Il cavallo non beve, manovra da 25 miliardi in alto mare. Renzi in difficoltà, ancora annunci

Il cavallo non beve, manovra da 25 miliardi in alto mare. Renzi in difficoltà, ancora annunci

Il tempo stringe, entro il 15ottobre il governo deve presentare al Parlamento la legge  di stabilità, una manovra per il 2016 che vale perlomeno 25 miliardi di euro per far fronte alle promesse-annunci di Renzi Matteo e del suo staff economico, con ministri al seguito. Dal taglio delle tasse, all’abolizione della Tasi sulla prima casa, dell’Imu agricola e di quella dei macchinari industriali fissati al suolo, per non parlare dei contratti del pubblico impiego bloccati da sei anni e qualcosa di più, della flessibilità delle pensioni e della loro indicizzazione. Per non parlare del Mezzogiorno con l’assemblea del Pd già convocata per settembre dopo il bluff della Direzione aperta da una lunga relazione del segretario presidente che annunciava nuove riunioni per mettere a punto un piano per il Sud. O meglio per i Sud perché a suo dire non esiste più un problema Mezzogiorno come grande fatto politico ed economico nazionale. Si tratta di problemi locali di “piagnistei” che devono finire. Infine il Jobs act: la decontribuzione  ha una durata di tre anni, 8.060 euro per ogni assunto. E dopo? Confindustria è già pronta a chiederne un prolungamento, magari solo per chi assume davvero e non cambia solo il contratto. Sapendo che una richiesta del genere è difficile da approvare, c’è chi dice incostituzionale perché si tratterebbe di una diversità di contribuzione  fra azienda e azienda.

Staff economico del premier e ministri fanno filtrare notizie tanto per dire

Passato Ferragosto, visto che  altri argomenti, tipo riforma del Senato, quella della Rai, patto del Nazareno si o no, ritorno del Berlusca in grande stile come partner di Renzi, hanno occupato paginate di chiacchiere e retroscena, da Palazzo Chigi e dai ministeri si lasciano “filtrare” le notizie sul gran lavoro che il governo starebbe  facendo per mettere a  punto la manovra.  Renzi ha uno staff economico di tutto rispetto, ben tre esperti di prima fascia, si fa per dire, poi una schiera di tecnici, si fa sempre per dire. Yoram Gutgeld, addirittura commissario alla revisione della spesa, consigliere economico principale, poi Filippo Taddei, responsabile dell’economia nella segreteria Pd, Antonio Campo dell’Orto, grande manager, dice Renzi, trasferito dalle Poste alla direzione della Rai. Poi ci sono i ministri, Delrio per esempio che parla di settanta miliardi pronti per il Sud, ma la ministra Guidi ne avrebbe in tasca ottanta, un altro ministro ben cento. Poi c’è Padoan, il ministro titolare dell’economia, il quale vorrebbe tirare il freno. C’è anche il viceministro dell’Economia, Enrico Morando che, sconsolato, dice: “Cresciamo poco”. A fronte dei dati economici, tutti negativi, Padoan ripete “non va male, poteva andare meglio”.

Solo cinguettii privi di senso mentre  la crisi ha dimensioni mondiali

Non può fare altro, dal momento che il premier e il suo staff sono entusiasti dei dati economici e cinguettano: si riparte, siamo fuori dalla crisi, va tutto bene, i gufi sono serviti. La realtà è ben diversa. Come dicono gli economisti veri, non quelli inventati da Renzi Matteo, il cavallo non beve. Se consumi, occupazione, investimenti non tirano, se i dati sono negativi non si può parlare di ripresa. Il cavallo, appunto, non beve. Un misero +0,2% di aumento del Pil davvero è poca cosa. Altro che sostegno alla povertà, perlomeno a quei tre milioni di cittadini che non raggiungono il minimo vitale. Neppure a parlarne.

