Grecia. Da una costola di Syriza il Partito di Unità Popolare. Intanto, il presidente della Repubblica porta a termine i colloqui con le forze politiche

Grecia. Da una costola di Syriza il Partito di Unità Popolare. Intanto, il presidente della Repubblica porta a termine i colloqui con le forze politiche

Dopo le dichiarazioni di Alexis Tsipras alla tv greca, all’ora di cena di giovedì 20 agosto, a proposito delle sue dimissioni e del ricorso a nuove elezioni legislative per il prossimo 20 settembre (ma la data è ancora da confermare), qualcosa si muove dentro Syriza, il partito antiausterità che vinse le elezioni lo scorso 25 gennaio e che ha governato finora. Già nella mattinata di venerdì, alcuni esponenti dell’ala più oltranzista di Syriza, e in particolare i deputati che non hanno votato a favore dell’accordo per il terzo programma di aiuti, hanno annunciato la fondazione di un nuovo soggetto politico a sinistra di Syriza, il Partito di Unità Popolare. Inferociti per ciò che essi definiscono il tradimento dei principi antiausterità di Syriza, 25 deputati hanno annunciato, dunque, l’intenzione di dare vita ad un nuovo partito in una lettera al Parlamento. Il primo firmatario della lettera è Panagiotis Lafazanis, ex ministro dell’Energia del governo Tsipras. Con 25 deputati, il nuovo gruppo, almeno fino alle prossime elezioni, diventa, in realtà, il terzo del Parlamento, almeno su piano numerico, e potrebbe addirittura ricevere il mandato a formare un nuovo governo.

Il ministro del lavoro: “elezioni subito perché non vogliamo governare contro la volontà popolare”

Intervistato dalla radio della BBC, il ministro del Lavoro del governo Tsipras, George Katrougalos, ha però detto che il governo avrà bisogno di riconfermare il suo mandato per implementare il terzo programma di aiuti per il valore di 86 miliardi di euro, e che il partito è “paralizzato da una manciata di dissidenti”. Pertanto, si farà inevitabile ricorso a nuove elezioni, piuttosto che a un nuovo governo, perché, ha detto il ministro, “questa è l’essenza della democrazia, non abbiamo problemi a chiederlo al popolo. Non vogliamo governare contro la volontà popolare”, ed ha aggiunto che Tsipras e il suo governo hanno “fiducia nella giustezza delle nostre politiche e nella maturità dell’elettorato greco”. Anche Katrougalos come Tsipras ha insistito sul fatto che quello appena varato era “il migliore accordo possibile di fronte alla catastrofe economica”. Ed ha concluso dicendo che la democrazia ha funzionato in Europa, ma è stata fallimentare in Europa. Sostanzialmente, la stessa posizione espressa da Tsipras nel suo intervento televisivo, e che farà da leit motiv nella prossima campagna elettorale greca.

Lo spartiacque è tra chi lotta contro le oligarchie, Syriza, e chi invece ne difende gli interessi, il centrodestra

Tsipras vola nei sondaggi, con una forchetta che varia tra il 37 e il 40% dei consensi. Tuttavia, si teme una ripresa dei partiti di centrodestra, a partire da Nuova Democrazia. Lo stesso ministro del Lavoro risponde però che in Grecia ormai non vi è più un confronto tra “destra e sinistra”, e non perché non esistano più partiti di destra o di sinistra. Anzi. Il piano del confronto, almeno nelle parole di un importante esponente di Syriza, anche in replica al nuovo partito di Lafazanis, si sposta sui privilegi e sulla lotta contro le oligarchie, da sempre molto potenti in Grecia. E “i partiti di centrodestra”, afferma il ministro, “sostengono i privilegi delle oligarchie”. Inoltre, in Grecia può giocarsi una partita importante per il destino politico dell’Europa. La domanda è: l’Europa è in grado di neutralizzare le politiche neoliberiste e riequilibrarle con misure anti recessive dettate dalla crescita? Ciò che è emerso dalla vicenda greca, è che in Europa, ormai, si confrontano due concezioni politiche, due visioni, una più legata agli imperativi dell’uguaglianza, della lotta ai privilegi e dello stato sociale, e l’altra neoliberista, attenta agli interessi del mercato, soprattutto finanziario (il salvataggio delle banche ne è una dimostrazione concreta), egemonizzata da gruppi oligarchici, ovunque.

