Festival teatro di Edimburgo: apre una splendida Juliette Binoche nei panni di Antigone, diretta da Ivo van Hove (dall’8 agosto)

Festival teatro di Edimburgo: apre una splendida Juliette Binoche nei panni di Antigone, diretta da Ivo van Hove (dall’8 agosto)

Juliette Binoche, la grande attrice francese, versatile e ormai matura per interpretare ruoli difficili e complessi anche a teatro, è stata scelta da Ivo van Hove per aprire con l’Antigone di Sofocle l’edizione 2015 di quello che viene definito il più importante Festival del teatro europeo, Edimburgo. Dal prossimo 8 agosto e fino al 22, la Binoche andrà in scena, e si presume fin da ora, un enorme successo continentale.

L’Antigone di Sofocle è il racconto di una delle figlie di Edipo, Antigone, che rifiuta di seguire gli ordini dello zio Creonte, nuovo principe, di non seppellire entro le mura della città Polinice, ucciso durante la guerra civile, e considerato un traditore. Ha inizio una straordinaria guerra psicologica tra Antigone e Creonte, fatta di discorsi intensi, appassionati, lunghi e amari tra due opposte concezioni della vita e della morte, anzi dei morti, considerati nemici dello stato. “Sono nata per condividere l’amore, non l’odio”, dice Antigone a Creonte, il quale però le replica: “se un uomo considera la famiglia o gli amici prevalenti rispetto alla terra dei padri, direi che è un buono a nulla”. Antigone vuole seppellire Polinice all’interno delle mura della città, e si appella alla pietas, in un eccezionale climax emotivo. Per capire meglio Antigone, occorre però risalire all’Edipo a Colono di Sofocle, in cui Antigone e sua sorella Ismene si prendono cura del loro anziano padre, esiliato da Tebe. I loro due fratelli, Eteocle e Polinice, avrebbero condiviso il trono di Tebe, alternandosi al comando annualmente, solo che trascorso il primo anno, Eteocle si rifiuta di cedere lo scettro a suo fratello Polinice. Comincia una guerra civile e fratricida. Per Antigone e Ismene la situazione si fa davvero difficile: la madre si suicida, Edipo sta morendo e i due fratelli stanno uccidendosi. È a questo punto che Antigone segue l’impulso di prendersi cura del corpo di suo fratello Polinice, ucciso in battaglia. Per lei, tutti gli esseri umani sono uguali e, per quanto Polinice fosse stato in errore, la morte va sempre rispettata.

Scena dopo scena, Antigone segue il suo destino fatale, isolata ormai da tutti, da sua sorella Ismene che non l’aiuterà a seppellire il corpo di suo fratello entro le mura della città, dal suo amante, e dalla società tebana. In una scena magica, Antigone sogna di scendere nella tomba di suo fratello. Immagina un incontro emotivamente intenso con Polinice, con Edipo e con sua madre. Creonte, poi, la seppellisce viva “con poco cibo e senza dubbio se pregherà gli dei della morte avrà salva la vita”. Ma Antigone ha perso tutto, anche il senso della vita. Il suo destino la porta all’autodistruzione. Si impicca nella grotta nella quale è stata deportata su ordine di Creonte.

Ciò che rende l’Antigone di Sofocle una tragedia epica è anche la funzione catartica del Coro, soprattutto nei confronti del pubblico degli anfiteatri greci del Quinto secolo avanti Cristo. Il coro ascolta quel che Creonte, Antigone e gli altri personaggi dicono e adattano conseguentemente il punto di vista dei greci. Il coro alterna empatia a rabbia a follia, di fronte ad un destino tragic che nessuno può fermare, neppure l’indovino Tiresia, che interviene su Creonte perché cambi idea e quando è già troppo tardi.

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