Roma: le accuse di Buzzi e gli affari di Mafia Capitale. Moltiplicati i fatturati con le destre. Chiama in causa solo esponenti del centrosinistra

Roma: le accuse di Buzzi e gli affari di Mafia Capitale. Moltiplicati i fatturati con le destre.  Chiama in causa solo esponenti del centrosinistra

Per dare un giudizio, certamente non definitivo, a questo ci penserà la giustizia, sulle dichiarazioni dell’ex ras delle cooperative sociali di Roma, basta non tanto leggere le sue dichiarazioni, e poi spiegheremo anche il perché, ma gli atti firmati dal procuratore aggiunto, Michele Prestipino e del sostituto, Paolo Ielo, che così definiscono le ‘dichiarazioni spontanee’ del Buzzi: “In esito all’interrogatorio l’ufficio di Procura contesta all’indagato la scarsa credibilità delle sue dichiarazioni, legittime sotto il profilo difensivo, in almeno 5 punti”.

I rapporti con Alemanno. Per i magistrati: “Buzzi non è plausibile”

Il primo, scrivono ancora i magistrati riguarda il sindaco Alemanno: “non è plausibile, tenuto conto dei rapporti tra i due, delle utilità economiche  verso Alemanno, attraverso la sua Fondazione, degli interventi di Alemanno a favore del gruppo di Buzzi, della eterogeneità tra la loro estrazione politica, che non vi fosse tra i due una esplicitazione dell’accordo corruttivo, tanto più che in alcune conversazioni, lo stesso Buzzi allude alla sua capacità corruttiva verso Alemanno”. Ma i magistrati contestano a Buzzi anche altri passaggi della sua deposizione come quelli relativi ai rapporti con Carminati, che avrebbe, sempre secondo Prestipino e Ielo interceduto a favore dello stesso Buzzi nelle vicende legate all’Ama. Sembrerebbe che il ras delle coop abbia timore, forse paura per l’alto spessore criminale dell’ex Nar. I magistrati lo incalzano sui rapporti con quello che può essere considerato, a giusta ragione, il collante con spezzoni della destra di governo a Roma, ma i risultati, su questo fronte, sono decisamente minimali rispetto alle aspettative, e i magistrati giudicano dunque assolutamente poco credibile quanto messo nero su bianco da Buzzi, vista anche la moltiplicazione dei volumi di affari per le sue coop proprio sotto la consiliatura amministrata da Alemanno.

Una pura strategia difensiva che punta a tirare in ballo amministratori vecchi e nuovi

In molti pensano ad una precisa strategia difensiva, che punta a far diventare vittima il carnefice. Tirare in ballo, come ha fatto nell’ultima tornata di dichiarazioni, con la conseguente moltiplicazione dei pani e dei pesci sui media, decine di uomini politici che ancora oggi sono legittimamente sul Colle Capitolino, è un vero e proprio colpo di teatro. Si tirano in ballo decine di consiglieri, assessori, fino ad arrivare alla porta del sindaco Marino. Credibile? Decisamente no, e fanno bene anche i magistrati a sospettare sull’uomo che aveva la titolarità sulla gestione di gran parte del sociale della Capitale. Ed è proprio questo il punto che dovrebbe far riflettere i tanti osservatori interessati del fenomeno di ‘Mafia capitale’, che più che un affare di alta criminalità, potrebbe essere definito un episodio, come scrive opportunamente Curzio Maltese sul Venerdì de la Repubblica con una stupenda provocazione.

Curzio Maltese: “Roma avrebbe meritato una mafia seria invece di questa banda di magliari”

“Roma avrebbe meritato una mafia seria, un clan Corleone, invece di questa banda di magliari”. Poi condivisibile il giudizio su Carminati: “Non solo era libero, ma campava di appalti pubblici con l’amico Buzzi e faceva milioni sui campi rom, nella convinzione, purtroppo esatta, che alla fine il cittadino medio se la sarebbe presa comunque più con gli zingari che non con chi ne sfruttava la disperazione”. Infine sul nero Carminati, Maltese afferma: “è uno che in un Paese normale sarebbe in galera dagli anni Ottanta”. Ora a tutto questo c’è da aggiungere: che credibilità possono avere, anche di fronte a tutto questo, le dichiarazioni di Buzzi su uomini come Rutelli prima, Veltroni poi, e Marino oggi, che potevano direttamente partecipare all’assurdo banchetto? Probabilmente in alcune deviazioni del Pd, qualcosa può essere accaduto, e qualcuno, sicuramente ha precise responsabilità penali, oltre che politiche, ma la rete di Buzzi sembra essere stata calata ad arte, e spieghiamo anche perché, come dicevamo all’inizio di questo nostro ragionamento. Mister coop sociali transitava in tutti gli enti locali da decenni.

