Roma. Nessun commissariamento. Si riparte con la stretta collaborazione tra Marino, Causi e il prefetto Gabrielli

Roma. Nessun commissariamento. Si riparte con la stretta collaborazione tra Marino, Causi e il prefetto Gabrielli

Lo sfracello dell’amministrazione comunale di Roma non si è verificato, il commissariamento per ragioni politiche o per mafia è stato saggiamente scongiurato, e il governo ha varato le misure per affiancare, nell’anno del Giubileo straordinario, il sindaco Marino e la sua giunta in un lavoro da far tremare i polsi, sia sul piano organizzativo di una metropoli moderna e complessa, sia sul piano del risanamento di bilancio e del rilancio dell’immagine pubblica e internazionale. Con buon senso si è deciso di tacitare i corvi che volteggiavano sul cielo del Campidoglio in attesa delle spoglie del sindaco, che invece ha ottenuto la fiducia del governo, insieme con la sua giunta rinnovata con gli innesti degli assessori Causi, Esposito, Di Liegro e Rossi Doria. Ed è del tutto inutile partecipare alla gara su chi ha vinto e chi perso.

Eppure, era stato annunciato come il giorno decisivo per il futuro immediato della città eterna, della capitale, di Roma, afflitta da tanti mali e preda di pericolose e invasive organizzazioni criminali. Da almeno un mese e mezzo, da quando cioè il prefetto di Roma Gabrielli ha consegnato il voluminoso dossier al ministro dell’Interno Angelino Alfano sulla vicenda e sugli effetti dell’inchiesta denominata “Mafia Capitale”, la data del 27 agosto era stata cerchiata in rosso su moltissimi calendari e altrettante agende politiche. Qualcuno si attendeva sfracelli da parte del governo Renzi sulla amministrazione guidata da Ignazio Marino, il sindaco eletto a furor di popolo due anni fa dopo il disastro della giunta fascista di Gianni Alemanno. E addirittura avrebbe brindato per celebrare un commissariamento che invece, a tutti gli effetti, non vi è stato. Andiamo con ordine, seguendo la cronologia della giornata.

La relazione di Alfano al Consiglio dei ministri

Come ampiamente previsto, dunque, il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha presentato la relazione su Roma al Consiglio dei ministri, che in seguito ha varato una serie di misure concrete e urgenti, da introdurre in alcuni decreti ad hoc del presidente del Consiglio Renzi. Nell’incontro con la stampa, Alfano, insieme con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, hanno poi illustrato le dinamiche del Consiglio e le misure concordate.

Alfano ha affermato che intende “incaricare il prefetto di Roma, di assicurare proposte e indicazioni per pianificare insieme al sindaco interventi di risanamento nei settori dell’amministrazione risultati più compromessi”. È ovvio che l’accento di Alfano è sul passaggio “insieme al sindaco”, che conferma un atteggiamento di rinnovata fiducia verso Ignazio Marino. Alfano, anzi, ha sottolineato che “noi abbiamo impostato la questione dentro i termini di legge e la legge prevede la possibilità di un commissariamento per il quale non abbiamo ritenuto sussistere i presupposti”. Ed ha indicato gli “otto ambiti” sui quali verrà stabilito un piano di intervento concordato tra sindaco Marino e prefetto Gabrielli. In sintesi, gli otto ambiti segnalati da Alfano vanno dall’ambiente all’emergenza abitativa, dalla trasparenza sugli appalti pubblici alla immigrazione e ai campi Rom, fino al controllo degli atti dirigenziali interni al Comune di Roma.

L’intervento del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti

D’altro canto, il sottosegretario De Vincenti è stato ancora più esplicito: “ad agosto il Comune ha funzionato pienamente, con un vicesindaco Causi che ha pieni poteri e che ha lavorato a stretto contatto con il sindaco”. La dichiarazione toglie ogni ombra sulle vacanze del sindaco, e chiude le polemiche, pretestuose e anche banali, innescate con la complicità dei maggiori quotidiani nazionali, non ultima “la perla” del fondo firmato da Francesco Merlo su Repubblica, contro il sindaco. Si è ristabilita la verità, e questo dovrebbe bastare. Ci attendiamo che i giornali schierati nei giorni scorsi come un plotone di esecuzione contro Ignazio Marino sappiano ora rettificare il tiro, perché in gioco c’è il futuro della capitale, non quello del sindaco.

Lo stesso sottosegretario De Vincenti ha poi confermato la linea concordata dal governo di appoggio e collaborazione con l’amministrazione comunale di Roma: “con questi interventi, il governo mette a disposizione del Comune gli strumenti necessari per affrontare il Giubileo. Ora tocca al Campidoglio per quanto di sua competenza”. Pertanto, ha concluso De Vincenti, “il governo affiancherà il Comune, la Regione e la Prefettura. Siamo consapevoli che il successo del Giubileo è il successo del Paese. Il governo ritiene che Roma ce la possa fare e ce la farà ”. Se a queste parole seguiranno i fatti, e coerentemente i decreti di Renzi, vorrà dire che hanno prevalso il buon senso e il senso di responsabilità. Sul piano della metodologia, De Vincenti, a nome del governo, ha confermato che “non c’è alcun commissariamento, ma c’è un ruolo di raccordo operativo del prefetto di Roma, come accaduto nell’esperienza dell’Expo”. Il “raccordo operativo”, pertanto, avrà luogo con le istituzioni interessate, la Regione e il Comune. L’interrogativo è se le decisioni più specificatamente politiche resteranno di competenza della giunta comunale e della giunta della Regione Lazio, ovvero al tandem Marino-Zingaretti. Si vedrà.

