Renzi non rinuncia alla guerra contro il sindaco di Roma. Alfano rinvia la relazione su “Mafia Capitale”

Renzi non rinuncia alla guerra contro il sindaco di Roma. Alfano rinvia la relazione  su “Mafia Capitale”

Una brutta storia di malgoverno, protagonisti il presidente del Consiglio e il ministro Alfano. L’oggetto è la relazione che il ministro dell’Interno dovrebbe presentare al Consiglio dei ministri per decidere quali provvedimenti  adottare nei confronti del Comune di Roma sulla base della documentazione presentata dal prefetto Gabrielli relativa a “Mafia capitale”. Da alcuni giorni c’è stato un vero e proprio tira e molla. Alfano dichiara che la relazione è tecnicamente pronta, che dovrà decidere il Consiglio dei ministri. Poco dopo l’annuncio del ministro dell’Interno circola la notizia che il Consiglio dei ministri non avrà questo argomento all’ordine del giorno. Si aprono polemiche e interrogativi. Se la relazione è pronta perché prendere ancora tempo e lasciare il sindaco, la Giunta, i consiglieri con il fiato sospeso? Tanto più che lo stesso prefetto Gabrielli ha affermato più volte che non si pone, stante la documentazione da lui raccolta, alcun problema di commissariamento del Comune. La Giunta presieduta da Marino avrebbe rappresentato un momento di discontinuità con la passata amministrazione Alemanno. Torna a farsi sentire Alfano. Annuncia che lui è pronto a portare la relazione al Consiglio dei ministri convocato per le ore 18 di giovedì. Sarà il Consiglio a decidere come muoversi, quali procedure affrontare.

Si attende la conclusione della riunione, una seduta molto rapida, frettolosa. Renzi non gradisce, si fa sapere da Palazzo Chigi, l’insistenza sulla presentazione della relazione. Il premier vuole un approfondimento, basando questa richiesta sul fatto che gli ispettori incaricati dal precedente prefetto avrebbero invece espresso un parere diverso da quello di Gabrielli. Insomma, si sussurra, potrebbero esserci gli estremi per il commissariamento, magari parziale. Conclusione di questi tira e molla: la relazione di Alfano è stata rinviata al prossimo Consiglio dei ministri, previsto per il 27 agosto. L’annuncio viene dato dallo stesso Renzi che non ne dà alcuna motivazione. Fa sapere solo che il rinvio non è dovuto al fatto che sono in corso interrogatori di imputati, a partire da Buzzi. Precisa che non c’è alcun contatto fra il processo e  la relazione di Alfano. Come si dice excusatio non petita. Perché Renzi ha voluto precisare che non c’è alcun rapporto? Perché il fatto che sia stato proprio lui a stoppare la relazione mette in circolo molti dubbi. Cosa significa la parola “approfondimento”? Alfano avrebbe preparato una relazione priva di “approfondimenti” ? Oppure Renzi la manda per le lunghe sperando di trovare qualche appiglio per  mandare a casa Marino e la Giunta, desiderio che non  ha mai nascosto.

Marino costretto a convivere con il fantasma del commissariamento

Il sindaco Marino è costretto  così a convivere con i fantasmi di un possibile commissariamento dell’Amministrazione, o di soluzioni meno traumatiche, ma altrettanto ‘invasive’ per l’autonomia politico-amministrativa della città come quella di un commissariamento parziale dell’Amministrazione, con pezzi dell’apparato capitolino ‘isolati’ dall’attuale gestione.

Imminente  l’approvazione del Decreto  del governo sul Giubileo

Dunque la patata bollente resta nel campo del sindaco ed è questo il vero problema per la città,  costretta a restare nell’incertezza e con un Giubileo ormai alle porte. Sull’evento, Renzi dovrà comunque fare una scelta ed approvare il previsto Decreto che è stato già discusso ed è pronto per ricevere il disco verde, dopo la riunione della Cabina di regia dedicata all’Anno Santo straordinario. Roma non avrà fondi cash, ma la possibilità di aggirare il patto di stabilità per 400 milioni di euro, da spalmarsi in due anni, 200 nel 2015 e 200 nel 2016. Va poi detto, tornando per un attimo a Mafia Capitale ed alle mafie in genere, che il prefetto di Roma Gabrielli ha detto la sua in Commissione antimafia, tracciando un profilo su criminalità e mafie nella Capitale e non solo: “I sodalizi storici – ha detto – vedono Roma come un terreno strategico per il riciclaggio denaro sporco”.

Gabrielli traccia il profilo della mafia che muove alla conquista di Roma

La mappa della criminalità organizzata nell’area di Roma trova attive affiliazioni delle tre mafie storiche ognuna in zone precise, il che lascia supporre un accordo spartitorio. C’è una spartizione sia per zone che per interessi, come emerso dalle indagini – ha spiegato il prefetto. Articolata la presenza della ‘ndrangheta per il settore del riciclaggio con l’acquisizione di immobili e attività commerciali, con ‘ndrine del vibonese, crotonese e reggino che hanno intessuto rapporti con i sodalizi romani, soprattutto con i Casamonica. La Camorra, ha detto ancora Gabrielli, “si concentra in alcune ben precise zone della capitale. Oltre all’investimento di capitali nel mercato immobiliare del centro storico, i clan campani concentrano la propria attività illecita nei quartieri dell’Esquilino con il clan Giuliano e di Ostiense con il clan Zaza in collegamento con i Mazzarella, con interessi sulle attività di ristorazione e alberghiere; il traffico di stupefacenti è appannaggio del clan Moccia a Tor Bella Monaca. Cosa Nostra fa riferimento alla famiglia Triassi e concentra i propri interessi sul riciclaggio a Ostia insieme al clan Fasciani”. Per Gabrielli “le mafie tradizionali si muovono a Roma e provincia con un modello non diverso da quello usato negli anni ’70 e ’80 da Cosa Nostra, con l’insediamento del suo cassiere Giovanni Pippo Caló, uomo capace di intessere alleanze sia con la delinquenza romana della banda della Magliana che con frange dell’eversione nera”.

Altri 4 Comuni inquinati dalle mafie nell’hinterland romano

Quanto poi all’inquinamento delle mafie nelle Amministrazioni locali, Gabrielli punta i riflettori su alcuni centri dell’hinterland romano: “Ci sono altri quattro comuni – Morlupo, Sacrofano, Castelnuovo di Porto e Sant’Oreste – a rischio scioglimento, che sono stati oggetto di accessi delle commissioni. Nei prossimi giorni definiremo una valutazione che porteremo all’attenzione del ministro dell’Interno. Non mi pare poi da sottovalutare il campanello d’allarme che risuona anche in altre località della provincia di Roma. Di recente si sono verificati gravi espisodi di mala amministrazione e si è reso necessario procedere alla sospensione dei sindaci di Marino e Guidonia, entrambi destinatari di misure restrittive della libertà personale nell’ambito di procedimenti penali per gravi fatti di corruzione. Roma e la sua provincia – ha concluso il Prefetto – presentano fattori che continuano a renderle permeabili ai traffici illeciti delle organizzazioni criminali”.

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