Germania. Gli spettri di Heidenau. L’estrema destra tedesca contesta Angela Merkel

Germania. Gli spettri di Heidenau. L’estrema destra tedesca contesta Angela Merkel

La visita di Angela Merkel al centro di accoglienza di Heidenau è stata caratterizzata dal chiassoso benvenuto riservatole da alcuni manifestanti al grido di «traditrice della nazione» (nella foto, alcuni manifestanti) (Volksverräterin, dove Volk-, parola timidamente pronunciata nel vocabolario politico tedesco, può intendere sia «popolo» che «nazione»). La stessa Heidenau, una cittadina sassone a pochi chilometri a sud-est di Dresda, è stata teatro, nelle notti precedenti, di violenti scontri tra la polizia e diversi gruppi di estrema destra, contrari alla presenza di rifugiati sul territorio tedesco.

La Germania sta conoscendo da mesi un crescendo di attacchi, soprattutto incendiari, verso stabili adibiti all’ospitalità di profughi. La mappa di questi atti – compiuti sempre nell’assoluto anonimato – copre tutto il territorio federale, compresi i Länder occidentali, ritenuti in genere maggiormente immunizzati davanti alle sirene del neonazismo e dell’estrema destra. Pare destinata a cadere quindi la vecchia considerazione secondo cui questi movimenti fossero radicati soprattutto a est, con la quale si incolpava indirettamente la ex-DDR per non aver saputo affrontare il problema del passato hitleriano del paese, coprendolo con la propria retorica socialista e permettendo dunque che emergesse nuovamente all’indomani della riunificazione.

Se questa era una risposta facile, e in una certa misura tranquillizzante, che offriva la possibilità alla Germania federale di “lavarsi la coscienza” davanti alle manifestazioni di xenofobia, gli eventi degli ultimi mesi hanno avuto l’effetto di una doccia fredda: il razzismo e neonazismo non sono più problemi confinati soltanto alla parte orientale e arretrata del paese, ma coinvolgono tutto il panorama nazionale. È opportuno quindi chiedersi cosa stia succedendo nella società civile della “locomotiva europea” e, per farlo, dobbiamo necessariamente tentare di capire da dove provengano esattamente queste contestazioni e questi atti di violenza.

Innanzitutto è importante rilevare una differenza. Coloro che hanno contestato Angela Merkel a Heidenau non sono gli stessi – se non in minima parte – che hanno partecipato agli scontri nella stessa cittadina. Una profonda differenza di età e nel ruolo sociale separa i due gruppi: i primi sono “cittadini preoccupati”, per usare un eufemismo partorito dal leader dell’SPD Sigmar Gabriel, di età generalmente avanzata e residenti nel luogo; i secondi, per quanto di difficile identificazione, sono più giovani, affiliati a gruppi di estrema destra semi-legali e, dato il loro numero, provenienti anche dal resto della Germania. Si tratterebbe quindi di una saldatura tra abitanti di una realtà periferica, terrorizzati dall’arrivo dei profughi nel loro ambiente tradizionale, e movimenti neonazisti, pronti a cavalcare la paura dell’immigrazione che sta agitando tutta l’Europa. Non molto diverso quindi da quanto accaduto a Roma in tempi recenti.

Tuttavia, questa saldatura ha avuto recentemente un precedente: PEGIDA (acronimo per Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes, europei patrioti contro l’islamizzazione dell’Occidente), un movimento di piazza sorto appunto a Dresda nell’ottobre dello scorso anno, che aveva catalizzato intorno a sé crescenti masse di cittadini comuni, accompagnati nei cortei da gruppi chiaramente appartenenti alla destra più radicale. PEGIDA, che all’indomani della strage al Charlie Hebdo, a Parigi, aveva portato in strada oltre venticinquemila manifestanti, è adesso ridotta a un insignificante gruppuscolo di estrema destra – la cui bandiera ha sventolato anche alle spalle di Salvini durante la festa della Lega a Ponte di Legno – appena è divenuta chiara all’opinione pubblica la componente neonazista che la animava, conducendo quindi alla diserzione dei semplici “cittadini preoccupati”.

Gli eventi di Heidenau paiono però riportare in vita qualcosa di simile a PEGIDA, che potrebbe eventualmente costituirsi in una formazione partitica più consistente e organizzata, magari proprio in vista delle elezioni del 2017. A tal proposito è comunque opportuno ricordare che la Germania postbellica non è affatto nuova a simili fenomeni politici, e gli esempi del passato permettono giudizi abbastanza ottimistici. Nell’immediato dopoguerra gli ex-nazisti avevano dato origine al Deutsche Reichspartei, che conseguì risultati minimi (attorno all’1%) e venne disciolto dalle autorità tedesche nel 1965. Quattro anni dopo fu il turno dell’NPD, che irruppe nella scena politica con un 4,3% dei consensi. Tale traguardo non fu più raggiunto e, se il partito è attivo ancora oggi e si dibatte di una sua proibizione, questo non supera l’1,5% dei consensi. Da ultimi vennero poi i Republikaner degli anni Ottanta, più mascherati nelle loro ideologie di estrema destra e che riuscirono a ottenere un 7% alle europee del 1989. Anche questi, tuttavia, sono rapidamente scomparsi calderone dell’1%.

È quindi da auspicare che, qualsiasi cosa esca da questa contestazione – da destra – del governo, segua presto il destino dei propri predecessori, mentre le autorità giudiziarie dovranno perseguire con efficienza gli autori di attentati e attacchi incendiari. In caso contrario a essere messa in dubbio sarebbe la stessa credibilità degli attuali governanti tedeschi, proprio mentre ergono a modello la propria assunzione di responsabilità davanti all’attuale problema migratorio europeo.

La Germania riunificata può infatti permettersi molto nei confronti degli altri paesi europei: far valere il proprio peso economico, esercitare una certa egemonia politica, presentarsi anche come un esempio morale – essa troverà sempre molti pronti a giustificarla in virtù dei suoi meriti. Ciò che però la Germania non può permettersi assolutamente è di manifestare opinioni razziste e lasciare impuniti gli atteggiamenti xenofobi: allora, tutta la sua reputazione, faticosamente ricostruita in anni, cadrebbe come un castello di carte.

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