Strage alla stazione di Bologna 35 anni dopo. L’intervista a Paolo Bolognesi, presidente dei familiari delle vittime

Strage alla stazione di Bologna 35 anni dopo. L’intervista a Paolo Bolognesi, presidente dei familiari delle vittime

“Bologna capace di vita, capace di morte”. “Col fiato sospeso nel fuoco e nel fumo,  Bologna si staglia sfinita”. Sono i versi di Francesco Guccini e di Pierangelo Bertoli, in due canzoni distinte ma scritte entrambe nel 1981, a un anno dalla strage alla stazione ferroviaria di Bologna, il più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra. Ventitré chilogrammi di esplosivo che causarono la morte di ottantacinque persone. A trentacinque anni di distanza da quella tragica data, il 2 agosto 1980 con il presidente dei familiari della vittime, Paolo Bolognesi cerchiamo di capire quanta strada da fare ci sia ancora per ottenere verità e giustizia.

Pochi giorni fa avete consegnato un Dossier alla Procura di Bologna. Cosa c’è di nuovo in questa documentazione?
Nel dossier ci sono numerosi atti correlati di vari processi, e la chiave per leggerli tutti, ma soprattutto ci sono indicazioni su reati che non sono mai stati presi in considerazione. C’è un elenco di persone ancora in vita con ipotesi di reato che in precedenza non sono mai state valutate. Non è poco…

Lo scorso anno il governo ha varato la desecretazione dei documenti sulle stragi. A un anno di distanza è emerso qualcosa da quelle carte?
Quello è stato un atto importante ma lo sviluppo e l’esecuzione di quella direttiva non ci soddisfano affatto. Ed è una cosa che abbiamo denunciato con forza allo stesso presidente del Consiglio Renzi.  Ci sono ministeri come quello dell’Interno che su quei documenti vorrebbe fare una preselezione. Da quello degli Esteri  ci siamo sentiti dire che sulla strage di Bologna non hanno niente.  Ma come? I rapporti delle varie ambasciate dove sono?  A quel tempo i “bombaroli” andavano ad addestrarsi nella Grecia dei Colonnelli, avevano rapporti con il dittatore spagnolo Franco, Licio Gelli  tramava con l’Argentina e l’America Latina e il ministero degli Esteri non sa niente? Probabilmente hanno dei pacchi di roba ma non li vogliono consegnare.

Quindi voi pensate che ci siano delle carte che non si vogliono rendere pubbliche?
Noi non chiediamo che venga fuori la fotografia che ritrae l’esecutore della strage mentre mette la bomba con la carta d’identità in mano…  Ma ci sono, rapporti e collegamenti che potrebbero essere essenziali per conoscere la verità. Anche un biglietto di auguri potrebbe diventare determinante…

Un altro punto dolente è quello dei risarcimenti ai familiari
Nel 2013 il ministro Delrio ci disse: a settembre sarà tutto fatto. Ma poi non fu fatto nulla. A  dicembre mi chiese di presentare un emendamento che poi il governo avrebbe fatto suo. Io l’ho presentato, un documento  in dieci punti ma è stato bocciato. Nei mesi successivi ben pochi passi avanti sono stati fatti e molto approssimativi. Siamo molto arrabbiati e le promesse fatte dai ministri Delrio e Poletti non sono state affatto mantenute. Se alcune cose non potevano essere attuate, piuttosto che prometterle avrebbero potuto dire “noi non le possiamo fare, ci sono problemi  insormontabili”… Qualora a voi giornalisti vi capitasse di imbattervi in uno dei due ministri magari potreste chiedere loro conto delle promesse fatte…

La legge per inserire nel codice penale il reato di depistaggio a che punto è?
Dove aveva una corsia privilegiata e invece siamo diventati matti per fare in modo che venisse approvata alla fine dello scorso anno alla Camera. Poi è stata imbucata al Senato e non se ne sa più niente…

A trentacinque anni di distanza quanto è difficile evitare che la memoria svanisca? Cosa serve per rinvigorirla ogni anno?
Il lavoro da fare è tanto, ci aiuta il fatto di avete intorno a noi tanta gente. Le scuole ad esempio, dove maturano sempre nuove idee. I concorsi sul 2 agosto per scrivere musiche o creare cartoline e francobolli, sono tutte piccole iniziative che servono a tenere viva la memoria. I ragazzi sono svegli, liberi e ancora puri. E almeno loro si stupiscono ancora del fatto che a trentacinque anni di distanza ci sono personaggi imbarazzanti ancora in giro. Come Carminati, tornato alle cronache per l’arresto su “Mafia Capitale” ma il cui nome circolava già ai tempi della Strage di Bologna per i suoi rapporti con i Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar) e con Valerio Fioravanti, (riconosciuto come uno degli esecutori della strage, ndr).  Finché di questa strage non si conoscerà tutta la verità, a cominciare dai mandanti, alcuni di questi personaggi continueranno a calcare la scena indisturbati…

da articolo21.org

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