L’inganno di Buzzi è nella conoscenza degli equilibri passati e presenti della politica romana

Conosceva a memoria ogni singolo esponente di partito, associazione datoriale e sindacato. Conosceva gli equilibri, passati e presenti di ogni singola coalizione. Conosceva, e dunque conosce, come muoversi. Oggi lo fa con i magistrati che lo hanno stanato, e ieri lo faceva con i politici. Vista questa straordinaria conoscenza del Buzzi delle dinamiche politiche di Roma Capitale, che è cosa diversa da Mafia Capitale, possiamo anche noi, nutrire più di un dubbio sulla ‘confessione’ dell’uomo che ha stretto un patto d’acciaio con il ‘nero’ della Magliana e dei Nar. Ed allora ci chiediamo: perché Buzzi cerca di ‘coprire’ i suoi rapporti evidenti con la destra che governava Roma, e ricorda invece in ogni minimo particolare quelli precedenti,  dall’Amministrazione Rutelli e poi Veltroni, per finire a quella Marino al giorno d’oggi? Forse perché l’unica via di fuga è la speranza di veder travolta, magari con un commissariamento, l’attuale amministrazione? Potrebbe essere questa la chiave di lettura. E dispiace che a ridosso, guarda caso, della decisione da parte del governo sul dossier Gabrielli, tutto sia stato rinviato, risorse per il Giubileo comprese, al 27 di agosto, dopo che paginate di carta stampata, speciali tv e titoli di testa di tv e radiogiornali, ne abbiano determinato, probabilmente, la decisione.

Sul ras delle coop pioggia di querele. Nieri: “Meschina strategia difensiva”

Infine, da registrare, le reazioni di alcuni dei personaggi tirati in ballo dal Buzzi e tra questi l’ex vicesindaco di Roma Luigi Nieri, che dopo un silenzio durato alcuni giorni torna a dire la sua e soprattutto ad annunciare carte bollate contro il ‘ras’: “Ho già dato mandato al mio avvocato di querelare Buzzi e di avviare tutte le iniziative legali contro la sua azione diffamatoria. Siamo di fronte – scrive Nieri – a una meschina strategia difensiva che ha chiaramente l’obiettivo di colpire la parte sana della città nel tentativo di apparire vittima di un sistema e non uno dei principali protagonisti di una storia di corruzione e criminalità. Evidentemente Buzzi deve aver pensato che, in un momento come questo, fosse facile scaricare sulla politica le responsabilità di quanto accaduto, magari scegliendo ad arte le persone da proteggere e quelle da diffamare. Un tentativo che respingo con forza anche per difendere la mia storia, fatta di impegno e lotte contro malaffare e mafie. Ho chiesto inoltre ai miei legali di avviare tutte le iniziative legali nei confronti di quegli organi di stampa che continuano e continueranno a trattare questo argomento in maniera irresponsabile, nella speranza che, prima o poi, si possa tornare ad affrontare le vicende riguardanti la giustizia in modo equilibrato e non più sensazionalistico”.

L’Assessore Pucci: “Buzzi mischia bugie, millanterie e pettegolezzi. Mai avuto finanziamenti”

Analoga la reazione dell’attuale assessore ai Lavori Pubblici della giunta Marino, Maurizio Pucci: “Le circostanze riferite dal signor Buzzi sono false, totalmente infondate e quindi calunniose. Mi sia anche consentito aggiungere che, a leggere quanto scrivono, ai magistrati è del tutto chiaro che il signor Buzzi mischia bugie, millanterie, pettegolezzi. Nel mio caso, per esempio, egli stesso ammette di non avere avuto alcun rapporto con me durante l’amministrazione Marino, ma per gettare un po’ di fango su una giunta che sapeva non asservita ai suoi interessi, è costretto a retrodatare di dieci anni una presunta dazione di denaro e altre utilità mai avvenute. Nel 2006, infatti, non ho partecipato in alcun modo a nessuna campagna elettorale, né come candidato né in alcuna altra forma per il fatto, facilmente riscontrabile, che nel marzo del 2006 sono stato nominato direttore della Protezione Civile della Regione Lazio, incarico che ho mantenuto fino al 2010 e che è del tutto incompatibile con qualsiasi partecipazione a campagne elettorali. È dunque del tutto falsa l’affermazione del signor Buzzi secondo il quale io avrei ricevuto finanziamenti o l’uso di autovetture da parte sua. Ho dato pertanto mandato al mio legale di sporgere querela per calunnia nei confronti del signor Buzzi”.

 

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