Renzi più bravo di Dio, che fece nascere il mondo in 7 giorni. Lui in 2 fa rinascere il Mezzogiorno

Renzi più bravo di Dio, che fece nascere il mondo in 7 giorni. Lui in 2 fa rinascere il Mezzogiorno

Racconta la Genesi, il primo libro della Bibbia, che Dio creò il mondo in sette giorni. Il settimo in verità si riposò. Renzi Matteo non poteva rimanere secondo. In due giorni ha ricreato il Mezzogiorno, poi invece di riposarsi, ha preso il volo per il Giappone. Un uomo solo al comando, anche se come ha detto il presidente della Repubblica, non è un buon segno per la democrazia, non si riposa mai, veglia sul suo popolo. Con un colpo di bacchetta magica rimedia ai guai creati nel passato quando lui non c’era. Il premier, segretario anche del Pd, dal cilindro come i prestigiatori di razza ha estratto il piano per il Mezzogiorno. È tutto pronto e lo presenterà alla Direzione del Pd convocata per il 7 agosto. Era stato lo Svimez nel suo annuale rapporto a lanciare l’allarme Mezzogiorno, ma era scivolato come l’olio sull’acqua. Il premier aveva fatto spallucce. Ai suoi collaboratori aveva detto che “questi rapporti sembrano fatti apposta per crearci problemi”. Che siano antirenziani?, si era chiesto. Poi l’Istat aveva reso noti i dati sulla occupazione, o meglio sulla disoccupazione e  l’irritazione di  Renzi era cresciuta. “Dai non te la prendere – lo aveva consolato il ministro Poletti – si tratta di una fluttuazione, vedrai a dicembre il nostro Jobs act farà il botto”. Arriva così la lettera pubblicata da Repubblica in cui Roberto Saviano gli chiede conto del suo far niente per il Mezzogiorno in piena crisi, tanto che, dice Saviano, neppure la mafia investe più i suoi soldi nelle città del Sud. Un attacco bruciante, insopportabile, un’ accusa che fa andare Renzi su tutte le furie, dice ai suoi collaboratori, proprio da Repubblica non mi aspettavo un attacco come quello di Saviano.

Le accuse di Saviano al governo che non fa niente per il Sud  trasformate in  propaganda mediatica

Poi ci ripensa, si distende, gli torna il sorriso, la mascella non è più rigida, contratta, come si conviene all’uomo solo al comando. Lampo di genio: trasformiamo le parole brucianti di Saviano in straordinaria occasione di propaganda mediatica. Stia sereno Saviano, è già tutto pronto. Non è vero che non ci siamo occupati di quanto avviene  in quelle terre che sembrano abbandonate da Dio, dagli uomini e perfino dalla mafia, come dice un dolente Saviano. Noi ci siamo. E chiama Orfini, il presidente del Pd cui spetta il compito di convocare la Direzione. Tutti a Roma, anche quelli che sono al mare e in montagna. Le luci di Palazzo Chigi non si spengono mai, qui si lavora. Anche un altro, molto prima di lui, lasciava sempre la luce accesa. Sappiamo come finì. Chiama anche il ministro Delrio, lo mette in preallarme. Perché proprio lui? Perché era il suo sottosegretario, ora ministro alle Opere infrastrutturali. Come sottosegretario può essere buon testimone che Renzi si è sempre interessato dei problemi del Mezzogiorno, anche se i suoi collaboratori nell’inviare veline ai giornali amici se ne sono dimenticati. Ora sarà lui a gestire il piano per il Mezzogiorno che Renzi ha già delineato, anche nei minimi termini, dando così anche una risposta a quei settanta parlamentari del Pd che gli avevano chiesto conto del Mezzogiorno dimenticato, e a  quel presidente della Puglia, Michele Emiliano, che aveva gridato: “Le Regioni del Sud devono scatenare l’inferno”.

