Monica Maggioni, presidente Rai. Da vent’anni in azienda, scelta da Renzi e Berlusconi. Polemiche sempre infuocate

Monica  Maggioni, presidente Rai. Da vent’anni in azienda, scelta da Renzi e Berlusconi. Polemiche sempre infuocate

Il direttore di RaiNews24, Monica Maggioni, è dunque il nuovo presidente del Cda della Rai, con il consenso bipartisan di Partito democratico e Forza Italia, e l’astensione dei 5Stelle in Commissione di Vigilanza parlamentare sulla Rai, che deve votarla con almeno i due terzi dei suoi voti. L’elezione di Monica Maggioni fa seguito alla elezione dei sette consiglieri di nomina parlamentare. Monica Maggioni è nata a Milano il 20 maggio del 1964, ed è in Rai dal 1996. In vent’anni di carriera, è stata conduttrice e inviata speciale, fino al 2013 quando è stata nominata direttore di RaiNews24. In questo Consiglio di amministrazione, dunque, insieme a Carlo Freccero, è la sola a conoscere meccanismi e complessità del sistema produttivo e informativo del servizio pubblico, perché tutti gli altri consiglieri, compreso Marco Fortis, economista di Palazzo Chigi, molto vicino a Renzi, vengono da esperienze decisamente diverse.

Polemiche a gogò sulle nomine, da Cacciari a Gramellini a Ezio Mauro. Staino e Ellekappa feroci

Le polemiche sulla scelta del metodo, ovvero l’utilizzazione della legge Gasparri del 2004 per la designazione e la nomina dei consiglieri, e anche per il merito dei nomi, almeno sette lottizzati e appartenenti ai club che contano e per le conseguenze della legge sugli incarichi direttivi pubblici ai pensionati, non si placano. Massimo Cacciari è durissimo e accusa direttamente Matteo Renzi, sostenendo che la vicenda Rai dimostra quanto siano “dilettanti e ridicoli” coloro che nella maggioranza hanno assunto queste decisioni. Per il filosofo veneziano si tratta ormai del tramonto di Renzi e del renzismo, proprio per l’uso cinico e dilettantesco del potere. Sul quotidiano torinese La Stampa il commento al vetriolo è affidato al vicedirettore Massimo Gramellini, il quale scrive: “il capolavoro che le truppe scelte da Renzi hanno confezionato verrà probabilmente studiato nei manuali di alta strategia oltre che in quelli di satira”, e conclude citando una notissima trasmissione radiofonica di tanti anni fa condotta dal mitico Corrado, “La Corrida”, ovvero dilettanti allo sbaraglio. Lo stesso direttore di Repubblica, Ezio Mauro, stigmatizza metodo e merito delle scelte decise sul nuovo Cda Rai. Mauro parla esplicitamente di “palude” renziana: “non c’è azienda e non c’è cultura”, scrive il direttore di Repubblica, con un apparente cambio di linea nei confronti di Renzi. E prosegue: “solo una lottizzazione asfittica, che imprigiona quel che può della televisione pubblica, rinunciando a governarla”. Velenosissima la vignetta di Ellekappa sempre su Repubblica, in cui due signori, disegnati nel suo stile, commentano così: “Ai vertici Rai tutta gente preparata”, dice il primo, mentre il secondo graffia: “sanno già come inchinarsi”. L’Unità, il giornale del Pd renziano diretto Erasmo D’Angelis, si annuncia solo la notizia, ma in prima pagina il commento è affidato alla matita di Sergio Staino, con una vignetta in cui Bobo si confronta con sua figlia sulle nomine Rai. “Sulla Rai, come al solito la montagna ha partorito il topolino”, commenta la giovane. E Bobo replica con un fulminante “Quale montagna?”. In poche righe, Staino sintetizza quanto è successo.

Insomma, i commenti dei maggiori quotidiani seguono la linea sulla quale Cacciari è stato duro: non si può trattare il soggetto che governa la più grande azienda culturale italiana con il bilancino della lottizzazione e con tale cinico dilettantismo.

