“Cambia il lavoro, cambia la Cgil. Contrattare per includere, partecipare per contare.” Al via la Conferenza di organizzazione

“Cambia il lavoro, cambia la Cgil. Contrattare per includere, partecipare per contare.” Al via la Conferenza di organizzazione

“Cambia il lavoro, cambia la Cgil. Contrattare per includere.” Un titolo di grande impegno per la Conferenza di  organizzazione che per due giorni sarà teatro di un dibattito per niente scontato, che conclude un lungo percorso di conferenze territoriali, un centinaio, che si sono svolte nel mese di giugno. Aprirà i lavori di questo appuntamento, che si volge a metà strada del  percorso congressuale, il responsabile organizzazione Nino Baseotto.

Il dibattito si è sviluppato a partire da un corposo documento centrato su quattro temi fondamentali: contrattazione inclusiva, democrazia e partecipazione, territorio e strutture, profilo identitario e formazione sindacale. I lavori che si svolgono a Roma, all’Auditorim Parco della Musica, saranno aperti alle ore 10,30 con la relazione di Nino Baseotto, segretario confederale responsabile delle politiche organizzative. Seguiranno gli interventi per tutta la giornata di giovedì fino alla tarda mattinata del giorno seguente quando concluderà il segretario generale della Cgil, Susanna  Camusso. Di seguito, dovrebbe svolgersi una riunione del Direttivo per gli adempimenti che la Conferenza indicherà. La Confederazione di Corso d’Italia punta molto su questa iniziativa, anche per portare avanti un percorso di rinnovamento che ha già preso il via nei territori e nelle categorie, con un sguardo volto già al futuro congresso che verrà  chiamato ad eleggere nuovi dirigenti, in primo luogo quelli che hanno raggiunto il doppio mandato nel medesimo incarico, a partire dalla segreteria confederale

Baseotto traccia le linee di fondo della relazione con cui si apriranno i lavori

A poche ore dall’apertura dei lavori è proprio Baseotto, intervistato da Radio Articolo 1, a tracciare le linee di fondo sulle quali sarà chiamata a discutere e decidere la Conferenza.  Usa spesso la parola “noi” come farà nella relazione perché è una espressione collegiale e “noi non usiamo parole individuali”, cosa non di poco conto nei tempi in cui la politica nel senso generale della parola usa il singolare, twitta, cinguetta. Una situazione certo non facile che stanno vivendo i sindacati, con le misure del governo, Jobs act in primo piano, legge di stabilità  annunciata, che  non affrontano i problemi di fondo del Paese, il lavoro, con la disoccupazione che non diminuisce in maniera significativa. Non solo, peggiorano le condizioni sociali e di reddito di gran parte del lavoro dipendente e dei pensionati, cresce la povertà, vengono presi di mira i diritti dei lavoratori, delle persone. Poi  un orizzonte europeo, mondiale, vedi la questione dei migranti, l’Unione europea con le sue scelte  di politica economica e sociale, che si muovono nel segno dell’austerità incapace di  affrontare con una visione e una azione comune una migrazione non a caso definita storica. Una Conferenza che avviene in un momento cruciale per la vita del nostro Paese, la crisi dei soggetti della politica, i partiti, lo svuotamento del ruolo del Parlamento, lo scontro sulla riforma della Costituzione, un indebolimento della democrazia, il tentativo di colpire la rappresentanza sociale, leggi attacchi al diritto di sciopero.

L’obiettivo del rilancio dell’iniziativa unitaria con Cisl e Uil, elemento strategico

E in questo quadro l’obiettivo “del rilancio dell’iniziativa unitaria con Cisl e Uil, elemento per noi strategico –  si legge nel documento di programma – è fondamentale per perseguire la riunificazione del mondo del lavoro”. In questo quadro la proposta di un nuovo statuto delle lavoratrici e dei lavoratori “rappresenta un obiettivo centrale, strategico, poiché le politiche inclusive non consistono nella riduzione dei diritti per chi li ha, ma nella loro estensione ai tanti soggetti fino ad oggi ai margini delle tutele”.

Una risposta alle tante  menzogne e nefandezze apparse sulla stampa, vedi Repubblica

L’intervista di Baseotto prende le mosse da un  problema che riguarda la comunicazione, il rapporto fra sindacato e media che nell’era renziana vede  la Cgil in particolare sotto tiro. Non usa mezzi termini.  “Ci occuperemo dei problemi organizzativi, non per caso si chiama Conferenza di organizzazione – dice – senza tralasciare la situazione politica e sociale del Paese ma  sarà anche l’occasione per rispondere alle tante menzogne e nefandezze apparse di recente sulla stampa, che hanno raccontato cose incredibili su di noi. Come l’articolo di ‘Repubblica’ sul tesseramento, che ha parlato di crollo vertiginoso degli iscritti Cgil, confrontando il dato di fine tesseramento 2014 con la situazione in progress di metà anno 2015. Un clamoroso falso, sbattuto in prima pagina, con un gravissimo danno d’immagine per la Cgil”.

