Padoan: La crisi che viene dalla Cina? Affari loro. Ma Prodi avverte: senza risposta economica coordinata si rischia una deflazione globale

Padoan: La crisi che viene dalla Cina? Affari loro. Ma Prodi avverte: senza risposta economica coordinata si rischia una deflazione globale

L’Italia si chiama fuori dal dibattito che in tutto il mondo si sta sviluppando sullo tsunami  che ha colpito l’economia cinese con pesanti riflessi sui mercati borsistici. Solo Romano Prodi con due interventi sul Messaggero e sul Sole 24ore affronta i problemi  del momento con uno sguardo al presente e al  futuro. Dice l’ex presidente del Consiglio che “il vero pericolo è che la crisi cinese, che è insieme crisi della sua economia reale e della sua finanza, non infetti tutta l’economia mondiale che è già debole di per sé stessa”. “Io dico di fare attenzione – prosegue – perché se non c’è una risposta economica coordinata si rischia una deflazione globale. La crisi del 2008 è stata provocata dagli Stati Uniti, la prossima potrebbe venire dalla Cina. Il che paradossalmente vuol dire che Pechino è protagonista nel mondo. Noi europei non siamo nemmeno capaci di provocare le crisi. Ci limitiamo a subirle e a prolungarle facendoci del male da soli. Servirebbe una conferenza mondiale, una nuova Bretton Woods o come ci pare. Sicuramente è desiderabile, ma non credo sia realistica, probabile. Non mi pare che l’Europa sia in grado di organizzarla, non so se gli Stati Uniti la vogliano davvero. Certo non aiutano le tensioni con la Russia e quelle che vi sono anche tra Usa e la stessa Cina. Però non si può lasciare fuori dal tavolo un giocatore così importante”. Qualcosa da dire da parte dei governativi? Vogliamo contare qualcosa in Europa dopo che sia per quanto riguarda l’economia che per la drammatica “questione migranti” siamo stati messi da parte, se la vedono Merkel e Hollande? Pare proprio di no, anche se a più riprese Renzi vanta successi che solo lui vede.

Il premier, i ministri ventriloqui, gnomi senza alcuna idea da mettere in campo

La realtà è che il premier, i ventriloqui ministri e sottosegretari, non hanno una idea da mettere in campo, non sono in grado di far sentire la voce del nostro paese. Alcuni non sono proprio all’altezza, gnomi  che tirano a campare,  per i quali va tutto bene, nessuna preoccupazione. Domani, giovedì, si apre  il tradizionale vertice delle banche centrali che si tiene a Jackson Hole nel Wyoming. Non dovrebbe esserci l’annuncio dell’aumento da parte della Federal reserve dei tassi di interesse. Non a caso si prevede l’assenza della presidente Janet Allen. Al suo posto il vice della Fed Usa, Stanley  Fischer, un segno che dei tassi non si discuterà. Il governatore  dello stato di New York, William Dudley, del resto, ha  affermato proprio alla vigilia dell’incontro dei banchieri che gli eventi cinesi hanno “alimentato i rischi al ribasso, il rialzo dei tassi a settembre è meno convincente”.  Lawrence Summers, ex segretario al Tesoro di Bill Clinton ed ex consigliere di Obama afferma: “Un rialzo dei tassi nel futuro prossimo sarebbe un grave errore, minaccerebbe i principali obiettivi della banca centrale e cioè stabilità dei prezzi, piena occupazione, stabilità finanziaria”.

Mercati  su e giù. Shanghai  in rosso. Male  le Borse europee. Respira Wall Street

Anche l’andamento dei mercati nella giornata di mercoledì, dopo il rimbalzo, mostra che la crisi c’è, non allenta la presa. Le Borse sono in altalena, Shanghai chiude ancora in rosso -1,3, Milano perde lo 0,81, Francoforte -1,21, Parigi -1,4, Londra  -1,6, Hong Kong -1,51. In positivo invece Tokio +3,2, Taiwan +0,52, Seul +2,57, Sidney + 0,69. Dagli Usa, Wall Street è molto movimentata ma alla fine se la cava con l’indice Dow Jones a +1,68 e il Nasdaq a +1,98. Questo il panorama. L’indifferenza italiana è al limite dell’incoscienza. Renzi fa lo spaccone di fronte alla platea di Comunione e Liberazione, si mette alla testa dei ciellini, li accarezza, li scavalca, più a destra che può. Gli interventi di Berlusconi alle adunate del popolo ciellino sembrano quelli di un pericoloso estremista.

