Perché la stessa birra costa 1 euro a Lisbona e 3 a Roma e a Berlino? Lo rivela una ricerca dell’Eurostat

Perché la stessa birra costa 1 euro a Lisbona e 3 a Roma e a Berlino? Lo rivela una ricerca dell’Eurostat

Estate. Tempo di vacanze all’estero per molti milioni di europei. Se i turisti scelgono come mete paesi, come la Gran Bretagna o la Turchia o la Croazia, che hanno una moneta nazionale diversa dall’euro, subiranno ovviamente le oscillazioni del cambio, in alcuni casi favorevoli, in altri sfavorevoli. Ma cosa accade quando si scelgono come mete i Paesi della eurozona, quei 19 paesi che usano la moneta comune chiamata euro? A quali oscillazioni si troveranno di fronte i turisti, dal momento che non vi sarà più il cambio? Molto dipende dal costo della vita in ciascun paese, risponde una ricerca dell’Eurostat, che ha comparato il valore di scambio di cento euro in ciascuno dei paesi dell’eurozona. E si scoprono informazioni interessanti, oltre che divertenti.

Se ad esempio prendiamo come riferimento un turista tedesco in vacanza in Lituania (il turista tedesco è sempre assunto come campione da tutte le ricerche economiche), si scoprirà la sua meraviglia di fronte a quante cose potrebbe acquistare con i suoi cento euro, quasi la metà in più dei beni o dei servizi che potrebbe acquistare in Germania. Se poi lo stesso turista tedesco decide di fare tappa in Finlandia, di andare in un bar e farsi un cicchetto, scoprirà invece che non è proprio uno scherzo dire che avrà bisogno di aprire un mutuo per acquistare una bottiglia di vodka. Insomma, benvenuti nell’eurozona, dove monete e banconote sono le stesse ma i prezzi differiscono enormemente. Mentre i 19 paesi condividono la medesima moneta, non condividono, però, gli stessi prezzi per i beni e le merci prodotti nei loro rispettivi paesi. Il costo della vita e il potere di acquisto relativo variano a seconda dello stato membro. In altre parole, il valore reale di 100 euro, che rappresenta il termine di comparazione dell’Eurostat, varia in tutti i paesi dell’unione monetaria. Va detto che lo stesso accade in un Paese federalista come gli Stati Uniti, dove il valore del dollaro oscilla in base alla ricchezza prodotta e al costo della vita di ciascuno stato, come è stato dimostrato da una recente ricerca della Tax Foundation.

L’analisi ravvicinata paese per paese dimostra che fatto 100 euro il valore di scambio in Germania, l’Italia vi si avvicina parecchio, poiché il suo valore è di 99 euro. Ciò significa che almeno su questa comparazione, Italia e Germania sono sostanzialmente sullo stesso piano, con la differenza però che in Germania il livello medio dei salari è praticamente doppio rispetto a quello dei lavoratori italiani. Insomma, tra Italia e Germania non vi sono differenze sostanziali nel costo della vita, dice Eurostat, ma gli italiani sono più penalizzati da un mercato del lavoro e salariale più difficile e complesso.

La Lituania si presenta come lo stato del’eurozona dove il costo della vita appare il più basso. Nel paese di più recente adesione all’eurozona, con 100 euro, secondo il calcolo dell’Eurostat, si possono acquistare beni e merci che in Germania (e in Italia) hanno un valore di ben 142 euro. La Lituania è seguita, in questa speciale classifica, da Slovacchia (137 euro), e dagli altri stati baltici, Lettonia (134 euro) ed Estonia (127 euro). Tra i paesi più occidentali, la palma per il paese più economico appartiene di diritto al Portogallo, dove un turista tedesco (e italiano) può acquistare coi suoi 100 euro beni e merci per un valore di 122 euro. Ma in un caso l’Eurostat ha calcolato risparmi decisamente superiori: la stessa birra tedesca di una marca nota, che a Monaco di Baviera o a Roma costa 3 euro alla mescita, costa invece appena un euro a Lisbona.

Dall’altra parte della medaglia, però, ci sono paesi dell’eurozona dove appunto 100 euro valgono meno, come l’Irlanda e la Finlandia, dove l’Eurostat ha calcolato che il valore reale di 100 euro scende a 77 euro. Quest’ultimo non è un concetto semplice da capire, dicono gli economisti dell’Eurostat che hanno analizzato la sostanziale crisi di alcuni paesi secondo il rovescio della medaglia, ovvero il valore d’uso dell’euro. E parlano esplicitamente del caso della tazzina di caffè espresso. Il turista italiano che si reca a Parigi non troverà scandaloso che nei bistrot e nei caffè della capitale francese la tazzina di caffè venga venduta a 1.50 euro, ma farebbe il diavolo a quattro se la stessa tazzina gli fosse venduta allo stesso prezzo in una città italiana. L’Eurostat calcola dunque che il turista italiano con i suoi 100 euro acquisterebbe appena 66 tazzine di caffè a Parigi, ma a Roma ne berrebbe certamente 125, dato il costo medio di 80 centesimi a tazzina. Quasi il doppio. L’Eurostat avverte che questo genere di comparazione sembra un gioco aritmetico, ma si rivela uno dei modi più efficaci per comprendere il valore di scambio dell’euro in ciascun paese.

Non manca, nella ricerca Eurostat, il cosiddetto “paniere” dei beni e delle merci, ovvero quella lista di prodotti indispensabili per ciascun cittadino europeo. Ad esempio, l’Irlanda, patria della birra Guinness, si rivela il posto più costoso d’Europa per quanto riguarda il costo delle bevande alcoliche e da tabacco. La scelta di questo “paniere” risponde ad una precisa politica irlandese di mantenere quanto possibile basso il consumo collettivo di alcol e sigarette. Non sappiamo dire quanto sia efficace. L’abbigliamento è costosissimo in Svezia e in Danimarca. Chissà perché.

Share

Leave a Reply