Renzi, in calo di consensi ha paura di perdere. L’appello del mondo degli affari a suo sostegno un clamoroso autogol

Renzi, in calo di consensi ha paura di perdere. L’appello del mondo degli affari  a suo sostegno un clamoroso autogol

Cosa non farebbero i renziadi per sostenere il loro capo, in particolare quando lo vedono un po’ triste, molto preoccupato. Insomma meno spaccone. In questi ultimi tempi la cosa è capitata  troppo spesso anche se in pubblico il premier-segretario sfodera sempre il suo sorriso, stampato in faccia per tutte le occasioni. Di più, i renziadi soffrono per lui ma in particolare per se stessi. Metti che si vada ad elezioni come chiedono personaggi tipo il vicepresidente della Camera, fai come Tsipras gracchia Giachetti, che fine facciamo noi? E all’interrogativo danno risposte con iniziative tutte tese  a tessere le lodi del capo, per quello che fa e per quello che annuncia, soprattutto. Allora avviene che da Palazzo Chigi facciano filtrare notizie sul decisionismo di Renzi che non viene meno. Alla operazione si presta Repubblica che annuncia la “campagna di autunno” contro i sindacati e i lavoratori. Sarà il governo a decidere per legge su contrattazione, rappresentanze sindacali, diritto di sciopero, gliela facciamo vedere noi a questi “signori dell’immobilismo” afferma un sottosegretario quasi anonimo che nel suo curriculum fa sapere di essere nato politicamente democristiano, poi passato a Forza Italia, ora all’Ncd di Alfano.

Per risollevare le sorti del premier non basta la “campagna di autunno” contro sindacati e lavoratori

Può bastare la “campagna di autunno” per risollevare le sorti di Renzi Matteo che gli ultimi sondaggi danno  al limite del 30% con Grillo che si avvicina pericolosamente? Non solo, Confindustria non vede di buon occhio il decisionismo di Renzi, preferisce trattare direttamente con i sindacati. Lo staff di Renzi sente odor di bruciato e decide di tirar fuori  un appello con 209 firme di “semplici cittadini”, dicono loro, che “hanno voluto mobilitarsi per testimoniare la voglia di cambiamento degli italiani”. Titolo dell’appello “Noi sosteniamo Matteo  Renzi”. Un clamoroso autogol che sottolinea la paura di Renzi in perdita di consensi, avvertita in particolare nelle recenti elezioni amministrative. Ora il  segretario del Pd ha paura che il voto di primavera nelle grandi città confermi la caduta di consensi, che i prossimi appuntamenti, a partire dalla riforma del Senato, possano segnare la sconfitta delle sue scelte politiche, del decisionismo, dell’uomo solo al comando, costretto ad raccattare voti sparsi, a spalancare le porte del Pd a personaggi come Verdini, a rimettere in pista Berlusconi con un nuovo patto, un Nazareno nei fatti. Anche se non scritto. Nasce da qui l’appello. Altro che “semplici cittadini”. Il gioco è troppo scoperto. Il grido di aiuto troppo forte, evidente.

La pubblicazione a pagamento di un appello sul Corriere della sera inguaia ancora di più il premier

Le firme non sono di “semplici cittadini” ma di esponenti del mondo degli affari, notai, avvocati,  banchieri, consulenti finanziari, consulenti di transazioni aziendali, qualche imprenditore, di aziende partecipate, personaggi che, come Chicco Testa, una volta Pci, ambientalista, hanno fatto carriera nel mondo dell’industria pubblica. E per non far torti a nessuno, visto che le “rivelazioni” renziane erano state affidate a Repubblica, si compra una pagina sul Corriere della sera, con tassa di 140 euro da parte di ogni firmatario. Dice uno dei promotori, frequentatore dei “salotti buoni” milanesi: “Mi hanno chiamato, mi hanno detto della proposta e ho aderito”. Un appello simile era stato pubblicato sempre sul Corriere nell’ottobre dell’anno passato. I firmatari vorrebbero che in seguito all’appello si manifestassero pubblicamente i seguaci di Renzi con lettere ai giornali, interventi sui blog. Si ricordano i risultati raggiunti dal governo, la “Buona scuola”, che rende “ogni preside responsabile della scuola che deve dirigere”, la riforma del Senato “per rendere più efficiente l’attività parlamentare”, l’emergenza migranti di cui i firmatari non sanno però che dire, ma soprattutto “il suo coraggio (di Renzi ndr) per la volontà di cambiare le cose”. Certo, ammettono i firmatari, “ci sono molte cose da fare, moralizzazione della classe politica (senti da che pulpito viene la predica, ndr), contrasto alla corruzione” e via dicendo, ponendo al centro “una cultura  della responsabilità”.