In difficoltà anche Cina e Giappone, svalutazioni a ribasso del Pil

Renzi e ministri sembrano non accorgersi, forse non lo sanno proprio, tanta è la loro insipienza, di quello che sta avvenendo in tutto il mondo a partire proprio dalla Europa dove neppure la Germania sta tanto bene e noi, Italia, siamo il fanalino di coda. Vediamo  il rallentamento della corsa della Cina, con lo yuan renmibi (la moneta del popolo), svalutato per tre volte consecutive poi rivalutato dello 0,001, un niente, il pil del Giappone che cala dello 0,4 nel secondo trimestre, dell’1,6%, le Borse tutte in fermento. È il mondo intero in fermento, dall’ Europa agli Usa, all’Asia, ai paesi arabi, a quelli africani. Muore in mare chi cerca di sfuggire alla povertà, alle bombe, alla devastazione di interi territori. Il mare Mediterraneo è sempre più una tomba a cielo aperto. E i nostri media, quelli televisivi in primo luogo, ad ogni ora del giorno e della notte, ci fanno vedere quel Salvini il cui linguaggio infarcito di volgarità dovrebbe essere bandito dalla libera informazione. Ora minaccia tre giorni di blocco delle attività. Neppure lui sa bene cosa significhi. Ma i media danno ampio spazio.

Dove si troveranno i 25 miliardi necessari per la manovra? Pagheranno i soliti noti

Così come si esercitano nel riportare il “pensiero” economico di improvvisati ministri, sottosegretari, esperti. Dove si troveranno i 25 miliardi necessari per la manovra? Ognuno ha la sua ricetta. Il meglio della compagine è senza dubbio Gutgeld. Girala come vuoi, si tratta di tagli lineari, la sanità il settore più colpito. Ne faranno le spese, se non si cambia linea, i più bisognosi, gli anziani, in primo luogo, chi ha bisogno di cure continue. Poi ci sono quelli che propongono ricette ridicole. Per esempio per quanto riguarda la possibilità di andare in pensione qualche anno prima della data prevista c’è chi pensa ad un marchingegno tipo, lo stato ti fa un prestito che copre i tre anni di anticipo della pensione, poi tu lo restituisci a rate, magari lo stato ci guadagna pure. Originale anche l’idea di come proseguire la decontribuzione dopo i tre anni previsti dal Jobs act. Si pensa ad un taglio di sei punti dei contributi su tutti i lavoratori. Tre a carico dell’azienda e tre dei lavoratori. Ai quali sarebbe concesso di scegliere tra un netto più alto in busta paga (pagandoci però le tasse) o dirottare la somma esentasse in un fondo pensione per compensare in parte la riduzione del trattamento Inps conseguente al taglio della contribuzione. Davvero originale. O  meglio, è nella norma che paghino sempre pensionati e lavoratori. Ancora, per quanto riguarda il mancato rinnovo dei contratti pubblici il viceministro Morando ci mette del suo. Dice: “Con l’inflazione così bassa non mi aspetto un gran costo. Malgrado la crisi, non si sono persi posti di lavoro. Conta”.  Intanto non è vero. I dati sono lì a dimostrarlo. In cinque anni ciascun dipendente ha perso circa 4.800 euro. Forse il viceministro vuol far intendere che si può licenziare qualcuno così si risparmia?

Merkel e Renzi, cena con famiglie. La cancelliera ha fretta. L’Europa? Si vedrà

Infine il discorso sulle coperture. Si brancola nel buio, ognuno dice la sua. Si richiamano i tagli del noto Gutgeld, valore 10 miliardi, dove si colpisce si colpisce. Poi si spera che il Pil cresca un po’ di più, che migliori il rapporto  deficit/ Pil e debito/ Pil, che  Bruxelles ci conceda maggiori margini di flessibilità e autorizzi il ricorso a un aumento del deficit  di alcuni decimali di punto in rapporto al Pil in modo da restare sotto il tetto del 3% come da regole europee. L’eventuale rinvio al pareggio di bilancio al 2018 comporta però una trattativa  e l’autorizzazione di Bruxelles.  Renzi fa sapere che ne parlerà con la Merkel. Ma la cancelliera ha fretta, ha anticipato di un giorno la visita all’Expo di Milano, arrivo al padiglione Zero alle 17,30 di lunedì, arrivo a Palazzo Italia ore 18,25, dove al termine delle ufficialità   Renzi, con moglie, Merkel, con marito, ceneranno insieme. Il tempo di scambiare due chiacchiere. La cancelliera vuole tornare subito a Berlino. L’attende il voto del Bundestag sulla Grecia fissato per mercoledì. Martedì avrà molto da fare. L’Italia può attendere.

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