Napolitano ci ripensi. Il voto diritto inalienabile dei cittadini. Anche per eleggere il Senato

Napolitano ci ripensi.  Il voto diritto inalienabile dei cittadini. Anche per eleggere il Senato

Vannino Chiti commentando l’intervento della presidente della Commissione Affari costituzionali, Anna Finocchiaro, aveva espresso ieri una valutazione negativa sulla sua chiusura alla possibilità di tornare alla eleggibilità del Senato. Definiva le dichiarazioni di Finocchiaro “non solo semplicemente deludenti ma politicamente assai negative. Non si è tenuto conto – diceva –  né del dibattito, né delle posizioni annunciate dai gruppi parlamentari né delle audizioni dei costituzionalisti. Se queste sono l’apertura e l’ascolto, si poteva non sprecare tempo e andare direttamente in Aula”. A dar man forte alla Finocchiaro, in piena sintonia con la ministra Boschi e il premier Renzi, arriva addirittura l’ex presidente della Repubblica, oggi senatore a vita. Con un intervento a gamba tesa, una lettera aperta pubblicata dal Corriere della sera, Napolitano elogia l’intervento della Finocchiaro e porta un duro attacco ai senatori che sono decisi a dare battaglia per un ritorno alla eleggibilità del Senato, senza per questo riproporre il bicameralismo paritario.  Sostiene che nella sua replica, Finocchiaro ha  raccolto “nel modo più comprensivo e in termini di inequivoca puntualità, i temi e le posizioni che hanno avuto modo di esprimersi in Commissione nel corso di molte settimane in luglio ed agosto”.

L’ex presidente della Repubblica:  “La ineleggibilità dei senatori, un punto fermo, non si torna indietro”

Ancora, la scelta della ineleggibilità dice che è un “punto fermo che è stato ormai posto” da cui non possiamo tornare indietro. “Questa scelta e le conseguenze che essa implica –prosegue – sono state decisamente sostenute e con dovizia di argomenti, da larga parte degli studiosi chiamati a dare il loro contributo attraverso le audizioni svoltesi in sede di Commissione”. Chiti la pensa diversamente e siamo certi che avrà ascoltato i pareri espressi nelle audizioni. Del resto basta leggere interventi ed interviste di autorevoli costituzionalisti, salvo il renziano  Ceccanti, per  farsi una opinione in merito. Ma Napolitano ha un obiettivo ben chiaro, difendere il suo operato da Presidente su questa scottante materia  sulla quale molte sono  state le critiche nei suoi confronti.

La lettera al Corriere della Sera. Il rischio di “disfare la tela”, “drammatica inconcludenza”

Dice nella lettera al Corriere, che il ritorno al Senato elettivo, come chiede la minoranza del Pd, “produrrebbe lo stesso effetto di far saltare le basi su cui si è posta la riforma del bicameralismo paritario. Ci si presenta dunque così, attraverso le posizioni più radicalmente alternative espressesi ancora in queste settimane, il rischio, o la tentazione, di ‘disfare la tela’ come ebbi modo di dire intervenendo in Commissione il 15 luglio nel ricordo di esperienze di drammatica inconcludenza in questa materia, da me vissute a più riprese e in particolare da presidente della Repubblica”. Poi conclude con un forte appello, che suona più come una condanna senza appello, “a quanti continuano a esprimere orientamenti così rischiosi per le sorti di una già troppo tardiva riforma costituzionale di cui l’Italia, la democrazia repubblicana, il nostro Parlamento hanno profondo bisogno”. Quasi che Chiti sia un pericoloso rivoluzionario. Poi la stoccata finale. Ricorda che “modifiche e puntualizzazioni utili e non dirompenti” si possono avere in un confronto che non tocchi però la sostanza, la ineleggibilità. E ammonisce: “ Non si sovrappongano a un confronto che resti nei limiti di una doverosa responsabilità comune, contrapposizioni politiche distruttive e puri artifizi polemici. Questioni di indirizzo politico o di metodo nella gestione del governo e del suo rapporto con il Parlamento vadano poste (e adeguatamente motivate) in sedi appropriate e con proposte che non si traducano in fattori di paralisi di quell’impegno di riforma costituzionale che era apparso – e auspico possa ancora tornare ad essere – largamente riconosciuto e condiviso”. Traduciamo: la gestione del governo non si tocca, ci sono le sedi opportune per discuterne. Quali? Più appropriato che il dibattito in Senato su una legge che cambia la natura della nostra democrazia parlamentare, vedi l’accoppiata con l’Italicum, è un vero esproprio nei confronti dei cittadini di un diritto fondamentale, quello del voto.

I senatori della minoranza Pd decisi a presentare emendamenti per la eleggibilità

Il “messaggio” di Napolitano, non più attraverso le televisioni a rete unificate, diciamo gli auguri di buone vacanze, arriva attraverso  una lettera aperta ad un grande giornale, ma pur sempre una lettera aperta. Napolitano non ce ne voglia. È un senatore emerito, ha tutte le possibilità di intervenire, di dire la sua, nei luoghi dove la politica dovrebbe essere di casa, il Parlamento, il Senato. Dove i senatori messi sotto accusa, quelli della minoranza del Pd sono decisi a presentare gli emendamenti che ritengono indispensabili per dare al Senato quei poteri, escluso  il voto di fiducia al governo, che sono necessari  per bilanciare una Camera  eletta con una legge che è peggiore del Porcellum. Di questo si discuterà nella pausa estiva per riprendere subito a settembre la discussione e il voto al Senato. Possibile che a un uomo politico della statura di Napolitano, cui il nostro Paese deve molto, sfugga il fatto che neppure il 50% dei cittadini in queste tornate elettorali  sia andato alle urne? E che i sondaggi dicono che la fiducia nella politica, nei partiti, è  in continuo calo?  Possibile che, con una ostinazione degna di miglior causa, gli sfugga che la  nostra democrazia è a grave rischio dal momento che un partito con il consenso di circa il 20% dei votanti può eleggere governo, presidente della Repubblica, Corte costituzionale? Possibile che  il Senato, senza più alcun potere, venga formato da eletti nelle regioni, sempre con il consenso al massimo del 20-30% dei votanti? Ci ripensi,senatore emerito, questa non è democrazia, quella per la quale si è battuto  tutta la vita.

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