La sinistra prende le distanze

Sul fronte della politica, in un comunicato molto duro Civati, Cofferati, Fassina, Fratoianni e Scotto, ovvero i fuoriusciti dal Pd e Sel, che stanno dando vita al nuovo soggetto della sinistra, scrivono: “Alla TV pubblica, azienda di primaria rilevanza per la qualità della nostra democrazia e per la qualità dello sviluppo del nostro Paese, il governo e la maggioranza continuano a far mancare una mission adeguata alle sue potenzialità e alle sfide della rivoluzione digitale. Il Disegno di Legge sulla Rai in corso di approvazione, invece di misurarsi con la funzione strategica del servizio pubblico, attua una controriforma della governance dell’azienda tale da peggiorare persino la Legge Gasparri in quanto ne sottopone il vertice operativo al controllo diretto dell’esecutivo, unico caso nell’Unione europea. A compimento di tale intervento involutivo, il governo e la maggioranza, attraverso la Legge Gasparri e l’ennesimo giro di Nazareno, procedono a nominare un CdA della Rai palesemente inadeguato per professionalità e per indipendenza a svolgere la sua funzione. Dopo l’Italicum e le revisioni costituzionali, gli interventi sulla Rai segnano un ulteriore impoverimento della qualità della nostra democrazia. È una deriva contro la quale continueremo a batterci dentro e fuori il Parlamento”.

Il commento critico di Susanna Camusso e gli auspici della Cgil per il futuro dei lavoratori Rai

Sul fronte sindacale, il segretario generale della Cgil, dopo aver stigmatizzato in tempo reale il cattivo gusto di Renzi per la nomina in Cda Rai del suo spin doctor, sulla nomina del presidente Maggioni afferma: “Il Cda, per come è stato nominato, non costituisce quel cambio di verso che tutti si aspettavano e si auguravano, e di cui l’azienda e il paese avevano grande bisogno. Siamo tornati indietro di anni” dice Susanna Camusso. Un giudizio netto e articolato, quello della segretaria generale Cgil, sulla nomina del nuovo presidente e dei nuovi consiglieri di amministrazione della più importante azienda culturale italiana.

Nulla da dire, si diceva, sulle persone. “Monica Maggioni – dice Camusso – è un’autorevole e preparata professionista, una giornalista che ha saputo dimostrare sul campo il suo valore. Conosce l’azienda ed è conosciuta da chi ci lavora per la sua serietà e le sue capacità, doti che al futuro presidente della Rai non possono mancare in un momento così delicato della vita aziendale”. Come nulla si eccepisce sui singoli consiglieri, di cui la leader sindacale apprezza “le capacità individuali, l’autorevolezza e la professionalità”. Ma è il metodo, la logica che ha preceduto le nomine a non piacere. “Il cambio della governance della più grande e importante azienda culturale del paese è stato, infatti, accantonato per gli interessi politici e di bandiera” spiega Camusso, sottolineando che “la logica con cui si è giunti a questo rinnovo supera la vecchia pratica della lottizzazione partitica o correntizia, per arrivare addirittura al familismo”.

Nei prossimi mesi e anni la Rai dovrà affrontare passaggi difficili. “Dovrà essere rinnovato – continua il segretario generale Cgil – il contratto di servizio, riproposta e rafforzata la sua vocazione culturale, difeso il pluralismo informativo e il ruolo di servizio pubblico di un’azienda patrimonio dell’intera collettività. E ci sarà da innovare, non solo nella struttura aziendale, nella programmazione e nelle infrastrutture, ma anche sul versante del lavoro”. La Cgil è pronta a fare, come sempre, la propria parte, con “idee e proposte da avanzare”. L’auspicio di Camusso, in conclusione, è che “il nuovo Cda saprà assolvere a questi compiti rilanciando il dialogo con i lavoratori della Rai, sfruttando le loro grandissime professionalità, difendendo il patrimonio di dialogo e di relazioni sindacali che negli anni si è costruito”.

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