Kerry: “Usa e Cuba non sono più nemici né rivali, ma vicini”. Con l’alzabandiera, riprendono le relazioni tra Usa e Cuba

Kerry: “Usa e Cuba non sono più nemici né rivali, ma vicini”. Con l’alzabandiera, riprendono le relazioni tra Usa e Cuba

Alle 15.37 del 14 agosto 2015, ora di Roma, è stata una scritta una pagina importante per la storia contemporanea: finalmente, con la cerimonia dell’alzabandiera dinanzi all’Ambasciata Usa, ora aperta, le relazioni tra gli Stati Uniti con lo Stato socialista di Cuba sono riprese ufficialmente. Da quel lontano 1961, quando cioè la bandiera a stelle e strisce degli Usa fu ammainata e l’ambasciata chiusa, sono trascorsi 54 anni e una serie innumerevoli di conflitti, sanzioni, difficoltà. Un nuovo capitolo nella storia della pace mondiale è stato scritto, soprattutto se questo atto formale metterà finalmente fine a un embargo contro Cuba e il suo popolo, doloroso e durato fin troppi anni. Sono stati proprio i tre marines che nel 1961 ammainarono la bandiera Usa, Larry Morris, Francis East e Jim Tracy, a fare il gesto simbolico contrario, l’alzabandiera, un gesto che segna la fine di un’epoca, quella della guerra fredda. Il nuovo ambasciatore Usa a Cuba, Jeffrey De Laurentis, quasi piange di gioia mista a commozione: “non avrei mai immaginato che avrei visto la nostra bandiera sventolare qui”, ha detto, aprendo la cerimonia. L’esule cubano Richard Blanco, il poeta che lesse una sua opera quando fu inaugurata nuovamente la sede dell’ambasciata americana davanti a Obama, nel 2014, è stato chiamato a leggere una poesia scritta per l’occasione: “Matters of the Sea”, Cosas del mar. Il poeta legge, mentre partono le note dell’inno nazionale cubano. Un momento di grandissima tensione emotiva.

Poi, ha preso la parola il vicepresidente dell’Amministrazione Usa, John Kerry, che subito ha ditto: “mi sento a casa mia qui, perché questa è un’occasione davvero memorabile. Un giorno che annienterà tutte le vecchie barriere ed esplorerà nuove possibilità”. Queste parole sono state pronunciate da Kerry in perfetto spagnolo. In inglese ha poi aggiunto: “ciò non significa che dovremmo dimenticare o dimenticheremo il passato. Come potremmo farlo, dopo tutto. Almeno per la mia generazione, le immagini sono indelebili”. Kerry fa riferimento ad alcuni moment chiave nella storia recente delle relazioni Usa-Cuba, come l’incidente della Baia dei Porci che ebbe per protagonist John Kennedy. “Ero uno studente allora”, ha raccontato Kerry, “posso ricordare ancora le facce stravolte dei miei leader. Eravamo incerti sul nostro futuro… in quell’ambiente gelido, i legami diplomatici tra Washington e l’Avana vennero messi a dura prova. Per più di mezzo secolo, le relazioni Usa-Cuba sono state sospese per effetto delle politiche della guerra fredda”. Dal 1961 ad oggi, negli Stati Uniti si sono succeduti dieci presidenti, è crollato il Muro di Berlino e la Germania è unita. Insomma, il mondo occidentale è cambiato.

Kerry ha parlato anche delle conseguenze diplomatiche delle nuove aperture con Cuba. “Sarebbe irrealistico”, ha detto, “pensare che il governo di Cuba possa trasformarsi attraverso le nuove relazioni diplomatiche con gli Usa. I leader dell’Avana e il popolo di Cuba devono sapere che gli Stati Uniti continueranno a controllare lo stato dei diritti del popolo cubano”. Tuttavia, ha aggiunto Kerry, “il popolo di Cuba sarà servito meglio da un governo autenticamente democratico”. Sembra una polemica alzo zero, ma è solo una concessione a quei profughi cubani negli Stati Uniti che ovviamente non tollerano la presidenza dei fratelli Castro. Occorre sapere anche che uno di loro, il senatore Rubio, è candidato alle primarie dei Repubblicani per la corsa alla presidenza nel 2016.

Il centro del discorso di Kerry, però, era tutto nelle attese sulle mosse americane per alleggerire l’embargo e le sanzioni contro Cuba. E su questo punto Kerry è stato chiarissimo: “l’amministrazione favorisce con forza l’alleggerimento dell’embargo contro Cuba, ma spetta al Congresso degli Usa confermare il passo”. Infine, Kerry ha voluto ringraziare tutti i leader americani che “hanno lavorato per ricostruire normali relazioni tra Usa e Cuba”. Ma il ringraziamento più caloroso Kerry lo ha rivolto a papa Francesco e al ruolo decisivo che egli ha svolto in questa vicenda: “ringrazio il Santo Padre papa Francesco e il Vaticano”, ha detto Kerry, “per aver contribuito a ricostruire i legami tra noi. Non è per caso che papa Francesco sarà qui e subito dopo negli Stati Uniti”.

Kerry ha voluto chiudere il suo discorso citando Josè Martì, giornalista e poeta di fine Ottocento, considerato un eroe dal popolo cubano: “tutto ciò che divide gli uomini è un peccato dell’umanità”. Per questa ragione, conclude Kerry, “Usa e Cuba non sono più nemici o rivali, ma vicini. Ed è tempo che il mondo lo sappia, auguriamo l’uno all’altro i migliori auspici”.

Share

Leave a Reply