Una risposta indiretta agli editorialisti nostrani

I commenti del ministro del Lavoro greco e la posizione espressa giovedì sera da Tsipras sembrano repliche indirette ad alcune critiche apparse questo venerdì su Repubblica e Corriere della Sera. In particolare, l’editoriale di Repubblica a firma di Andrea Bonnani, si segnala per una particolare acrimonia nei confronti di Tsipras, accusato di essere sostanzialmente un voltaggabana che ha fatto dell’ambiguità il metro della sua azione politica. Per Bonanni, il leader greco si è esercitato in numerosi salti mortali nel corso delle trattative che avrebbero dovuto portare “a scegliere, come disse Renzi, tra l’euro e la dracma”. Questo non è vero, perché, e lo ricordiamo ai nostri lettori, prima ancora che a Bonanni, l’eurogruppo aveva insistito per mantenere la Grecia in ambito euro, ed è per questo che chiedeva riforme strutturali in cambio di aiuti. Fu il ministro delle Finanze tedesco Schauble a introdurre per primo la possibilità di un’uscita “pilotata” della Grecia per cinque anni. La proposta di Schauble fu avversata ovunque, anche in Germania, e non incontrò il favore di Angela Merkel. E poi, ricordiamo ancora che è stato il Fondo Monetario Internazionale ad aver delineato un dossier “Grecia” al termine del quale veniva consigliato il taglio, “haircut”, del debito greco diventato insostenibile. Ci chiediamo e chiediamo all’illustre editorialista di Repubblica, chi è protagonista dell’ambiguità, Tsipras o la troika?

E lo stesso consiglio vorremmo sommessamente offrire all’editorialista del Corriere della Sera, Federico Fubini, il quale immagina Tsipras come un rivoluzionario fallito che ormai si guarda riflesso in uno specchio e vede un altro da sè. Poi, però, lo stesso Fubini è costretto ad ammettere che le ultime scelte di Tsipras sono state non solo legittime e politicamente ineccepibili, ma sono salvifiche per la Grecia. Allora, delle due l’una: o Tsipras è un pericoloso rivoluzionario, e neppure si siede al tavolo delle trattative, oppure è uno statista, e quando tratta lo fa con senno e intelligenza. Come è avvenuto. Forse i nostri sue quotidiani avrebbero desiderato il fallimento totale di Tsipras e di Syriza, in modo da brindare al moderatismo di uno come Renzi, ad esempio. Chi esce da questo schema, come ne è uscito Tsipras, merita non l’elogio per aver trasformato l’Europa ed evidenziato le crepe democratiche di coloro che la guidano, ma il sarcasmo, la critica immotivata, l’acrimonia di chi ha sempre qualcosa da insegnare a chiunque.

Gli obbligati passaggi istituzionali prima del voto

In queste ore, e siamo a venerdì, il presidente della Repubblica greca, Pavlopoulos, sta concludendo i colloqui con le forza politiche per verificare, come detta la Costituzione, l’esistenza di una nuova maggioranza nel Parlamento greco. È un atto dovuto, prima di indire le elezioni. La frantumazione del Parlamento greco non consentirà nuovi governi. Ad oggi, infatti, a Syriza, Nuova Democrazia, Pasok, To Potami, Alba Dorata, e al gruppo di destra che sostiene il governo, va ad aggiungersi anche la nuova formazione del Partito di Unità popolare di Lafazanis. Solo al termine di queste consultazioni e verificata l’impossibilità di formare un nuovo governo, il presidente scioglie il Parlamento e indice nuove elezioni. Per questa ragione di correttezza istituzionale, nel corso dell’intervento televisivo Tsipras non ha rivelato la data del 20 settembre, che comunque pare essere la più probabile.

Il commento autorevole dell’eurogruppo

A proposito delle elezioni, vi è da registrare il commento di Thomas Wieser, capo dell’Euro Work Group che prepara le decisioni per i vertici dell’eurogruppo: “Si tratta di un passaggio ampiamente atteso e per molti un passaggio auspicato per chiarire al meglio la struttura del governo greco. A ottobre avremo un vertice su un possibile taglio del debito e dopo le elezioni speriamo in altri progressi del programma”.

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