Bienvenido papa Francisco. Cuba si prepara ad accogliere il papa sudamericano

Bienvenido papa Francisco. Cuba si prepara ad accogliere il papa sudamericano

Nella mattinata di sabato 19 settembre, papa Francesco è partito per l’Avana, la capitale cubana, dove resterà fino a martedì, in un viaggio che proseguirà verso gli Stati Uniti, che sembra avere tutti i requisiti dell’evento storico, di quelli che le generazioni prossime studieranno sui libri di scuola. Il significato simbolico e politico della scelta del papa di volare prima a Cuba per poi proseguire per Washington, New York e Filadelfia è diventato evidente e pregnante dopo che tra Cuba e Stati Uniti, anche grazie alla mediazione vaticana, si è celebrato il disgelo, sono state riaperte le ambasciate, e finalmente allentate le pressioni economiche esercitate con un embargo che dura da mezzo secolo. Papa Francesco farà ritorno a Roma il 28 settembre. Insomma, anche gli appuntamenti previsti hanno un carattere estremamente politico: da Piazza della Rivoluzione a l’Avana fino al Congresso USA, alla Casa Bianca e al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, papa Francesco darà certamente rilievo alla sua statura di uomo di pace, e della condanna della “globalizzazione dell’indifferenza”, e di eminente e carismatico teologo. Il portavoce della Sala stampa vaticana ha ovviamente sottolineato che il valore del viaggio papale nelle Americhe risiede nella diffusione del messaggio evangelico universale di amore e pace, ma non ha potuto tacere il successo del papa nell’apertura delle relazioni diplomatiche tra Cuba e Stati Uniti. D’altro canto, il valore anche politico, oltre che religioso, del viaggio di papa Francesco si ritrova anche nel lungo scambio telefonico che Raul Castro, presidente cubano, e Barack Obama hanno avuto nell’imminenza dell’arrivo del pontefice. In un dispaccio di agenzia si scrive che la Casa Bianca comunica che “i due leader hanno esaltato il ruolo del papa nel progresso delle relazioni tra i due paesi”. Sembra che Castro e Obama abbiano anche parlato delle iniziative per allentare le tensioni sui controlli dei viaggiatori diretti a Cuba e da Cuba. Dallo scorso lunedì, inoltre, gli Stati Uniti hanno anche allentato i controlli delle autorità finanziarie per i trasferimenti di valuta a Cuba. A sua volta, Cuba, nell’imminenza della visita del papa, ha già rilasciato 3522 detenuti politici.

Come si prepara Cuba, e come si preparano i cubani a questo straordinario evento, che a suo modo cambia la storia? Intanto, si mette mano alla scenografia: la cattedrale dei Santi e Martiri de l’Avana è stata letteralmente rimessa a nuovo, tutte le strade centrali sono state rifatte, e centinaia di migliaia di bandierine di plastica di Cuba e del Vaticano sono state consegnate ai cittadini. Il vescovo di Pinar del Rio, Jorge Serpa, afferma: “lavora duramente per essere il ponte e per facilitare buone relazioni tra i paesi. Indubbiamente, la rottura tra Cuba e Usa non è mai stata una buona cosa. Il ruolo del papa è stato cruciale perché ha incoraggiato entrambe le posizioni verso il dialogo. Ma la cosa davvero decisiva è stato il cambio di mentalità, sia nei leader che nella gente”. Molti cubani vorrebbero che il papa chiedesse con più forza di metter fine all’embargo Usa, mentre i dissidenti e gli esiliati in Florida vorrebbero che parlasse contro le restrizioni alla libertà di pensiero e di parola che ancora vigono sull’isola della rivoluzione castrista. Da parte loro, invece, i cattolici cubani preferiscono sottolineare i progressi realizzati sull’isola di cui sono testimoni. Il governo comunista di Raul Castro ha dato alla Chiesa ampia facoltà di promuovere la visita papale ovunque. Yenkys Gonzalez, il regista che sta girando il documentario sulla visita papale, ha detto ai giornali di lingua spagnola: “è davvero un buon momento. Quando ero giovane, era molto molto più complicato fare una cosa del genere, filmare i cattolici cubani in attesa del papa. Si potrebbe stare meglio, certo, ma la situazione è molto migliorata. È molto più aperta”. Il regista auspice: “spero che il papa possa promuovere la pace e la riconciliazione tra i cubani, perché il nostro paese ha sofferto tanto. Tanta gente non poteva venire in chiesa per i legami col partito Comunista, o con l’esercito. Il papa dovrebbe dire alla gente che possiamo vivere tutti in pace, fare in modo che il governo si convinca che la Chiesa non è contro il governo ma è interessata al progresso della società cubana”.

Naturalmente, a l’Avana, c’è anche chi esprime indifferenza di fronte alla visita papale. Evelin Pacheco Achòn, dirigente del Museo dell’Arte Coloniale, agnostica, intervistata da un quotidiano argentino, ha detto scherzando che in fondo la visita del papa ha portato anche qualche fastidio, perché sono stati annullati tutti i voli per il fine settimana, per ragioni di sicurezza. Poi però, facendosi più seria, ha detto quello che a Cuba non sono pochi a pensare: “non è nulla di speciale. Questa è la terza volta che un papa viene qui”, riferendosi al viaggio di Giovanni Paolo II nel 1998, e di Benedetto XVI nel 2012. “Forse siamo un paese importantissimo”. Ecco, questa è la Cuba che accoglierà da sabato sera a martedì papa Francesco, un misto di attese e speranze, ma anche di disincanto.

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