L’analisi di Jacques Delors e di Enrik Enderlein sulla difficile situazione dell’euro e dell’Europa. Idee per un dibattito pubblico

L’analisi di Jacques Delors e di Enrik Enderlein sulla difficile situazione dell’euro e dell’Europa. Idee per un dibattito pubblico

Jacques Delors è stato uno dei più noti presidenti della Commissione europea. Europeista convinto, è a capo della Fondazione Notre Europe. Enrik Enderlein, tedesco,  insegna Economia politica presso la Hertie School of Governance di Berlino. Entrambi hanno firmato un lungo articolo, che il quotidiano inglese The Guardian ha pubblicato integralmente, sul presente e sul futuro dell’Europa e dell’euro, introducendo alcune idee importanti e stimolanti per il dibattito pubblico nel vecchio continente. Abbiamo tradotto e pubblicato questa ampia sintesi per i nostri lettori.

“La buona notizia da assumere dall’accordo sul debito greco firmato il mese scorso è che la Grecia resterà nell’area dell’euro. Nello stesso tempo, i negoziati hanno dimostrato la debolezza della moneta unica. Ci vorrà del tempo per valutare tutte le conseguenze, ma sull’onda delle decisioni dell’ultimo istante, osserviamo tre enormi pericoli e tre sfide fondamentali.

Il primo pericolo è la noncuranza. Molti in Europa hanno l’interesse a guardare alla Grecia come un caso isolato e specifico, ma la crisi greca è indicativa di disaccordi più fondamentali sul funzionamento dell’area dell’euro. Se siamo onesti con noi stessi, due sfide chiave restano prive di risposta: come escogitare una maggiore condivisione dei rischi e come escogitare una maggiore condivisione della sovranità. Il secondo pericolo è indulgere in un gioco colpevolmente lungo. Alcuni continuano a dire che questo accordo era stato imposto da una certa visione di come dovrebbe funzionare l’area dell’euro. Altri dicono che sia conseguenza della mancanza di cooperazione da parte del governo greco. Non crediamo che tali dibattiti possano contribuire ad una discussione che ci faccia progredire sul come integrare meglio l’area dell’euro e come completare l’unione monetaria europea. Il terzo pericolo è la continuazione di politiche del meno peggio. Se l’Europa richiede una maggiore condivisione di sovranità e maggiore condivisione dei rischi, l’accordo con la Grecia non è che un esempio di una condivisione di sovranità ad hoc con una legittimazione molto limitata e di una condivisione dei rischi ad hoc mediante opachi canali quali il fondo di emergenza per la liquidità. L’esperienza degli anni passati dimostra che soluzioni raffazzonate e frettolose corrono il rischio di dimenticare le implicazioni del quadro generale.

In questo contesto, le discussioni sulla Grecia danno origine a tre sfide specifiche che consigliamo ai leader europei di assumere con calma determinazione. Abbiamo bisogno di una combinazione equilibrata di più investimenti, di riforme intelligenti e di un enorme progresso dell’integrazione, basata in particolare su una più forte collaborazione franco-tedesca. Sugli investimenti, l’Europa deve riconoscere che vi è un’unica soluzione al dilemma del debito altissimo negli stati membri e della necessità di trasformare la conformazione dell’area fiscale: aumentare gli investimenti a livello europeo. L’assenza di investimenti privati in Europa deriva largamente dalle incertezze regolamentari e politiche nelle aree strategiche, ma le soluzioni regolamentari non bastano. Ci serve un’offensiva concreta sugli investimenti a livello europeo. Il cosiddetto fondo Juncker nella sua attuale definizione non sarà utile, a meno che non si mettano soldi liquidi a disposizione. Insomma, la struttura fiscale dovrebbe essere migliorata con la creazione di un Fondo Monetario Europeo guidato da un ministro europeo delle Finanze e basato su una quantità limitata di debito comune dell’area dell’euro. Naturalmente il Fondo Monetario Europeo va legittimato politicamente attraverso il voto del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali”.

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