Non esiste un piano per il Mezzogiorno. C’è solo la nomina di un ministro, forse Quagliariello

Dobbiamo  dire che ancora una volta l’operazione mediatica è riuscita. Ci vuole un fitto pelo sullo stomaco per far credere ai propri lettori che un piano per il Mezzogiorno si mette a punto in due giorni. Ma così va il mondo dei media. Certo qualcuno mette in dubbio, qualche incertezza. Ma  Renzi parte per il Giappone forte della risposta a Saviano.

Non importa  che il piano non ci sia, che gli interventi sono nel libro dei sogni, che per ricostruire una politica per il Mezzogiorno c’è bisogno di una grande operazione, in primo luogo culturale, operazione che si chiama reale unificazione dell’Italia, che deve mobilitare forze politiche, sociali, mondo della cultura insieme alla istituzioni. Il Mezzogiorno d’Italia è problema europeo, così come lo sono i “mezzogiorni” di altri paesi.

L’operazione mediatica, la convocazione di una fasulla direzione del Pd è miserevole. L’unica cosa certa è che verrà nominato un ministro per il Mezzogiorno, che, forse, sarà Quagliariello. Così l’Ncd, Casini, frammenti politici con parlamentari che  siedono alla Camera e al Senato, indagati, rinviati a giudizio, transfughi in cambio di poltrone avranno ancor più potere. La “questione” Verdini diventa un bruscolino a fronte della operazione sulla pelle del Mezzogiorno che Renzi si appresta a fare. Il voto che ha salvato Azzollini dagli arresti domiciliari ne è solo l’avamposto.

Il ministro Delrio inventa “una  grande officina per il Sud”,  priorità e finanziamenti inesistenti

Intanto il ministro Delrio sogna, lancia slogan che vanno bene per i media di regime. Parla di “una grande officina per il Sud”, scopre l’acqua calda quando individua le priorità. Dice che il governo “ha una chiara strategia, puntiamo su  agricoltura, turismo, industria specializzata”. Erano parole che si potevano leggere decine di anni fa nei progetti della Cassa del Mezzogiorno. E poi le opere infrastrutturali, la famosa “cura del ferro”, l’Alta velocità, la ferrovia Napoli-Bari-Taranto, investimenti sulle autostrade, sviluppo dei porti. Tutte cose lette e rilette, dette e ridette. Come la storia infinita della Salerno-Reggio Calabria e il fatto che Matera, capitale europea della cultura 2019 non ha ancora una stazione ferroviaria. Sempre Delrio annuncia che “abbiamo già un accordo con Bruxelles sul completamento dei corridoi europei”. Ma i soldi? Niente paura. Siamo il paese di bengodi. Ci sono già 40 miliardi di fondi europei più 30 miliardi di fondi italiani del Fondo di sviluppo e coesione – prosegue il ministro – destinati a colmare il gap infrastrutturale tra Nord e Sud. Il piano c’è già, ora bisogna solo attuarlo. Insomma, miliardi a palate e nessuno se ne era accorto.

Una storia che richiama i 300 finti miliardi annunciati da Juncker di cui Renzi  si era preso il merito

C’è un però. Questi miliardi dovrebbero essere svincolati dal patto di stabilità per il cofinanziamento 2016-2020. Non solo. A noi sembrano quei miliardi stanziati da Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea, il famoso piano dei trecento miliardi che  si è scoperto non esserci, di cui si era vantato Renzi Matteo, presidente di turno. In realtà si trattava solo di 21 miliardi che avrebbero dovuto fare da traino, movimentare capitali, prestiti dalla banche. Appuntamento al 7 agosto. Sarà una direzione lampo del Pd, magari con qualche diapositiva, ad accompagnare la relazione del segretario. Poi tutti a casa. Il Mezzogiorno può attendere. Un annuncio in fondo non si nega a nessuno. E Renzi in questo è bravissimo. Finché dura. O meglio, finché lo fanno durare.

Share

Leave a Reply