La questione romana è una grande questione mediatica. Tifo da curva sud e falsità minacciano la libera stampa

La questione romana è una grande questione mediatica. Tifo da curva sud e falsità minacciano la libera stampa

Ma esiste ancora in Campidoglio la sala Giulio Cesare, quella in cui si tengono le riunioni del consiglio comunale? Oppure si è trasferita a palazzo Valentini, dove ha sede la Prefettura? Stando ad alcuni commentatori e giornalisti, di Repubblica in primo luogo, il Consiglio comunale di Roma non esiste più. Tutto è nelle mani del prefetto Gabrielli. Mai nei loro commenti, e quello di Francesco Merlo è in prima fila, si fa riferimento all’organismo democratico che si forma in base al voto dei cittadini. Sembrano ignorare che il consiglio approva delibere, mozioni, ordini del giorno, che dà il segno alle politiche comunali, è il luogo dove si svolgono il dibattito e il confronto le forze politiche. Così come ignorano che esistono una giunta e degli assessori, che la giunta approva atti fondamentali. Sanno costoro che il prefetto Gabrielli non ha poteri di tutela su un organismo eletto dai cittadini? Non, può, date le leggi attuali, interferire nella vita degli enti locali. Al più può ricorrere al Tar. Insomma, o c’è il commissariamento deciso dal governo oppure restano indiscussi organi e poteri dell’ente locale.

Lo strano ribaltamento del titolo del Messaggero, e le vere parole di Alfano

Il Messaggero, quotidiano romano, non potendo contestare alcune affermazioni fatte da Alfano in un’intervista, ne ribalta i concetti in un titolo di prima pagina: “Ora Marino collabori”, il titolo di prima pagina, rilanciato nella presentazione dell’intervista. In realtà, Alfano dice tutt’altro: “Qui non stiamo parlando di un potere di indirizzo politico da parte del prefetto, ma di un’azione che si deve tradurre in input amministrativi che siano coordinati col sindaco e che possano significare un espianto definitivo di tutte quelle situazioni che hanno portato al triste epilogo di Mafia Capitale”. Poi, nella stessa intervista, Alfano ancora insiste sul fatto che “il prefetto pianifica col sindaco”, e non coi poteri del sindaco. Perché tutto ciò? Possiamo capire ma non giustificare che le opposizioni cerchino di far passare la tesi del commissariamento di fatto del sindaco e chiedano la convocazione dei comizi elettorali. Ma questo giochino non possono farlo i media, che hanno l’obbligo di informare i cittadini. Possiamo capire ma non giustificare che lo facciano i giornali che fanno capo alle opposizioni e ai potentati economici e ai grandi costruttori della capitale.

Gli editoriali di Merlo su Repubblica e le posizioni pro-Marchini dei renziani di Roma

Ci chiediamo perché un grande giornale come Repubblica, fondato da Eugenio Scalfari, che per fortuna dei lettori, scrive un editoriale a settimana, si faccia portavoce di una indegna campagna, non politica, ma personale, contro il sindaco Marino. Ce lo dovrebbe spiegare il direttore Ezio Mauro. E non di informazione si tratta ma di offese, di insulti triviali, che non si sentono neppure nel peggiore bar sport, di sceneggiate velenose contro il sindaco della capitale d’Italia. Risulta che neppure i lettori di Repubblica siano entusiasti di questa campagna. Non è pensabile che Merlo non conosca la legislazione che riguarda gli enti locali. Perché tanta acrimonia, tanta ironia dozzinale, non degna di una penna raffinata quale l’editorialista pensa di essere? Ci diamo un’unica risposta. Ci supportano alcune voci che giungono dall’interno stesso del Pd. Quando una come la deputata Bonaccorsi, a pochi giorni dalla relazione di Alfano sul commissariamento del comune, una che è presidente del Pd del Lazio, chiede le dimissioni del sindaco e l’apertura di nuove alleanze, con Alfio Marchini, uno dei leader del partito dei costruttori che lancia subito risposte positive, ci lascia il dubbio che Renzi ne fosse a conoscenza. Del resto, il premier e segretario del Pd fin dall’inizio ha fatto capire che vuole un sindaco renziano, un sol uomo come Nardella a Firenze. Ha tentato fino all’ultimo di far marciare l’ipotesi del commissariamento ma non c’era la condizione e la sua linea non è passata. Non sarebbe stato possibile un commissariamento con una durata minima di 18 mesi, che coprisse, cioè, tutto il periodo del Giubileo. Non sarebbe stato possibile appunto per chi è ancora capace di intendere e di volere.

Un servizio su la7, disinformato e scorretto

Aggiungiamo a questo elenco, incompleto, un servizio andato in onda sulla emittente la7, nel corso del programma serale condotto dal duo Tommaso Labate e David Parenzo. Ci riferiamo a un servizio sulle vacanze del sindaco Marino negli Stati Uniti, un servizio particolarmente cattivo e disinformato, che usava le medesime argomentazioni di Marchini, di Rutelli, redivivo dopo aver lasciato la città ad Alemanno: “tutte le volte che accade qualcosa di importante a Roma, il sindaco Marino è all’estero”. Ora, facciamo sommessamente osservare due verità, che al giornalista de la7 sono sfuggite: in ogni metropoli europea accadono ogni giorno eventi importanti, di qualsiasi natura. E ogni sindaco di ogni metropoli per fortuna non è dotato di poteri di ubiquità. Per questa ragione, esistono le Giunte, in ogni Comune, in ogni metropoli, ed esistono i vice, che ne fanno appunto le veci. La seconda verità, sfuggita all’autore del servizio de la7, è quella fornita dallo stesso sindaco Marino, e ripresa in poche righe solo dal Corriere della sera: Marino è sottoposto a scorta armata, continuativamente. Le sue vacanze in località nei pressi di Roma, o in qualunque altra parte d’Italia, sarebbero state un inferno per sé e per la sua famiglia. È per questo che ha scelto di andarsene negli Stati Uniti. Poteva far ritorno? No, perché, come ha ribadito anche l’assessore ed ex magistrato Alfonso Sabella, non si rientra per dare legittimazione pubblica e istituzionale a “un funerale cafone”. Eppure, sono cose che l’autore del servizio avrebbe dovuto non solo sapere, ma citare, per correttezza dell’informazione.

Detto questo, allora, è chiaro che il ripiegamento è la linea attualmente seguita dai media: Marino resta dov’è, ma deve contare solo il prefetto. Che di questa linea si faccia portavoce Repubblica non è naturale, ma purtroppo è così perché i fatti sono questi.

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