Roma. Dimissioni di Marino. Bonaccorsi (Pd) lancia l’assist, Marchini lo coglie. Orfini contrario. Il progetto di Renzi su Roma? Top secret

Roma. Dimissioni di Marino. Bonaccorsi (Pd) lancia l’assist, Marchini lo coglie. Orfini contrario. Il progetto di Renzi su Roma? Top secret

Fummo facili profeti sabato quando fummo colpiti dalle parole della deputata Lorenza Bonaccorsi al quotidiano romano Il Messaggero. La signora Bonaccorsi non è una semplice iscritta al partito romano di cui è segretario Matteo Renzi, ne è anche la presidente regionale, e dunque le sue parole hanno un peso politico non indifferente. Sabato scorso, dunque, Lorenza Bonaccorsi, deputata e segretaria del Pd del Lazio, aveva proposto un “ragionamento complesso” al Messaggero, che però non è stata in grado di argomentare. La sostanza era banalmente la richiesta esplicita delle dimissioni del sindaco di Roma, Ignazio Marino. Perché? Apparentemente, come la signora stessa dice, perché la “fase due” dell’amministrazione capitolina, con l’innesto di quattro nuovi e autorevoli assessori, da Marco Rossi-Doria a Marco Causi a Stefano Esposito, non è convincente, e dunque occorrerebbe “fare un passo indietro”, commissariare il Comune e andare a nuove elezioni, “con una coalizione diversa”. Quale coalizione? Noi avevamo sospettato che dietro queste parole vi fosse un assist ad Alfio Marchini. Alla luce dell’intervista concessa dallo stesso Marchini, allo stesso giornalista dello stesso quotidiano il Messaggero, domenica 23 agosto, ci sembra di non aver sbagliato.

L’intervista di Alfio Marchini, una serie di contorsioni demagogiche

Partiamo dunque dalla risposta esplicita di Marchini. Il giornalista chiede esplicitamente: “Bonaccorsi dice che Marino deve dimettersi, e per il dopo fa un appello alle forze che vogliono cambiare la città. Lei è disponibile?”. E cosa avrebbe dovuto rispondere Alfio Marchini? No? Risponde cogliendo in pieno l’assist della Bonaccorsi (quasi che le due interviste fossero state concordate…): “Finalmente qualcuno nel Pd che con coraggio rifiuta la logica dello struzzo o dei giochini di partito. Andare avanti così è miope e suicidario (ma ha usato davvero questo neologismo?, ndr) e per il futuro serve una proposta politica che vada oltre gli steccati storici oggettivamente corresponsabili del disastro attuale”. Ora, quale sia la proposta politica, e quali siano le forze che sappiano andare oltre gli steccati storici, non sappiamo dirlo, né il giornalista del Messaggero ha cercato di approfondire. Lo scoop per il Messaggero era rivelare il ponte lanciato da una parte autorevole del Partito democratico, attraverso la sua segretaria regionale, alla lista civica di Marchini, e poiché da quando il sindaco è eletto direttamente, si possono cambiare maggioranze ma non il sindaco, ecco che la questione si chiarisce. Strano, Marchini vorrebbe superare gli “steccati storici”, ma l’accordo vorrebbe e dovrebbe farlo con quel Pd che invece si ostina a sostenere il “suo” sindaco, Ignazio Marino. Politicamente è un controsenso, quello di Marchini, mentre l’assist della signora Bonaccorsi, se non è l’espressione di ingenuità politica, allora è il segno dell’esistenza di una congiura che ha per vittima Ignazio Marino. Non finisce qui. Nella stessa intervista, Alfio Marchini imputa al sindaco Marino “l’errore” di aver accettato di farsi carico dell’organizzazione dell’Anno Santo straordinario. Sentite come avrebbe risposto Marchini a papa Francesco: “Padre, Roma e i romani la amano, e in amore si perdona tutto, però la prossima volta ci avvisi perché come lei ci insegna bisogna sempre rispettare e garantire il funzionamento laico delle istituzioni anche nella città che ha l’onore di ospitarla”. È una banale contorsione demagogica per suggerire a papa Francesco che l’indizione dell’Anno Santo straordinario dedicato alla Misericordia avrebbe dovuto essere concordata con le autorità civili. Beata ingenuità. Anche in questo caso, si guarda il dito e non la luna. La luna infatti è quell’appello continuo di papa Francesco contro i mali strutturali di questa epoca, a cominciare dai cambiamenti climatici (ai quali ha dedicato un’enciclica), l’enorme fenomeno delle migrazioni di massa e le difficoltà della civiltà occidentale (che il papa ha già bollato da Lampedusa come “globalizzazione dell’indifferenza”), e soprattutto quella che egli ha definito “una guerra mondiale, combattuta a pezzi”. Dinanzi alle sfide epocali, la luna, appunto, Marchini volge lo sguardo al dito, l’amministrazione comunale guidata da Marino, come se da quest’ultima dipendesse l’intera organizzazione del Giubileo. E Marchini vorrebbe candidarsi nuovamente a sindaco di Roma, con l’appoggio complice di una parte del Pd? Ma via, siamo seri.

Il commissario Pd di Roma e presidente nazionale, Orfini, respinge al mittente la proposta di dimissioni

A rispondere ci pensa la personalità più autorevole in questo momento nel Pd romano, il commissario Matteo Orfini, che è anche presidente dell’Assemblea nazionale. La domanda sulle dimissioni di Marino che giungono dal Pd, della giornalista di Repubblica, Giovanna Casadio, che lo intervista, pare diretta, ma omette – non sappiamo quanto volontariamente – il nome della Bonaccorsi. La risposta di Matteo Orfini è chiara, e definitiva, sembra: “Abbiamo affrontato questo dibattito nel Pd un mese fa e l’abbiamo risolto con una nuova giunta in cui ci sono Marco Causi, Marco Rossi Doria, Luigina Di Liegro, Stefano Esposito. E quella giunta potrà fare ancora di più. Se Alfano non la scioglierà (per infiltrazioni mafiose, in seguito al dossier consegnato dal prefetto di Roma, Gabrielli, ndr), come spero, questa giunta andrà avanti fino al 2018”. È una dichiarazione impegnativa, e sollecita una riflessione ulteriore. Intanto, è l’autorevole sconfessione dei piani e degli assist di parte del Pd romano, che tendono verso il matrimonio con Marchini. Poi, è la difesa autorevole dell’operato del sindaco Marino contro le mafie, e proprio per questo la città eterna non può permettersi lo scioglimento per ordine burocratico del ministro Alfano (attualmente, e ancora una volta, in gravissime difficoltà politiche). E infine, Orfini sembra dire che la responsabilità della cosiddetta “fase due” dell’amministrazione Marino è unitaria, condivisa dai vertici, anche da Palazzo Chigi. Se dovesse cadere, sconfesserebbe l’intero quadro dirigente nazionale del Pd. Come è possibile che una deputata accorta e politicamente non ingenua come Lorenza Bonaccorsi non l’abbia inteso? A meno che, c’è una guerra strisciante e sotterranea all’interno stesso della componente renziana del Partito democratico romano. Una guerra che rischia non solo di lasciare a terra molti morti e feriti tra i militanti del Pd, ma anche un pericoloso, e drammatico, vuoto di potere nella capitale. È questo che si vuole?

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