Delrio richiama Togliatti per giustificare la politica renziana. Più ridicolo non si può

 Il ministro Delrio non trova di meglio che citare Togliatti per dire che il capo del Pci proprio in un discorso a  Reggio Emilia sosteneva la necessità di un rapporto con il ceto medio produttivo, gli artigiani, la piccola impresa.  Solo con gli operai non si può aspirare al governo del Paese. Non c’era bisogno di citare Togliatti. Ma da parte di un ex democristiano è già qualcosa. Forse però dovrebbe leggere meglio la storia politica del Pci a partire dal ruolo della classe operaia. Si renderebbe conto che la politica del governo di cui fa parte, non ha niente a che vedere, non diciamo con la lezione togliattiana, ma neppure con l’interclassismo cattolico. Gli attacchi feroci al sindacato da parte di Renzi Matteo e del suo “giglio magico” guidato dal Lotti, si collocano in un arco politico di destra, neoliberista, infarcito di autoritarismo. L’uomo solo al comando che tanto piace ai ciellini. Niente a che vedere con De Gasperi, rileggere l’intervento  del segretario della Cei, monsignor Galantino, con La Pira, Dossetti,  tanto per citare alcuni dei protagonisti della scena politica ai tempi della Dc.

Meraviglia che anche un ministro come Padoan non metta in campo alcuna idea sulla crisi che viene da lontano. Peggio la ignori. Anche lui si rivolge alla platea ciellina, dice che “non siamo soddisfatti di una crescita da zero virgola”. Ma, sapete, “la crescita è la cosa più complicata da capire e sostenere per un governo soprattutto in Italia. Quel che tiene la crescita ancora bassa è un insieme di fattori che risalgono al passato”. Già, ma quale passato? Intendeva, speriamo, quello berlusconiano, ma se è così, le misure, meglio gli annunci del governo sono un ritorno a quel passato, a partire dal Jobs act che ha portato a compimento un vecchio desiderio liberista, leggi Sacconi, di eliminare l’articolo 18, colpendo i diritti dei lavoratori.

Padoan:  gli investimenti privati motore della crescita. Obama la pensa diversamene

Per Padoan il “motore della crescita sono gli investimenti privati, perciò il governo cercherà di rendere più facile la vita a chi decide di rischiare perché questo è il compito della politica economica di un governo”.  Obama, tanto per dirne uno, la pensa diversamente: sono gli investimenti pubblici a trainare la ripresa. Per Padoan il compito del governo è quello di stare dalla parte degli imprenditori. Punto e basta. La Costituzione dice altre cose. Ma l’effetto Cina induce il ministro a  qualche considerazione che non sia propaganda? Ci mancherebbe. Padoan non è preoccupato per l’effetto Cina, i banchieri che si riuniscono a Jackson Hole, Montagne rocciose, la pensano diversamente e non si tratta di pericolosi estremisti. Riconosce il ministro che “il clima economico globale si è sicuramente intiepidito, la Cina – dice – cresce a ritmi meno sostenuti del passato, e tutti gli altri paesi del club dei BRIC – cioè Brasile Russia e India, oltre alla Cina – hanno problemi domestici”.  E l’Italia? “In questo quadro – afferma il ministro – che vede anche una bassa crescita dell’Europa, le cifre di crescita per il paese sono comunque coerenti con il quadro congiunturale preso in considerazione nel documento di economia e finanza.” Ma ci crede davvero o si tratta di propaganda per le orecchie dei ciellini? Se crede davvero che l’Italia con la crescita del Pil dello 0,2 e di  47, proprio 47, posti di lavoro in più nell’arco di sei mesi, il ministero non fa per  lui. Oppure, sono in molti a dirlo,dal meeting di Cl è partita la campagna elettorale, con i 100 teatri dove Renzi andrà nel ruolo di imbonitore, per elezioni politiche nel 1016 insieme a quelle amministrative con al voto grandi comuni. A conclusione, per dare ancora più sale alla giornata due notizie.

La gaffe di Giuliano Poletti smentito in diretta dal premier

Domani il Consiglio dei ministri non esaminerà alcuni decreti delegati relativi al Jobs act fra i quali quello relativo al controllo a distanza dei lavoratori. Lo aveva annunciato alla platea dei ciellini il ministro  Poletti ma è stato lo stesso Renzi a telefonargli in diretta dicendo che non se ne faceva di niente e lui ha dovuto smentire. Altra notizia: l’intenzione, per ora non smentita, di Fabrizio Cicchitto, già confesso tessera P2, di iscriversi al Pd.  E perché no, vista la compagnia.

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