Mafia Capitale, la Procura di Roma respinge il patteggiamento di Salvatore Buzzi. Parla l’avvocato di Carminati

Mafia Capitale, la Procura di Roma respinge il patteggiamento di Salvatore Buzzi. Parla l’avvocato di Carminati

Parere negativo alla proposta di patteggiamento a 3 anni e 9 mesi avanzata da Salvatore Buzzi, nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale. Il no secco della procura è arrivato dopo che, già nel giugno scorso, la difesa del “ras” delle cooperative aveva avanzato una analoga richiesta di patteggiamento (3 anni e 6 mesi), senza però trovare il favore dei magistrati. In entrambe i casi le richieste avevano escluso l’aggravante del metodo mafioso, ritenuta insussistente dall’avvocato Alessandro Diddi, difensore di Buzzi.

L’avvocato di Carminati: “Sto cercando di convincerlo a parlare. Ci stiamo organizzando per i colpi di scena”

Le richieste di patteggiamento sono state dunque formulate per i reati di associazione a delinquere semplice, corruzione, turbativa d’asta e intestazione fittizia di beni. Ma nella giornata di martedì ha detto la sua su Mafia Capitale, anche uno dei legali del ‘nero’ Carminati: “Sto facendo di tutto per convincere Carminati a parlare nel corso del processo, in cui vorrebbe essere presente – dice l’avvocato Bruno Giosuè Naso, intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus – Ci stiamo organizzando affinché nel processo non manchino i colpi di scena”, ha spiegato il legale, storico difensore dell’ex nar, oggi considerato dalla procura di Roma a capo della cupola romana recentemente sgominata grazie all’inchiesta Mafia Capitale. “Carminati è attualmente sottoposto al regime del 41bis e per i detenuti sottoposti al carcere duro è prevista la videoconferenza – ha spiegato Naso – questa situazione ci crea delle grosse difficoltà, rendendo un po’ meno diritto il nostro diritto alla difesa. Lui vorrebbe esserci, noi vorremmo che ci fosse, perché la cosa renderebbe la sua difesa meno difficoltosa, più efficace e agevole. Invece ci dovremo accontentare di un contatto telefonico, per altro non riservato”. Il prossimo 5 novembre, Carminati sarà chiamato a difendersi davanti ai giudici insieme ad altri 58 imputati, finiti a processo con rito immediato.

Il legale del ‘nero’ parla anche dei rapporti con Alemanno e Servizi

Poi sul ‘mancato’ scioglimento dell’Amministrazione di Roma Capitale, che naturalmente l’avvocato del ‘nero’ cerca di portare in dote alla sua difesa: “Ce lo aspettavamo e lo davamo per scontato, sarebbe stato veramente un autogol delle autorità, non solo capitoline, sciogliere il Comune di Roma per mafia. Stiamo parlando della capitale d’Italia. La legge però non si pone problemi di questo genere, non può pensare all’immagine, quindi se infiltrazioni mafiose ci fossero state il Comune sarebbe stato sciolto. Sarebbe singolare che a Roma esistessero tante associazioni mafiose infiltrate nei gangli amministrativi ed economici del Comune senza il Comune ne abbia risentito”, ha sottolineato il legale. Il fatto che il Campidoglio non sia stato sciolto, ha insistito Naso, “conferma che questo processo (quello relativo all’inchiesta Mafia Capitale) è una colossale montatura, mi riferisco alla sussistenza di associazioni di stampo mafioso, non al malaffare e alla corruzione che caratterizzava la vita del Comune di Roma, non da uno o due anni, ma da qualche decennio”. Sui rapporti tra il suo assistito, ex terrorista nero, e l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, Naso afferma invece: “Carminati e Alemanno? Voi non ci crederete, ma Carminati non conosceva Alemanno. Pochi giorni fa sono stato a trovarlo, mi ha parlato proprio di questo”. Una precisazione che precede quella relativa al presunto rapporto tra Carminati e i servizi segreti, di cui si è più volte ventilata la possibile esistenza: “Se noi fossimo strumenti dei servizi segreti non ci troveremmo al 41bis. I servizi lo avrebbero scaricato? Rischiando che poi Carminati parlasse e rivelasse cose? E’ assurdo pensare che Carminati sia stato pedina dei servizi segreti. E’ un argomento risibile”. E a ancora, sulla possibilità che Carminati parli nel corso del processo a suo carico: A differenza delle altre volte, quando ci siamo sempre avvalsi della facolta’ di non rispondere, quindi, Carminati parlera’. Faro’ di tutto per convincerlo a parlare e a dire quello che sa. “Questa volta ritengo sia nel suo interesse rispondere. Un atteggiamento di chiarimento e apertura da parte di Carminati sarà più utile per l’accertamento della verità dei fatti e per l’identificazione delle sue responsabilità,che non sono certamente quelle di aver dato vita ad una associazione di stampo mafioso”.

Nuove verità sulla villa del ‘nero’. Pagata, in parte, con 150mila euro mai dichiarati

Infine sul villone di Sacrofano, dove risiedeva l’ex terrorista dei Nar. Nella giornata di lunedì da registrare una informativa dei Carabinieri, e destinata agli atti di quello che si prospetta come un vero e proprio ‘maxi-processo’. L’acquisto della residenza del ‘nero’ sarebbe stata pagata in parte “in nero” . L’immobile, intestato alla compagna dell’ex Nar, Alessia Marini, stando a quanto riferito dalla donna che l’ha ceduto alla coppia, sarebbe stata acquistato versando 150mila euro in nero a fronte di un importo complessivo di mezzo milione. Una circostanza che la stessa signora ha confermato ai carabinieri e che è riportata in una informativa diretta alla procura di Roma, titolare dei faldoni di ‘Mafia Capitale’. L’ex proprietaria della villa ha spiegato ai militari di aver trattato l’affare con Carminati, dopo che quest’ultimo gli era stato presentato da un conoscente, Agostino Gaglianone (imprenditore considerato vicino all’ex terrorista nero e coinvolto nell’inchiesta su Mafia Capitale). Dopo un primo tentativo di vendita fallito nel 2008 con altri acquirenti, tramite un agente immobiliare, la signora viene a conoscenza dell’interessamento di Carminati e della sua compagna, e riceve una proposta d’acquisto da 500 mila euro da parte della madre della Marini. “La coppia era intenzionata a pagare la somma pattuita, versando ‘in nero’ una cospicua pare di quanto dovuto poiché, a dire dello stesso agente immobiliare, ‘gli acquirenti erano degli imprenditori che avevano dei soldi da parte, proventi delle attività da loro svolte’” – si legge nell’informativa. Una formula che non convince la venditrice e che porta a una seconda trattativa “nel corso della quale la donna, benché non avesse mai ricevuto minacce e intimidazioni esplicite dichiarava che ‘la trattativa è stata a senso unico e l’agente mi consigliava caldamente di accettare la proposta, altrimenti non l’avrei più venduta’”. La casa di Sacrofano, sarebbe dunque passata di proprietà per un importo complessivo di 500 mila euro, 150mila dei quali pagati però in nero.

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