L’Europa scopre che la sua crescita ha subito uno stop. Dappertutto si cerca di capire. In Italia alcuni brindano senza capire

L’Europa scopre che la sua crescita ha subito uno stop. Dappertutto si cerca di capire. In Italia alcuni brindano senza capire

La diffusione dei dati economici da parte degli istituti centrali di statistica sulla crescita dei paesi europei a 19 (quelli dell’eurozona) e a 28 (quelli dell’Unione Europea) nel secondo trimestre del 2015 ha suscitato sconcerto e incredulità nel mondo politico, tra gli economisti, nei governi e infine nelle opinione pubbliche (qui accanto la tabella dei tassi di crescita europei paese per paese). Tranne che in alcune, poche, isole felici, la crescita molto vicina allo zero ha indotto a chiedersi cosa sia accaduto nel primo semestre del 2015, ad alcune economie che pure sembravano aver retto l’impatto della crisi. Fa scalpore ad esempio lo 0.0, ovvero la crescita zero, della Francia, e a Parigi è già partito il processo politico e mediatico contro il presidente Hollande e il premier Valls – anche se quest’ultimo, molto ottimisticamente, proietta all’1% del PIL la crescita entro fine anno. Sorpresa anche la Merkel in Germania, dove la crescita dello 0.4% del secondo trimestre non viene giudicata soddisfacente, rispetto allo 0.3% del primo trimestre. Solo uno 0.1% in più, rispetto ad una tendenza che avrebbe dovuto portare la Germania a fine anno a una crescita intorno o superiore al due per cento. Prosegue e anzi si accentua la decrescita della Finlandia, che continua a perdere fino all’1% del PIL. Ma la Finlandia è l’unico pese dell’eurozona che sta soffrendo decrescite continue sul PIL. Tutti gli alti paesi hanno il segno più accanto a tassi di crescita che si attendevano più elevati. La media della crescita dei paesi dell’eurozona è scesa dallo 0.4% del primo trimestre allo 0.3% del secondo. Mentre l’Europa a 28 si mantiene stabilmente su una crescita dello 0.4% in almeno tre trimestri consecutivi, trascinata dalle buone performance di paesi extraeuro, come la Gran Bretagna.

Curioso il caso della Grecia, passata da -0.2 dell’ultimo trimestre 2014, a crescita 0 del primo trimestre 2015 e a uno splendido +0.8 nel secondo trimestre. È il vero rompicapo che sta facendo impazzire gli economisti in queste ore. E l’Italia? Il nostro paese passa dalla crescita zero segnalata nell’ultimo trimestre del 2014 ad un barlume di crescita nei primi due del 2015. E se il primo trimestre segnava un +0.3% sul PIL, oggi si torna indietro, a un +0.2% e a una previsione di crescita dello 0.5%. Ora però, mentre in tutta Europa leader e opinioni pubbliche stanno interrogandosi sulle ragioni vere di queste performance non lusinghiere tra maggio e luglio del 2015, performance che, tranne per la Grecia, hanno interessato tutti i paesi dell’eurozona, in Italia ha avuto inizio il balletto delle dichiarazioni via twitter, la gara a chi la spara più grossa, in modo irresponsabile. La situazione è grave, anzi gravissima, dicono i maggiori leader europei, dalla Merkel a Hollande e perfino a Cameron, l’Europa non cresce, e le politiche di austerità non hanno funzionato neppure in una congiuntura favorevole. Insomma, dappertutto si vuole capire e si vuole reagire dinanzi a una situazione di sostanziale crescita zero.

L’Italia è una splendida eccezione. Ecco il tweet del presidente dei deputati Pd, Ettore Rosato, davvero imbarazzante se fosse letto da qualche leader europeo o ministro impegnato oggi con Padoan a Bruxelles a risolvere l’intricata vicenda greca: “dai dati di crescita del PIL la conferma che siamo sulla strada giusta”. Ora, al di là del fatto che l’Italia cresce di appena +0.2% rispetto al +0.3% (già di per sé bassissimo) del trimestre precedente, è davvero curioso che non si dica la verità sulla congiuntura, come cercano di fare gli altri leader europei, e sulla previsione di uno scarso +0.5 entro fine anno. Il sottosegretario Scalfarotto usa la “straordinaria” previsione del +0.5% per ragioni di polemica politica interna al Pd, e come al solito per fornire un peana alle iniziative del governo Renzi: “Dopo 13 trimestri fuori dalla recessione. E c’è chi pensa a far cadere il governo”. Con più garbo e realismo, il portavoce del ministro Padoan parla di un dato positivo, certo, “ma l’Italia deve fare di meglio”. Non poteva dire altro, dal momento che rischiava il linciaggio a Bruxelles dal suo omologo Schäuble, ad esempio, o dal ministro greco, che gli avrebbe fatto un adolescenziale marameo, visto che la crescita greca risulta 4 volte superiore a quella italiana.

Infine, gli esperti di economia sono tutti concordi nell’attribuire il rallentamento della crescita in Europa e in tanti paesi alla crisi della spinta positiva dell’economia cinese, che proprio in questo trimestre ha vissuto la sua fase più acuta, da spingere la Banca nazionale cinese a svalutare competitivamente la moneta di circa il 5%. Il rallentamento cinese ha penalizzato soprattutto l’export tedesco di automobili, l’export italiano di beni di lusso e buona parte dell’export alimentare francese. Va anche detto che in Europa si è sostanzialmente fermata, in questo trimestre, la crescita dei consumi interni in alcuni Paesi, compresa l’Italia, il cui segno più è dovuto sostanzialmente ai favori congiunturali dell’abbassamento dei prezzi delle materie prime, dell’oro e del barile di petrolio, non certo alle politiche economiche del governo. Per favore, qualcuno dica a Rosato e a Scalfarotto di informarsi presso i maggiori analisti europei.

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