Grecia. “Fumata bianca” dai negoziatori. L’accordo è concluso. Atene riceverà 86 miliardi di euro

Grecia. “Fumata bianca” dai negoziatori. L’accordo è concluso. Atene riceverà 86 miliardi di euro

La Grecia e i suoi creditori internazionali hanno comunicato martedì mattina di aver raggiunto l’accordo di massima per il terzo programma di aiuti, pari a 86 miliardi di euro in tre anni. Si tratta di mettere a punto ancora pochissimi dettagli, ma l’intesa da sottoporre al Parlamento greco, all’eurogruppo e ad alcuni Parlamenti nazionali per l’approvazione, è sostanzialmente siglata.

L’ultima sessione del negoziato, quella di lunedì, è stata la più lunga e faticosa. È durata 23 ore, con le delegazioni chiuse in un prestigioso albergo di Atene. “La fumata è bianca, finalmente”, ha detto martedì nella prima mattinata un esperto del Ministero delle Finanze greco, “è stato raggiunto l’accordo. Restano da discutere alcuni dettagli di minor conto”. Poco più tardi è stato lo stesso ministro greco delle Finanze Euclid Tsakalotos (nella foto) a confermare che “l’accordo è raggiunto, mancano solo pochi dettagli”.

L’accordo prevede il versamento alla Grecia di 86 miliardi di euro, in alcune rate. Ancora non è noto se su questo punto, delicato e decisivo, si è trovata l’intesa. Il governo greco di Tsipras preme per un primo versamento sostanzioso, pari a non meno di 25 miliardi di euro, così da poter ripagare le rate dei debiti pregressi, capitalizzare le banche per 10 miliardi di euro, e rilanciare lo sviluppo greco attraverso la spesa pubblica. È il punto su cui potrebbe perfino ruotare la decisione dell’ala più oltranzista di Syriza, quella che per ben due volte ha votato in Parlamento contro gli accordi. Da ambienti vicini a Yanis Varoufakis, l’ex ministro delle Finanze, infatti, provengono rumori e voci di un possibile voto favorevole all’accordo, qualora i primi 25 miliardi di euro fossero disponibili fin dal 20 agosto. E la decisione sta maturando in queste ore, dal momento che il Parlamento greco dovrà comunque ratificare l’accordo tra governo e creditori tra mercoledì 12 e giovedì 13 agosto.

Ciò che trapela dalle stanze dell’albergo ateniese, dove ancora è in corso l’ultima fase dei negoziati, è che le parti hanno concordato su obiettivi fiscali più leggeri per la Grecia, rispetto agli accordi di luglio. Per quanto riguarda le eccedenze primarie, sembra che l’accordo preveda uno 0,25% del PIL nel 2015, uno 0,5% nel 2016, un 1,75% nel 2017 e il 3,5% nel 2018. Cosa significa? I creditori hanno ceduto sostanzialmente ai consigli e agli avvertimenti del Fondo Monetario Internazionale, e alle richieste di Tsipras, di utilizzare gran parte delle eccedenze primarie dello Stato per investimenti pubblici, piuttosto che per ripianare i debiti, almeno per i primi tre anni. L’altra grande questione sarebbe relativa alla proposta di Tsipras di istituire una sorta di “bad bank” dove raccogliere i cosiddetti “crediti non performanti”, ovvero quella montagna di sofferenze accumulatesi negli anni della durissima crisi economica. Ciò libererebbe le banche greche dal peso dei debiti non recuperabili. È probabile che anche su questo punto, si sia trovata un’intesa di massima. E infine, una piccola vittoria di Tsipras è la sostanziale deregolamentazione del mercato del gas naturale, che consentirebbe ad Atene di svincolarsi dalle direttive europee, cercando partner sul mercato internazionale, anche impegnativi dal punto di vista della politica estera comune europea, come ad esempio la Russia di Putin.

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