Renzi-Berlusconi prove di alleanza. La presidente Rai nominata da Mediaset. Accade solo in Italia

Renzi-Berlusconi prove di alleanza. La presidente Rai nominata da Mediaset. Accade solo in Italia

Ancora una volta la Rai, la sua cabina di comando, è l’ombelico della vita politica italiana. Ma questa volta, Renzi Matteo, ha superato tutti: scrive Tomaso Labate sul Corriere della sera, non smentito, che la nomina della presidente della Rai è stata concordata in una telefonata fra il presidente del Consiglio e  Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, quella che da sempre è una delle concorrenti del servizio pubblico. È noto che le decisioni più importanti, le scelte politiche decisive sia nell’era democristiana sia in quella berlusconiana, qualche briciola nella breve stagione del centrosinistra, sono sempre passate per le poltrone di Viale Mazzini, in un modo o nell’altro. Merce di scambio: a onor del vero quando al centrosinistra ne fu data l’opportunità non furono capaci neppure di  approvare la legge sul conflitto di interessi. Nell’arco di qualche giorno è stata archiviata la nomina di un pessimo Consiglio di amministrazione, di una presidente che non aveva alcun valido titolo per diventarlo, di un direttore generale presto amministratore delegato, collaboratore di  Renzi Matteo, uno dei promotori delle Leopolde. Grande esperto di tv, si dice, ma a “La7”  non ha dato prova di  esperienza di bilanci, gestione aziendale. E poi nel suo curriculum ci sono tanti passaggi veloci da una azienda all’altra. Non è un buon segno.

La telefonata fra il premier e Confalonieri, una pessima esibizione politica

Riassumiamo: quasi tutti i media hanno dato un giudizio negativo sull’operazione Rai, mettendo in discussione la capacità di un  simile consiglio di amministrazione di affrontare il vero problema, un progetto per il servizio pubblico, per rilanciarlo. Ma il modo in cui tutto ciò è avvenuto è ancora più grave, pone in discussione la democrazia del nostro paese, il ruolo dell’esecutivo e del Parlamento che è stato del tutto esautorato, quello della  politica, il rapporto che il premier ha intrattenuto con un capo azienda del calibro di Fedele Confalonieri, amico per la pelle di Berlusconi, insieme cantavano e suonavo intrattenendo i passeggeri di navi da crociera. Rivela il Corriere della sera, ripetiamo non smentito al momento in cui scriviamo, un fatto sconcertante, un siparietto di malgoverno.

La notizia pubblicata  dal Corriere della sera. Non sono giunte smentite

“È mercoledì 5 agosto, ora di pranzo. Fedele Confalonieri – scrive il giornale milanese – ha appena finito di parlare al telefono con Renzi. Una telefonata importante, visto che da quello scambio di battute viene fuori l’accordo per l’elezione di Monica Maggioni ai vertici della Rai. Berlusconi, che per la trattativa sui vertici di Viale Mazzini ha lasciato campo libero ai suoi ambasciatori, ascolta le parole del suo capo-azienda, che è anche l’amico di una vita”. “Visto che con Renzi si può ancora discutere?”, è l’argomentazione del presidente di Mediaset. Neanche un’ora dopo, l’ex premier prepara il rilancio. “Fate sapere a Renzi che sono pronto a discutere con lui e ad aiutarlo sulle riforme”.

L’ex cavaliere chiede al governo un tavolo di confronto sulla giustizia

Ma prima lui deve “aprire” a un dialogo con noi sulla giustizia. Sembra una scena da film horror ma è proprio così: la presidente della Rai l’ha nominata il capo della azienda concorrente. Roba che solo in Italia, se la versione del Corsera risponde a verità. Un fatto che sarebbe bene arrivasse in Parlamento, visto che i consiglieri di amministrazione della Rai sono nominati dalla Commissione parlamentare di Vigilanza.u<ndo hanno votato Sarebbe interessante sapere se erano a conoscenza che il nome scaturito dallo scrigno renziano era stato concordato con un capo azienda. Ma c’è di più.