La reazione positiva del sindaco Marino

Ignazio Marino ha affidato ad una nota stampa le sue considerazioni sugli esiti del Consiglio dei ministri. “Sono soddisfatto per le decisioni che arrivano dal governo”, fa sapere il sindaco di Roma, “si è tolta dal tavolo l’ipotesi dello scioglimento del Campidoglio e le parole di Alfano spazzano via i rumors sul commissariamento”. Nella nota, poi, Marino toglie dalla sua scarpa qualche sassolino ingombrante. Scrive infatti: “abbiamo trascorso due anni a snidare e colpire il male, perché è il bene della città la stella polare del mio lavoro e quello di tutta la mia giunta”, come appunto a ricordare agli smemorati che la Roma del 2015 subisce ancora la terribile eredità della giunta Alemanno, sia sul piano dei conti e dei bilanci, sia sul piano della collusione con soggetti criminali, sia sul piano del saccheggio delle aziende partecipate, sia sul piano della definizione degli apparati dirigenziali interni al Comune. Infine, scrive Marino, “la collaborazione tra Campidoglio e governo è un elemento di ricchezza e di sicurezza di grande importanza”. E non poteva certo non gradire le parole di De Vincenti: “che ci danno la certezza che Roma e l’Italia sono in grado di affrontare questo impegno e di poterlo fare con capacità e successo”.

La nota del vicesindaco Causi

Anche Marco Causi, deputato e attualmente vicesindaco di Roma, ha affidato ad una lunga nota le sue considerazioni sulle decisioni del Consiglio dei ministri. E in questa nota, Causi ha detto ciò che nella nota del sindaco veniva solo sottinteso. La citiamo per esteso perché acquista un significato politico di grande rilevanza: “Voglio ricordare – scrive Causi – che, per quanto riguarda l’impegno per la legalità e la lotta alla criminalità organizzata, l’amministrazione guidata da Ignazio Marino fin dal suo insediamento nel 2013 ha sollecitato l’allora ministro Fabrizio Saccomanni affinché ispettori del Ministero dell’economia verificassero i conti lasciati da chi ci aveva preceduto. Questa verifica ha messo in luce gravi criticità che abbiamo affrontato, per quanto riguarda l’aspetto macrofinanziario, con il piano di rientro, e per quanto riguarda la riorganizzazione interna all’amministrazione, con l’approvazione del Piano di prevenzione della corruzione, strettamente ispirato ai precetti dell’Anac, accompagnato da una generale rotazione dei dirigenti e dall’aumento delle attività di controllo e di accertamento, nonché da nuove norme su trasparenza e codici di comportamento e da una rigorosa stretta sulle pratiche preesistenti in materia di proroga di affidamenti diretti e di lavori in somma urgenza. Per questo stesso motivo questa amministrazione ha sin dall’inizio collaborato con il Procuratore Giuseppe Pignatone, coordinatore dell’inchiesta che ha definitivamente scoperchiato quel ‘mondo di mezzo’ che aveva, con metodi mafiosi, inquinato l’amministrazione negli anni di Gianni Alemanno: pratiche rispetto alle quali abbiamo determinato una radicale discontinuità”.

Il riepilogo della storia di Roma negli anni bui del saccheggio fascista di Alemanno, tra il 2008 e il 2013, diventa così il punto necessario di partenza per comprendere gli ultimi sviluppi di questa faticosissima estate romana. E se quel che scrive Causi è vero, a proposito della discontinuità politica e amministrativa, è evidente che nessun governo al mondo avrebbe potuto mai commissariare la giunta Marino, perché allora sarebbe stato il segnale di continuità, collusione o peggio di indifferenza del sindaco dinanzi a quanto era accaduto e stava accadendo.

La nota del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, coerente con la posizione di Marino

“Le norme approvate”, scrive Zingaretti, “consentiranno di arrivare preparati a questo appuntamento di fondamentale importanza. Ora massimo rigore, serietà e unità per raggiungere un grande risultato. Sarà utile il lavoro di coordinamento da parte del Prefetto per far funzionare al meglio l’intera macchina. Da parte nostra, siamo già al lavoro e continueremo a farlo grazie al raccordo operativo tra istituzioni”. Il presidente della Regione punta sui tre sostantivi tipici dell’etica della responsabilità in politica: rigore, serietà e unità. E se lo scrive, e lo consiglia, è anche evidente che coglie in quei sostantivi la fragilità strutturale in cui è caduta Roma dagli anni della giunta Alemanno.

Tutto è bene ciò che finisce bene, citando Shakespeare? Può darsi che sia questa la lettura politica che emerge dal Consiglio dei ministri di giovedì 27 agosto e dalle reazioni dei diretti interessati (abbiamo trascurato le ovvie e banali dichiarazioni di personaggi della destra capitolina, non solo perché insignificanti, ma soprattutto perché non spiegano ai romani tutto il male che essi hanno provocato a questa grande e straordinaria capitale europea). Noi speriamo davvero che sia così, perché Roma merita “rigore, serietà e unità”, come scrive Zingaretti, anche e soprattutto al di là dell’appuntamento, pur importante, del Giubileo.

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