Mercato calcistico milionario ma si paga a rate….

Mercato  calcistico milionario ma si paga a rate….

Tempo di mercato e tempi di cifre milionarie stanno caratterizzando come non mai l’estate calcistica italiana: le cosiddette grandi, alcune delle quali, per la verità,  sarebbe più appropriato definire ex grandi, si sono scatenate in acquisti cari e costosi alla faccia dei bilanci, della crisi e del fairplay finanziario prima imposto minacciosamente dall’Uefa qualche anno fa e, di recente, sorprendentemente ridimensionato per non infastidire più di tanto i colossi calcistici europei che fanno capo a sceiccati ed emirati intoccabili.

Le società riprendono ad investire. Finora, pare, già spesi 500 milioni: questo potrebbe essere il titolo-sintesi del calciomercato 2015 nel corso del quale al tifoso comune (abbonamento allo stadio o quello televisivo) interessa conoscere una cosa soltanto: i nomi dei giocatori acquistati e più sono altisonanti, più con l’etichetta straniera da Champions e meglio è; l’importante che indossino subito la nuova casacca e facciano sfracelli. I termini del contratto d’acquisto non interessano a nessuno, sono affari da presidenti e direttori generali.

Proprio come succedeva, sotto una adeguata coltre di silenzio, da qualche anno al Parma  e, poi, sappiamo com’è andata a finire…. Idem per Reggina, Varese, Venezia per non citare ancora altri nomi della Lega Pro, tutti dichiarati falliti e usciti di scena. Quando scompare una società calcistica per fallimento oppure quando è costretta a riprendere dalle infime serie inferiori, solo allora ci si ricorda del povero tifoso che, alla fine, rimane l’unica vittima incolpevole delle follie presidenziali.

Questo mercato, per l’andamento assunto, nei titoloni dei giornali verrà, sì, ricordato per i colpacci messi a segno ma quando ci si sposta negli elenchi degli arrivi e partenze, salta fuori un’altra verità degna di futura memoria: i nuovi e sempre più vari sistemi d’acquisto che, quanto a pagamenti, hanno fatto scuola e si stanno diffondendo ad ogni livello perché non prevedono più il cash, il saldo immediato ma il rinvio a più annualità future, e,  nella maggior parte dei casi, anche attraverso astrusi sistemi di prestiti.

L’ultimo esempio in ordine di tempo è l’acquisto di Romagnoli da parte del Milan: prezzo stabilito 25 milioni di euro, oltre a bonus vari, pagabili, però,  in cinque rate annuali di 5 milioni cadauna. Ormai, da qualche anno in qua, anche il mercato calcistico si è adeguato ai tempi, creandosi, anch’esso,  “derivati” finanziari  applicati al calcio, indispensabili per fronteggiare la carenza di liquidità. Scomparse, per recente normativa, le comproprietà, c’é stata una notevole evoluzione dei prestiti non più limitati alla facoltà o obbligo di  riscatto  ma per essi è stato inventato il riscatto con il “controriscatto”. E tutte queste condizioni vincolate al rendimento del giocatore interessato (numero partite giocate per intero o da subentro, gol fatti o gol subiti, posizione finale in classifica, qualificazioni in coppe o tornei ecc.) il quale,  a seconda dell’andamento di  questi parametri, potrà fruire di ulteriori benefit,  oltre all’ingaggio previsto dal contratto. E, alla fine, a pagare sono sempre le società le quali, ormai, basano i loro ricavi dell’attività corrente sui contributi televisivi e quelli di Lega, sulla pubblicità, sulle dannosissime ma ben remunerate tournee americane o asiatiche e l’ultimo, deleterio esempio, viene dalla finale della supercoppa disputata (disputata? giochicchiata!) in Cina su un campetto da estrema borgata con riprese televisive fornite da cineprese utilizzate per i matrimoni; per questa manifestazione, più folcloristica che calcistica, la Juve e la Lazio, le due società interessate, si sono divise una torta di 3 milioni di dollari mentre alla Lega è toccato un rimborso spese (di che e perché?) di appena 300 mila euro.  Più business di così… Pazienza, poi, se i tifosi delle due squadre hanno dovuto assistere al penoso spettacolo televisivo dal quale tutti hanno preso le distanze.

Il Milan, con l’acquisto di due soli giocatori (Bertolacci e il citato Romagnoli), si è indebitato nei confronti della Roma di ben 45 milioni, oltre ai tanti benefit, e quest’ultima li ha subito reinvestiti in una massiccia campagna di rafforzamento; l’Inter ha, finora, fatto investimenti per un’ottantina di milioni e ha trovato ossigeno grazie al Real Madrid che le ha superpagato Kovacic per 40 milioni. Idem Juve che, alla sua maniera oculata, ha cercato di bilanciare le uscite con le entrate, riassestando la squadra. Più contenuto, nelle cifre il mercato del Napoli e della Fiorentina, ma nulla cambia nei sistemi di pagamento. Ormai, si acquista oggi per pagare  domani,  negli anni a venire. I soldi mancano perché le società non hanno liquidità,  perché il presidente mecenate, almeno in Italia, non esiste più se persino Berlusconi è costretto a cedere il 48% ad un gruppo asiatico, per ora fantomatico ma che, entro settembre,  dovrà bonificare 500 milioni nelle casse Fininvest e solo allora si potrà conoscere, in base alla provenienza dei soldi, chi effettivamente c’è dietro questa stupefacente operazione che, a quanto pubblicizzato, dovrebbe far aumentare il fatturato rossonero in Asia dove il Milan deterrebbe milioni e milioni di tifosi.

Ormai il calcio, in particolare quello italiano,  si è totalmente immolato al business lasciando quasi più nulla allo sport;  stanno  ritornando di moda gli acquisti a rate pagate con teoriche cambiali che, in futuro, se non onorate, potrebbero provocare una bolla calcistica, tipo quella immobiliare di qualche anno fa. Ma a questo, oggi, nessuno ci pensa, l’importante è rafforzarsi perché sabato prossimo comincia il campionato e,  allora,  conteranno solo i risultati.

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