È da quelle nomine, dalla vicenda Rai, che parte di nuovo un rapporto fra Renzi e Berlusconi, che guardano lontano. L’ex premier non lascia adito a dubbi. Nuovo Nazareno o no dice di essere disponibile ad un rinnovato rapporto con Renzi. Rivolto ai suo collaboratori di fiducia, scrive sempre il Corriere, afferma: “Sono giorni che mi dite che il Pd vuole tornare a dialogare con noi. L’hanno capito pure loro che non hanno i voti al Senato per le riforme, eh? Bene, ho la risposta che dovete dargli. Fate pure sapere a Renzi che sono disposto a tornare al tavolo con lui. Ma a una condizione. Deve discutere con noi sulla riforma della giustizia”.  Un baratto che a definirlo osceno si dice sempre poco. Si tratta di chiacchiere ferragostane? Pensiamo di no perché ci sono tanti segnali che il premier-segretario del Pd si muove nella direzione indicata da Berlusconi.

Le possibili intese con Forza Italia sulla riforma del Senato

Per quanto riguarda la riforma del Senato, lo abbiamo già scritto, e proprio dall’episodio riferito dal Corriere trova conferma, il Senato semielettivo, una presa in giro per la minoranza che si batte per restituire a Palazzo Madama ruolo e dignità, una elezione diretta senza per questo tornare al voto di fiducia nei confronti del governo, potrebbe far ritirare ai forzaitalioti tutti gli emendamenti che incrociano quelli della minoranza del Pd. Per quanto riguarda la questione relativa al voto di lista che Forza Italia chiede sia trasformato in voto di coalizione per eliminare con un sol colpo verdiniani, fittiani e altre frattaglie, Renzi fa la voce grossa. Ma  gli emendamenti possono essere accolti. Per  quanto riguarda la giustizia massimo interesse anche  per Verdini per gli alleati del partito di Alfano, con aggiunta di Casini, i contatti fra emissari renziani e forzaitalioti non sono mai cessati con qualche imbarazzo del ministro Orlando. Ma la cosa è fattibile nel nome di una santa alleanza, di larghe intese, formula più volte usata nella storia parlamentare ma non ha mai portato bene al Paese. Si potrebbe partire da un tavolo comune fra governo e forzisti, cosa che non si nega a nessuno, O meglio si nega solo ai sindacati. Ma questa è un’altra storia. O forse è la medesima storia.

D’Attorre. Continuerò a battermi nel partito per riaprire una prospettiva di centrosinistra

In tutto questo bailamme come si colloca la minoranza del Pd? Intanto una parte si è già collocata, con il ministro Martina, il sottosegretario Pizzetti che hanno traslocato nel campo renziano insieme a qualche altro, andando a raggiungere gli ultra renziani alla Orfini. A costoro va bene il Senato semielettivo, che invece i 28 firmatari degli emendamenti giudicano una proposta di mediazione irricevibile, parlando di uno snodo molto importante a settembre quando la legge andrà in Commissione (anche se Renzi punta ad eliminare questo passaggio)  e poi in Aula. Dice Alfredo  D’Attorre:  “II governo procede su alcuni temi con un programma opposto a quello con cui siamo stati eletti e mai discusso con la base”. Intervistato dal Corriere della sera, molto attento al Pd, dice: “Non minaccio l’uscita dal Pd  anche perché  dubito che i destinatari della minaccia la vivrebbero come tale.  Renzi sembra incoraggiare l’uscita di chi non si allinea. Personalmente – conclude – finché vedrò uno spiraglio per riaprire una prospettiva di centrosinistra, continuerò a battermi nel Pd. Se e quando non lo vedrò più ne trarrò le conseguenze”. Insomma il futuro del Pd è tutto da discutere. Nel frattempo  coloro che hanno lasciato il partito, da Fassina a Civati, Cofferati, a Gregori e ad altri dirigenti, stanno lavorando per costruire una forza di sinistra, partendo dai territori, recuperando in primo luogo quelle centinaia di migliaia di persone iscritti e votanti che hanno lasciato il Pd.

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