Il governo apre un fronte di guerra contro i sindacati. L’obiettivo è emarginarli. Lo confessa il prof. Bisin, editorialista di Repubblica

Il governo apre un fronte di guerra contro i sindacati. L’obiettivo è emarginarli. Lo confessa il prof. Bisin, editorialista di Repubblica

La “campagna d’autunno” aperta dal governo, che vuole imporre ai lavoratori leggi che riguardano la contrattazione, il diritto di sciopero, la rappresentatività dei sindacati, rilanciata da Repubblica, cui Palazzo Chigi ha affidato lo scoop, rivela in modo inequivocabile il vero obiettivo. Quello di colpire i sindacati, quasi fossero dei nemici del popolo e non parte fondante della  democrazia, forze sociali espressione del mondo del lavoro. Togliere loro potere, dice un economista che si chiama Alberto Bisin (nella foto), editorialista di Repubblica, il quale viene subito in appoggio al premier con un articolo difficilmente definibile, perché non vogliamo offendere la sensibilità del professore, uno che viene dalla scuola della “austerità a tutti i costi”, scuola  di Monti, che è rimasto fermo al 2007. Laurea alla Bocconi, tesi con Monti appunto, dottorato a Chicago, si vanta del titolo, Phd, doctor of philosopy che in Italia non è valido. È il secondo a scendere in campo, incrementando  la “campagna di autunno”, un fronte di guerra ormai aperto. Prima del nostro Phd, un sottosegretario al Lavoro, tal Massimo Cassano, lo abbiamo ricordato ieri, già democristiano, poi, Forza Italia, poi Ncd, ha ribadito che il governo intende andare avanti con le leggi sul lavoro “contro i signori dell’immobilismo”.

Di Vico (Corsera): Renzi non ha proprio idea di cosa rappresentino le forze sociali in una società democratica

Qualche giorno fa un editorialista del Corriere della sera che nei  confronti di Cgil, Cisl, Uil non è mai tenero, intervistato da Radio radicale, ricordava che Renzi Matteo non ha proprio idea di cosa siano le forze intermedie, del ruolo – diceva Di Vico –  delle forze sociali.  Questo è il punto. Questo è il problema. Il nostro Bisin, nei suoi sperticati elogi al governo, come moderno  Arlecchino “scherzando si confessa”. Lui, il Bisin non scherza, fa sul serio quando afferma che il governo non “sia  sostanzialmente disposto a lasciare la regolamentazione della contrattazione unicamente alle parti sociali”. Punta, di fatto, alla eliminazione del contratto nazionale per legge e il Bisin confessa: “Dal punto di vista politico comporterebbe una ulteriore perdita di potere delle grandi organizzazioni sindacali”. Aggiungete che sarebbe il governo con sua legge a decidere se un sindacato è rappresentativo oppure no, a dettare le regole per esercitare il diritto di sciopero, che tutto ciò fa la gioia del nostro Phd che parla di una “profonda rivoluzione in Italia”. Certo, per quanto riguarda il diritto di sciopero, il Bisin, bontà sua  riconosce che si tratterebbe di una limitazione di un diritto costituzionale. Ma niente paura, “è cosa che andrebbe discussa in dettaglio”.

La Costituzione afferma che “l’organizzazione sindacale è libera”

Renzi, Poletti, il ministro, il sottosegretario Cassano, ovviamente il Bisin, dimenticano che il sindacato non è un avversario contro cui combattere, promulgare leggi che ne limitano  ruolo, funzione, rappresentatività. Speriamo non lo dimentichi anche Repubblica. Perciò citiamo alcuni articoli della Costituzione. Il primo recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. L’articolo 2 afferma che “ la Repubblica  riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”. L’articolo 4 fa presente che  “ la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto”. Infine l’articolo 39 afferma: “L’organizzazione sindacale è libera. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali secondo le norme di legge”.

L’editorialista di Repubblica, da sempre sostenitore dell’austerità  pensa ad un ritorno alle gabbie salariali

Ma il Bisin non contento delle sue affermazioni generali scende nei particolari. La contrattazione aziendale a suo dire, favorirebbe l’occupazione, non spiega né come né perché ma è fatto secondario. Dice infatti che “a salari inferiori si badi bene”. Poi ripropone le gabbie salariali “nelle aree del Paese meno produttive e caratterizzate da minore costo della vita”. Per carità, spiega che non si tratta delle vecchie gabbie di “infausta memoria”. Ma quando afferma il valore di “salari contrattati nella scuola” per quanto riguarda gli insegnanti, siamo ben oltre le “gabbie”. Contrattazione aziendale, regole per lo sciopero, confessa sarebbero “ulteriore limitazione del potere sindacale”. Inutile ricordare al professore che in Italia ci sono tante di quelle piccole aziende, lo ricorda perfino Confindustria, dove la contrattazione aziendale non è possibile e che il contratto nazionale va mantenuto nei suoi valori indiscutibili.

Il prof fa parte degli economisti che ce l’hanno con Keynes, roba vecchia, e criticano Krugman

Non ci meravigliamo che Bisin sia subito sceso in campo sulle pagine di Repubblica. Nella sua analisi economica è rimasto al 2007, quando sosteneva a spada tratta il valore dell’austerità, diceva che “l’austerità non fa male all’economia”. Faceva e fa parte di quella scuola di pensiero che affermava: “La caduta della domanda sarà di breve periodo”. Lo ribadiva nel 2013 mentre la crisi mordeva sempre più quando sosteneva che con le riforme il Pil sarebbe cresciuto dell’11%. Stiamo vedendo. Era ed è fra coloro che sostengono che il modello keynesiano è vecchio, risale a sessanta anni fa ed è stato eliminato dalla discussione accademica. Fa parte di quegli economisti, adoratori del pensiero unico, di scuola neoliberista che quando sentono nominare Krugman fanno gli scongiuri. Fa il paio con un altro commentatore di Repubblica, De Nicola. Davvero, come si dice, dio li fa poi li appaia.

L’editorialista ignora la storia dei sindacati italiani e il ruolo che hanno avuto ed hanno 

Ultima osservazione, facciamo fatica ad esprimerla vista la pochezza della tesi sostenuta dal Bisin. Dice che è giusto che il governo intervenga con leggi sulla contrattazione. Udite, udite. “L’idea del governo è che il buon funzionamento della contrattazione sul mercato del lavoro è un bene pubblico, da cui deriva un interesse generale di tutti i cittadini”. Ma il Bisin conosce la storia dei sindacati italiani, di Cgil, Cisl, Uil? Forse no, non fa parte del suo bagaglio di Phd. Altrimenti non si sarebbe esposto a giudizi privi di senso. Basterà ricordare il ruolo svolto dalle grandi  Confederazioni sindacali nei momenti più difficili della vita del Paese, crisi economiche devastanti, lotta contro il terrorismo. Forse a Chicago non è programma di studio.

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