha lavoro, ma anche chi ce l’ha, i pensionati che sono sempre chiamati a pagare il prezzo di politiche che richiamano, sempre e comunque, l’austerità. E tante proposte per una riscossa del sindacato, per rilanciarne il ruolo. Camusso conclude la “due giorni” lanciando una sfida, alla luce del giorno, senza giri di parole al governo e  alla sinistra. Forse per la prima volta il sindacato prende posizione in modo così netto e chiaro, esprimendo una cultura politica in netta contrapposizione con le scelte dell’austerità. E, al tempo stesso, rilancia l’unità di azione con Cisl e Uil a partire dalla mobilitazione contro una  legge di stabilità che resta dentro la logica della austerità.

Legge di stabilità: il primo punto, le pensioni. Diamo vita ad una grande mobilitazione nazionale

“Dobbiamo avere la forza di dire che, in questa legge, una sola questione è fondamentale: cosa ci sarà sulle pensioni, ovvero che si inverta il trend attuale e che ci sia la possibilità per giovani uomini e giovani donne di entrare nei luoghi di lavoro tradizionali, dove non si esce più per turnover, ma dove si sta per un tempo di lavoro infinito, e non si sa più nemmeno quanti anni di contributi bisogna versare per uscirne”. Camusso parla di “crisi dell’Europa come crisi del pensiero economico”. Duro il suo giudizio: “Si è accettato che il tema principale – dice – fosse la crisi del welfare e non la crescita delle diseguaglianze”. Parla di “responsabilità da parte della politica”.

Vogliamo misuraci sulla disuguaglianza, sui diritti costituzionali, sul contrasto alla riduzione dei salari

“Non possiamo dimenticarci le scelte dell’attuale coalizione di governo, né quelle della Commissione Ue, più o meno dello stesso segno da anni, che ripropongono sempre le stesse risposte”. Per la Cgil c’è difficoltà a ritrovarsi anche con la sinistra, e proprio nei presupposti fondamentali: “Noi vogliamo misurarci sulla disuguaglianza, sui diritti costituzionali, sul contrasto alla riduzione dei salari. Se chi lo fa è considerato uno che frena la crescita, allora sì, siamo conservatori, freniamo, perché la strada dell’austerità non ci porta da nessuna parte”.  Dice Camusso, scherzando ma non troppo, che sembra che il nuovo leader della sinistra sia diventato Obama con le sue politiche anti austerity, gli investimenti pubblici. E parte così la sfida al governo. C’è bisogno di un sindacato che si rafforza, la mobilitazione sulle pensioni, cambiare la legge, abbiamo sbagliato una volta – dice Camusso – non possiamo farlo una seconda volta,  “deve essere il collante per riaprire un processo di unità d’azione”.

Furlan e Barbagallo: interventi di apertura alla ripresa del processo unitario dopo più di trenta anni di interruzione

I segretari generali di Cisl e Uil, Furlan e Barbagallo, nei loro interventi si sono misurati con i temi del dibattito della Conferenza della Cgil, li hanno fatti propri anche se restano diversità e il cammino per il ritorno ad un rapporto unitario interrotto più di tren’anni fa non sarà facile. Ma è condizione essenziale. La Conferenza di organizzazione, se così posiamo dire, ha un valore in sé, dovrà fare tesoro del dibattito, del confronto, anche della divisione nel voto, confronto come abbiamo scritto, a viso aperto, spigoloso anche, che ha portato ad un voto diversificato sul documento che era stato oggetto di dibattito nelle conferenze di organizzazione tenute a livello territoriale.

La divisione nel voto sul documento conclusivo della Conferenza. Come realizzare il cambiamento

Hanno votato a favore  587 delegati, 151 contrari, 8 astenuti su 921aventi diritto. Il documento è stato poi sottoposto al Direttivo nazionale che si è riunito subito dopo per adottare le necessarie delibere che avviano il processo di cambiamento. La differenza nel voto finale, perché di questo si tratta ed il gruppo dirigente confederale non potrà non tenerne conto, non  avviene sulle scelte politiche della Cgil, collocazione nel panorama nazionale, europeo, internazionale. Il sindacato di Corso d’Italia si conferma come una forza  che opera nel campo della sinistra in Italia, in Europa.  Sinistra  che è stata sottoposta nel dibattito a forti critiche. Non un partito, ma una espressione di parte consistente della società che  ha nel lavoro  la sua bussola, la sua stella polare. Ma è nel modo in cui il “cambiamento” si realizza.

Un dibattito che è storia della Cgil: sindacato movimento, sindacato organizzazione

È stata la stessa Camusso nelle conclusioni a porre il problema che da sempre è stato oggetto di una discussione, di polemiche anche roventi sul sindacato movimento, sindacato organizzazione. Nei momenti difficili torna fuori. L’intervento di Maurizio Landini, critico nei confronti del  documento, ma  come ha precisato non ha mai detto di “non decidere”, pone il problema di come si trova un equilibrio fra queste anime che da sempre si confrontano nella Cgil. Forse sono il “sale” di questo confronto che va in profondità, riguarda la partecipazione, la formazione dei gruppi dirigenti, il ruolo fondamentale dei delegati dai posti di lavoro. La maggioranza delle assemblee che eleggono segretari, segreterie, organismi dirigenti deve essere composta da una maggiorana di delegati. Ma come si formano queste maggioranze previste nel documento approvato? Dice Camusso, non stiamo fermi, partiamo, sperimentiamo. Andiamo più in profondità  sottolineava Landini  facendo presente che “il processo di cambiamento ha bisogno del consenso, della presenza di un  gran numero di lavoratori.”

Senza delegati e iscritti nei luoghi di lavoro noi non esistiamo

“Senza delegati e iscritti che stanno nei luoghi di lavoro noi non esistiamo, compresi i dirigenti. Occorre – aveva detto Landini – affrontare questo tema: non è il momento di chiudere la discussione, ma tenerla aperta. Parliamo con i nostri delegati e gli iscritti, poniamo il problema di una riforma vera della nostra organizzazione”. Del resto tutte le precedenti conferenze di organizzazione  avevano aperto un percorso verso il Congresso, l’organismo che “gestisce” la Confederalità. In particolare ricordiamo la conferenza di Chianciano,  novembre 1989, il “sindacato dei diritti e del programma” proposto da Bruno Trentin che apre un percorso di iniziativa, di dibattito, la “cultura del sindacato” che troverà ufficializzazione nel congresso che avrà luogo due anni dopo. Certo da allora la situazione è profondamente cambiata. La crisi dell’Europa, dell’Italia, gli anni della recessione, delle politiche dell’austerità hanno reso più difficile “il mestiere” del sindacato che è quello di difendere i lavoratori  per il bene del Paese.

Occorre una straordinaria battaglia politica perché il lavoro torni ad essere centrale

 Dice Camusso, rispondendo ad una richiesta di fondo venuta dall’assemblea, in particolare  dall’intervento di Carla Cantone, segretario generale dello Spi e della organizzazione del sindacato europeo dei pensionati: “Dobbiamo interrogare la politica – ha  sottolineato  – a partire proprio dalla sinistra, provando a riscoprire il pensiero alternativo. La stella polare, l’obiettivo di un’organizzazione sindacale, è il lavoro e l’occupazione. Le nostre politiche vanno giudicate su questi temi, dalla straordinaria battaglia politica perché il lavoro torni a essere centrale”. E non c’è tempo da perdere. Questo “interrogatorio” non sarà una passeggiata, una chiacchierata fra vecchi amici. La posta in gioco è molto alta. Della partita, la Cgil si conferma un giocatore di prima linea.

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