Il Senato approva in via definitiva la legge delega sulla Pubblica Amministrazione. L’ira della Cgil e di Cisl e Uil

Il Senato approva in via definitiva la legge delega sulla Pubblica Amministrazione. L’ira della Cgil e di Cisl e Uil

Con 145 voti a favore e 97 contrari, il Senato ha approvato, in terza ed ultima lettura, la cosiddetta legge Madia sulla Pubblica Amministrazione. Dai numeri risicati, si evince che una sessantina di senatori non ha partecipato al voto. E forse è questo il segnale politicamente più forte ed evidente su una legge che introduce molte deleghe e una serie di cambiamenti impopolari. Di certo, con una maggioranza che può contare stabilmente su almeno 170 senatori, la defezione principale pare annidarsi proprio là, tra le fila del Partito democratico, dove il dissenso può esprimersi anche attraverso la non partecipazione al voto su una legge le cui conseguenze saranno decisamente distastrose per l’intero settore della Pubblica amministrazione. Trattandosi di legge delega, una tra le tante del percorso parlamentare del governo Renzi, così come accaduto, ad esempio, con il Jobs Act, occorrerà attendere i decreti delegati per capire davvero quali sono le reali strategie del governo, e del ministro Madia, in materia di riorganizzazione degli uffici, di intervento sulle aziende partecipate, sui concorsi pubblici, per citare solo alcuni dei punti maggiormente controversi. Anche la legge Madia non sfugge alla prassi renziana di farsi approvare una sorta di legge quadro, per poi far decidere al ministro i provvedimenti che danno concretezza al provvedimento.

Naturalmente, non poteva mancare l’entusiasmo del premier, che, ancora in Giappone, usa twitter: “approvata la riforma PA, un abbraccio agli amici gufi”. Ora, questa polemica sui gufi è diventata davvero stucchevole, specie se rilanciata da un premier in visita ufficiale e di Stato. Conveniva, a Renzi, usare maggiore sobrietà, per scatenarsi contro gufi ed altr animali dello zoo, al suo rientro in Italia. Uno statista all’estero usa linguaggi differenti, anche per polemiche interne, perché sa che comunque i riflettori mediatici del paese ospitante, in questo caso il Giappone, sono tutti puntati su di lui.

Fortemente critica è stata invece la primissima reazione della Cgil, dopo il voto in Senato. La segretaria confederale Rossana Dettori ha espresso in un tweet il suo malessere e quello di tutti gli iscritti e dipendenti del Pubblico Impiego: “Un nuovo passo indietro dello Stato, a danno dei cittadini e dei lavoratori. E la chiamano #RiformaPa. Si riforma solo col #ContrattoSubito”. Rossana Dettori mette subito in chiaro quale sia la partita vera per i dipendenti pubblici, il contratto, assente e mai rinnovato dal 2005, solo ritoccato economicamente nel 2009, e oggetto di una storica sentenza della Consulta, che impone al governo di ripartire proprio dal nuovo contratto. Come si vede, non si tratta di gufi, ma di legittime istanze, non solo dei sindacati, ma dell’intero mondo dei dipendenti del Pubblico impiego, da sempre considerati, come i pensionati, una sorta di bancomat dello Stato. Ai pensionati venne bloccata l’indicizzazione per ragioni di bilancio, e la Consulta è pesantemente intervenuta. Ai dipendenti pubblici è stato bloccato il rinnovo dei contratti, per ragioni di bilancio, e anche in questo caso la Suprema Corte è intervenuta. In entrambi i casi, è il massimo organo giudiziario che interviene per sanare diritti violati da decisioni politiche. E anche per questa nuova pessima legge Madia non mancherà l’ondata di ricorsi.

Più tardi, nel corso del pomeriggio, è stato diffuso un comunicato unitario e molto critico dei tre sindacati della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil. “Una grande illusione pensare di cambiare la Pa attraverso nuove norme. La Pubblica amministrazione si cambia, per davvero e in positivo, solo attraverso il coinvolgimento di chi ogni giorno ci lavora e, tra mille difficoltà, garantisce i servizi pubblici ai cittadini. Basta giochi di prestigio, bisogna riaprire la contrattazione”. Questo il commento di Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Nicola Turco, segretari generali di Fp Cgil Cisl Fp Uil Fpl e Uil Pa. “Questo governo, come gli altri, resta ancorato ad una illusoria funzione taumaturgica delle norme”, attaccano Dettori, Faverin, Torluccio e Turco.

Nel comunicato, i tre sindacati confederali attaccano il governo Renzi e la sua logica delle norme “taumaturgiche” che nulla risolvono, “a partire dalla rilegificazione del rapporto di lavoro, dalla riduzione degli spazi di negoziazione, dall’inasprimento dei controlli di merito e di compatibilità economico-finanziaria dei contratti. E ancora una volta manca il coraggio di intervenire sui nodi decisivi: riorganizzazione dei servizi e investimento nelle professionalità”. In questo modo, si mantiene una Pa autoreferenziale, volutamente disorganizzata, costruita per legge e complicazioni normative calate dall’alto”, rimarcano i segretari. “Vogliamo il contratto subito. Per rendere esigibile il sacrosanto diritto al rinnovo del contratto di milioni di lavoratrici e lavoratori della Pa, e per il rilancio dei servizi pubblici contro gli eccessi normativi che anche questa millantata riforma nasconde, a partire dalla dozzina di decreti delegati da approvare nei prossimi mesi. Ancora norme e cavilli che non produrranno alcun miglioramento sulla condizione reale delle persone”.

Contrattare e coinvolgere i lavoratori è l’unica chiave di un vero processo di efficientamento dei servizi e valorizzazione dei lavoratori. Per questo, soprattutto dopo l’ennesima forzatura, va riaperta immediatamente la contrattazione”. Una forzatura, proseguono le quattro sigle, “che traspare anche dall’approvazione del dl enti locali. Qui, dopo passi avanti fatti sui temi del personale, rimangono tutte in piedi pesanti criticità, sia in vista dei prossimi e pesantissimi tagli agli enti locali, che metterebbero in serio e irreversibile pericolo l’erogazione dei servizi pubblici, sia per la nuova scure che si abbatterà sui fondi della sanità”.

Il progetto di progressiva riduzione dello spazio pubblico è chiaro, anche in vista di quella che raccontano sarà una riduzione delle tasse ma che inevitabilmente si tradurrà in nuovi tagli agli enti locali. Avvertiamo il governo: il lavoro pubblico non sarà il bancomat del governo per una, anche questa illusoria, riduzione delle tasse. Se il governo vuol mettere un tassello vero per l’innovazione, apra subito il tavolo contrattuale”.

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