“Vogliamo far sentire la voce della gente”. Si rasenta il ridicolo

Un uomo solo al comando, comunque e ovunque, i desiderata della “elite”, si fa per dire della borghesia affaristica milanese. Ma perché questo appello? Se la cosa non fosse seria, ci sarebbe da sganasciarsi dal  ridere. Renzi Matteo riempie i media ogni giorno, ad ogni ora, tv e radio, colonne e colonne dei quotidiani. E loro, quelli dei salotti buoni, dicono che nei confronti del premier “c’ è un muro di silenzio”, “vogliamo far sentire la voce della gente”. In realtà la gente la sua voce la sente e come. Ma non l’ascolta, giustamente. “Vogliamo dire al governo – affermano – che c’è un’intera Italia che vuole cambiare  il paese. Il senso per noi è far arrivare un sostegno dagli italiani al primo ministro in un momento in cui gli arrivano strali da tutte le parti: i vescovi, il sindacato, i giornali, il suo stesso partito”. Chiedono ai parlamentari che già sostengono Renzi di farlo con più forza “contro i professionisti del no”. Sono preoccupati per l’avvenire dei giovani, dei nostri figli. “È per questo che ho firmato anch’io, per i giovani”, afferma Peter Heilbron, proprietario di Tenuta Bellafonte, un’azienda vitivinicola di Torre del Colle, un  borgo in provincia di Perugia, “Non l’ho fatto per interessi di settore, o come imprenditore, ma come padre. Per dare un futuro migliore ai miei figli”.

“Salotti buoni” incrociano il sottobosco del potere politico

Il “Fattoquotidiano” ha redatto un  elenco di alcuni firmatari. C’è Roberta Furcolo, ex dirigente di Intesa San Paolo,  nota per essere la moglie di Alberto Nagel,, amministratore delegato di Mediobanca. Di lei si ricordano alcune frasi, diciamo celebri, fra le altre quella rivolta all’allora presidente Monti, davanti a 400 esponenti della finanza: “Non cercate troppo il consenso delle parti sociali”, disse, e Renzi si è mosso proprio sulla base di quella invocazione.

Nella lista dei firmatari,  come abbiamo detto c’è Chicco Testa, presidente – tra le  altre cariche di Sorgenia  e Assoelettrica, Guido Roberto Vitale (consulente finanziario e fondatore della Vitali&Co.), Giovanni Tamburi  (ex banchiere d’affari e finanziere), Andrea Casalini (amministratore delegato di Eataly Net, società di e-commerce legata al gruppo di Oscar Farinetti),  Auro Palomba, (esperto di comunicazione finanziaria e fondatore della società di “reputation” Community), il nobile  Gaddo Della Gherardesca, Paolo Colonna (ex presidente della società di investimento Permira) , Paolo Cuccia presidente del Gambero rosso, holding con un passato in Capitalia, Eur, Citicorp, Bulgari, Abn Ambro, Acea, Bruno Gattai socio fondatore dello studio “Gattai Minoli & Partners”, di Clarice Pecori Giraldi, direttore delle vendite private di Christie’s, di Vannozza Guicciardini Parravicini, di Gerolamo Caccia Dominioni, dal 2007 al 2010 amministratore delegato di Benetton, di Claudio Ceper, senior advisor di Egon Zehnder, del notaio Guido Peregalli, dello stilista di abiti da sposa Antonio Riva. E ci fermiamo  qui. Più che  il “salotto buono” della borghesia milanese, a noi sembra  un intreccio fra “salotti buoni” dei tempi che furono e sottobosco di personaggi, faccendieri, verrebbe da dire, che si muovono ai margini del potere politico, da quello impersonato dalla Democrazia cristiana, poi da Berlusconi, ora da Renzi Matteo.

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