Stiglitz presenta a Parigi l’edizione francese di The Great Divide. Polemizza contro la Germania e le sue intimidazioni e propone di “rimettere il mondo al lavoro”

Stiglitz presenta a Parigi l’edizione francese di The Great Divide. Polemizza contro la Germania e le sue intimidazioni e propone di “rimettere il mondo al lavoro”

Joseph Stiglitz, Nobel per l’Economia nel 2001, era a Parigi per presentare la traduzione francese del suo ultimo libro sulla grande recessione, uscito negli Stati Uniti ad aprile del 2015, e dal titolo “The great Divide”, che i francesi hanno scelto di chiamare “La grande fracture”, titolo abbastanza infelice, utilizzato anche dal Festival dell’economia di Trento, quando ospitò il grande economista, in dialogo con Tito Boeri. Intervistato dalla AFP, l’Agenzia di stampa francese, Stiglitz ha sostenuto che la Francia ha subito una “forma di intimidazione” da parte della Germania nelle sue scelte di politica economica, criticando esplicitamente Hollande per una sorta di subalternità alla Merkel. Naturalmente, questo giudizio durissimo sull’amministrazione socialista francese ha subito fatto il giro del mondo, anche perché è tendenzialmente coerente con i dubbi e le critiche espressi dagli stessi socialisti francesi nei confronti del titolare del ministero dell’Economia francese, Emmanuel Macron, giudicato sostanzialmente un neoliberista alla corte di Hollande.

L’Afp gli ha posto una domanda diretta sulle affermazioni di Yanis Vaorufakis, anch’esse molto discusse in Francia, secondo le quali l’intransigenza tedesca nei confronti della Grecia aveva per obiettivo proprio la Francia, per indebolirla e costringerla a prendere la strada definitiva del rigore e dell’austerità. Stiglitz ha replicato: “lo credo anch’io. Il governo di centrosinistra in Francia non è stato capace di tenere testa alla Germania, sia sugli orientamenti finanziari al livello di eurozona, che nella risposta alla crisi greca”. Per Stiglitz, “la Francia è tra tutte le nazioni del mondo quella che ha maggiormente abbracciato il concetto di uguaglianza. Ma se il paese è riuscito a contenere relativamente bene la crescita delle ineguaglianze dal 2009, dalla crisi, ormai si confronta con un rischio vero”: la crescita delle divisioni, o delle fratture, per effetto della scelta dell’austerità. “Le politiche dell’austerità”, ha detto Stiglitz, “sono il cuore della crescita delle diseguaglianze”, ovvero, ha proseguito, se la Francia dovesse ancora reggersi su un deficit pubblico nominale importante, ciò equivarrebbe a praticare una politica di austerità, perché costringerebbe al taglio della spesa pubblica. Per questo ha criticato “l’idea davvero stupida per la quale la riduzione delle imposte sulle imprese stimolerebbe l’economia”, politica economica già fallita all’epoca di Reagan. En passant, chi glielo dice al nostro premier Renzi, che ha in testa lo stesso progetto reaganiano? “Non capisco perché l’Europa abbia fatto oggi questa scelta”, ha proseguito Stiglitz, considerando che “la massiccia riduzione delle imposte e delle tasse sulle imprese è al centro della politica economica di Hollande”, e non solo. Hollande lo ha chiamato patto di responsabilità e solidarietà, ma per Stiglitz si tratta solo di “uno stupido errore che già in passato ha fallito”.

Cos’è The great Divide? Intanto, preferiamo mantenere il sostantivo inglese Divide, che ha già un forte riferimento semantico nel cosiddetto Digital Divide, ovvero la grande e ineguale questione dell’accesso alla conoscenza, al sapere, alle tecnologie. Il grande Divide di cui parla Stiglitz nell’ultima fatica editoriale è il riconoscimento che l’1% della popolazione del pianeta detiene oggi quasi la metà della fortuna mondiale. Dice Stiglitz che se mettessimo in un autobus gli ottanta multimiliardari del pianeta, conterrebbe una fortuna pari a quella prodotta dalla metà dei paesi in via di sviluppo. La massiccia diseguaglianza che ne deriva negli Stati Uniti e nei paesi avanzati, sostiene Stiglitz nel volume, è una questione vitale “per ragioni morali e anche economiche”. Il libro è una raccolta di saggi e articoli scritti dall’economista negli scorsi anni. Saggi e discorsi che hanno come tema centrale lo sviluppo della Great Divide, della grande disuguaglianza, determinata ancora di più dalla grande recessione: “la disuguaglianza ha contribuito a creare la crisi; la crisi ha esacerbato le diseguaglianze preesistenti; e il loro aggravarsi ha indebolito l’economia e reso ancora più difficile la ripresa robusta”. Argomento centrale del libro è dunque “il livello attuale della disuguaglianza in America, che non è inevitabile. Non è il risultato delle inesorabili leggi dell’economia, ma dipende dalle politiche che si seguono e dalla Politica”. Si è preferito, in Occidente e nei paesi emergenti dell’Oriente, intervenire invece sul lavoro, “creando una specie di anemia dell’occupazione ovunque”. Nessuna politica recessiva e dettata dall’austerità sarà in grado, scrive Stiglitz, senza investimenti pubblici neokeynesiani, di “rimettere il mondo al lavoro”. E la crisi sarà risolta solo “rimettendo il mondo al lavoro”, perché se “la politica è stata la causa dei nostri problemi, è solo attraverso la politica che ritroveremo le soluzioni”. E ciò perché, dice Stiglitz, “il mercato non lo farà da solo”.

 

Share

Leave a Reply