Ogni anno un  ricambio di un milione di  iscritti. Meccanismi di controllo e di trasparenza

“Noi abbiamo creato meccanismi interni di trasparenza e – prosegue – non ci accontentiamo di contare gli iscritti, ma svolgiamo più verifiche, incrociando i dati con i versamenti delle quote tessere, e mediante un programma informatico nazionale, sottoponiamo al controllo ogni iscritto che rinnova la tessera. Questo, per evitare doppioni o che insorgano possibilità di errore. Ovviamente, sono procedure che richiedono tempo e fatica, e saremmo un’organizzazione poco credibile se a metà anno dichiarassimo di aver già raggiunto i risultati dell’anno prima. Faccio un esempio per chiarirci ulteriormente. Ogni anno, abbiamo a che fare con un turnover di circa il 20% sul totale degli iscritti, cioè circa un milione di persone, per varie ragioni, cambiano lavoro, non rinnovano la tessera, vanno in pensione o, come nel caso dello Spi, circa 200.000 muoiono. In tal modo, ogni anno, per fare gli stessi iscritti, dobbiamo iscrivere un milione di persone nuove: è un lavoro immane, che va fatto azienda per azienda, categoria per categoria, le cui somme le tiriamo a fine dicembre”.

Il territorio nuovo confine in cui si colloca la  questione del lavoro

Fatta chiarezza, come si dice quando ci vuole ci vuole, visto che il sindacato, la Cgil non solo è bersaglio preferito di Renzi, di Confindustria, ma anche dei media, Baseotto entra nel merito dei lavori. Più volte richiama il fatto che “il lavoro sta cambiando e il territorio diventa fondamentale, è il nuovo confine entro cui si colloca. Fino a un po’ di anni fa, il lavoro era riconducibile alle mura di un’azienda o al perimetro di un cantiere. Oggi è tutto diverso –  sottolinea –  e se un sindacato vuol rappresentare i lavoratori, deve essere radicato sul territorio, con strutture non burocratiche, ma che consentano ai nostri uomini e donne di non aspettare dietro una scrivania il lavoratore o il pensionato che viene a sottoporci i suoi problemi e che ha bisogno della tutela sindacale”.

Il sindacato deve rappresentare e tutelare la maggioranza del mondo del lavoro

Passa poi ad affrontare uno dei temi caldi di questa stagione, già di per sé surriscaldata: la contrattazione che vede schierati sul medesimo fronte con qualche sfumatura, governo e Confindustria, più riflessiva se vogliamo, nell’attacco al sindacato proprio sul fronte che gli è proprio. L’obiettivo è quello di sterilizzare la contrattazione nazionale, cambiando di fatto la natura del sindacato per rinchiuderlo negli stretti margini del corporativismo. E già che c’è, Renzi annuncia un giorno sì e l’altro pure l’intenzione del governo di entrare a piedi giunti  decidendo per legge rappresentanza, limitazione del diritto di  sciopero, contrattazione, argomento in primo piano  della Conferenza. Spiega Baseotto: “Non possiamo più accontentarci di una contrattazione, sia essa nazionale, territoriale o aziendale, che non includa un pezzo sempre più rilevante di lavoratori. Questo è un problema per il sindacato, che fonda la propria legittimità sulla capacità, mediante la contrattazione, di rappresentare e tutelare la maggioranza del mondo del lavoro.

La contrattazione nazionale tutela generale delle condizioni e dei diritti sul lavoro va difesa e rilanciata

Abbiamo bisogno di una contrattazione che parli di più e meglio soprattutto ai giovani, con un’impostazione generale confederale che tenga assieme gli interessi e i bisogni di tutti. Se un sindacato non fa questo, ha un problema serio di tenuta e logoramento della sua funzione.” Per questo la Cgil parla di  contrattazione collettiva e nazionale che “va difesa e rilanciata nella sua funzione di tutela generale delle condizioni e dei diritti sul lavoro”.  In conclusione, molta carne al fuoco con un documento che conta di una premessa, quattro sezioni, più di trenta capitoli. “La mia relazione sarà un messaggio di fiducia – afferma – nella consapevolezza delle potenzialità, ma anche dei limiti e ritardi che ha la Cgil.”

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