Festa Unità Milano. Camusso striglia Poletti, “avete imbrogliato”. E Poletti ammette e si scusa. Poi Camusso dà lezione di sinistra al ministro

Festa Unità Milano. Camusso striglia Poletti, “avete imbrogliato”. E Poletti ammette e si scusa. Poi Camusso dà lezione di sinistra al ministro

Il ministro del Lavoro Poletti giocava in casa, alla festa nazionale dell’Unità di Milano, giovedì 27 agosto. Eppure la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, gliele ha proprio suonate, ad esempio a proposito del pasticcio dei dati comunicati dal ministero di Poletti sui contratti di lavoro. E non solo. Ha rimproverato al ministro del Lavoro, con una storia di “sinistra”, di aver accettato politiche del lavoro “di destra”.

“Sono mesi che diciamo che si sta facendo propaganda sui numeri!”, ha attaccato Susanna Camusso, “Se vogliono utilizzare i numeri per confortare delle politiche che non danno risultati, si fanno queste figure”. Il riferimento di Susanna Camusso è appunto a quel comunicato del Ministero del Lavoro nel quale si correggono i dati sui contratti dei primi 7 mesi del 2015, dati poi rilanciati dalla grancassa mediatica vicina al premier Renzi, che come Poletti ha rimediato una pessima figura. Nel comunicato, il ministero riconosceva che il numero fornito in un primo momento di 630.585 contratti a tempo indeterminato non era vero. La cifra esatta era di 327.758 contratti, poco più della metà, e deriva dalla somma tra attivazioni e cessazioni (117.498) e stabilizzazioni (210.260). Per Susanna Camusso si è trattato di un sostanziale imbroglio che non poteva durare, per Poletti un banale errore di calcolo, “perché” ha pomposamente detto, “c’è un incremento dei contratti a tempo indeterminato e quindi pensiamo che questo dato ci dia ragione: il nostro obiettivo è quello di combattere la precarietà”. Ma a questo punto, e dinanzi a queste affermazioni che falsano la realtà, la Camusso ha contrattaccato ancora più duramente, parlando dei 47, proprio solo 47, contratti a tempo indeterminato in più a luglio, svelando l’altro imbroglio sui dati: “qualunque cittadino italiano si aspetta che il governo faccia i conti giusti e non dia i numeri sbagliati”.

Il conflitto tra il governo Renzi e la Cgil, sui temi del lavoro, ha dunque vissuto la sua manifestazione più plastica nella serata milanese, sia pure nel contesto della festa nazionale dell’Unità. La frattura culturale e politica tra Susanna Camusso e Giuliano Poletti è sembrata ormai abissale, e davvero spiace che la parte dell’avvocato difensore delle politiche neoliberiste e schiacciadiritti dei lavoratori l’abbia fatta proprio il ministro, che fu sindaco comunista di Imola. Rattrista. Non a caso Susanna Camusso è stata poi costretta, applaudita dal pubblico della festa, a richiamare “il bisogno di sinistra in Italia, di giustizia, di equità e di condizioni positive”. Ed è stata la segretaria della Cgil ad ammonire il ministro Poletti a non sottoscrivere “una legge di stabilità che sia la fotocopia della precedente, per cui continueremmo a rimanere nella logica dell’austerità e non a determinare un cambiamento di passo”. E infine, la stoccata magistrale che per una persona con la storia di Poletti dev’essere suonata come un vero e proprio tradimento della cultura storica della sinistra in Italia, e non solo in Italia. L’oggetto era una disputa sui centri per l’impiego, la cui funzione diventa strategica per introdurre e reintrodurre le persone nel mercato del lavoro. “Il collocamento nel mercato del lavoro”, ha sottolineato Susanna Camusso, “e i centri per l’impiego sono la funzione che deve avere il pubblico, e non i soggetti privati, o il sindacato, che ha come funzione quella di organizzare i lavoratori e non fare intermediazione di mandopera”. Ecco perché l’Italia ha sempre più bisogno di politiche attive del lavoro. E con le politiche attive del lavoro si fornisce uno strumento indispensabile per la piena occupazione. Non era quest’ultima il grande obiettivo della sinistra? Forse Poletti lo ha dimenticato.

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