“Estirpiamo il male delle armi nucleari”. 70 anni dopo, Hiroshima e Nagasaki ricordano le vittime della prima esplosione nucleare

“Estirpiamo il male delle armi nucleari”. 70 anni dopo, Hiroshima e Nagasaki ricordano le vittime della prima esplosione nucleare

Hiroshima si è fermata in preghiera quando l’orologio della città ha segnato l’ora in cui fu colpita, il 6 agosto del 1945, dalla prima bomba atomica nella storia dell’umanità. Centinaia di migliaia di persone, alle 8.15 ora locale, si sono fermate in silenzio e a capo chino nel ricordo delle 80.000 vittime che la bomba provocò in poche ore, e delle 60.000 vittime dei giorni seguenti. Colombe bianche sono state lanciate nel cielo del mattino, mentre la campana del tempio buddhista si univa a tutte le campane buddhiste dell’intero Giappone. E domenica 8 agosto la stessa cerimonia si ripeterà a Nagasaki, dove fu sganciata la seconda micidiale bomba atomica, che provocò altri 70.000 morti all’istante.

Il premier giapponese, Shinzo Abe, nel discorso del ricordo, ha affermato che il Giappone “ha una importante missione da compiere”, promuovere il disarmo nucleare a livello planetario. Per questo ha annunciato la presentazione di una Risoluzione all’Onu in autunno che stabilisca l’eliminazione degli armamenti nucleari. Abe ha dichiarato che “incoraggerà i leader del mondo a prendere atto delle testimonianze di prima mano della tragica realtà dei bombardamenti atomici” nel corso del prossimo vertice autunnale del G7 che avrà luogo proprio ad Hiroshima.

Il sindaco di Hiroshima, Kazumi Matsui, ha affermato da parte sua che settant’anni dopo il bombardamento nucleare, la proliferazione delle armi nucleari pone una gravissima minaccia alla sicurezza globale. “Il nostro mondo”, ha detto il sindaco di Hiroshima, “è ancora in pericolo per le 15.000 armi nucleari, e i governanti dei paesi che possiedono potenza nucleare distruttiva restano intrappolati in discorsi provinciali, e ripetono sempre e ovunque la loro intimidazione nucleare”. È un forte atto di accusa. “Per poter coesistere”, ha concluso il sindaco, “dobbiamo abolire il male assoluto e la disumanità rappresentati dagli armamenti nucleari. Ora è il momento per dare inizio ad atti concreti”.

Quel triste 6 agosto del 1945

Il 6 agosto del 1945, il conto alla rovescia per il primo attacco nucleare della storia ebbe inizio quando un aereo B-29, la cosiddetta Fortezza volante, scortato da due caccia, si levò in volo dalla Base aerea sul Pacifico nell’isola di Tinian. L’Enola Gay, così si chiamava il B-29, pilotato da Paul Tibbets, portava in pancia una bomba atomica da 16 kilotoni, bomba che veniva chiamata “il ragazzino”. L’obiettivo era Hiroshima, porto e maggiore base militare del Giappone occidentale, a sei ore di volo. Era l’alba a Hiroshima, quando il B-29 colse di sorpresa i 340.000 abitanti, dopo una notte trascorsa nei rifugi per i tanti falsi allarmi dei bombardieri americani, che giungevano da sud. Alle 7 di mattina, ora di Hiroshima, un aereo meteorologico americano che scortava Enola Gay, fece partire un altro allarme. L’aereo lasciò l’area, e alle 7.31 inviò il messaggio decisivo al pilota di Enola Gay: “tempo buono, possibile sganciare la bomba”. Quaranta minuti dopo, Enola Gay sganciò la bomba. A Hiroshima, la gente si preparava ad un altro difficile giorno di paura, anche se tentava di conquistare una minima quotidianità, in cui gli adulti andavano al lavoro e i ragazzi andavano a scuola, mentre gli anziani si recavano nelle poche fabbriche per contribuire allo sforzo bellico nipponico. I cittadini di Hiroshima aspettavano l’attacco, ma con armi convenzionali, dopo le notizie dei bombardamenti su Tokio e Osaka. Non potevano sapere, ovviamente, che Enola Gay portava un carico di morte da 16 chilotoni. La bomba atomica esplose a 580 metri dal suolo, all’altezza di un ponte a forma di T, dove i fiumi Honkawa e Motoyasu si ricongiungono. Si disegnò nel cielo di Hiroshima il primo fungo dell’era atomica.

80.000 persone morirono praticamente all’istante, e alla fine del 1945 si contarono 140.000 vittime. L’esplosione fu pari a quella provocata da 15.000 tonnellate di TNT, e distrusse più dei due terzi dei palazzo di Hiroshima nel giro di una decina di chilometri quadrati. Il cosiddetto “fallout” nucleare, misto a cenere e fumo, creò la prima pioggia nera radioattiva nella storia umana. La pioggia che decretò il destino delle generazioni successive di Hiroshima prima e di Nagasaki due giorni dopo.

Ricordare la disumanità delle bombe su Hiroshima e Nagasaki, e della Shoah, è parte della responsabilità degli scienziati

Solo dopo che anche Nagasaki fu distrutta da una seconda bomba nucleare e cominciò a vivere l’inverno nucleare, il presidente americano Harry S. Truman annunciò al mondo ciò che gli Usa avevano provocato in Giappone, e che la storia dovrebbe ricordare sempre con totale disprezzo, al pari della Shoah. Truman disse: “sedici ore fa, un aereo americano ha sganciato una bomba su Hiroshima. È una bomba atomica”. Ne parlò come se si fosse trattato di una notizia burocratica, indifferente all’altissimo prezzo di vite umane, presenti e successive, che il Giappone stava pagando. Non solo è una delle pagine più nere della storia dell’umanità, è anche una pagina nerissima per la storia della civiltà occidentale. Non possiamo dimenticare il ruolo e la funzione che la scienza nucleare e gli scienziati nucleari hanno avuto nella fabbricazione delle due bombe a idrogeno. Il progetto infatti fu messo a punto da Robert Oppenheimer, Enrico Fermi e Werner von Braun. Settant’anni dopo, siamo tutti chiamati a ripensare il ruolo della scienza nella costruzione di strumenti di morte. E come diceva un grande filosofo del Novecento, Edmund Husserl, la scienza di matrice europea, discendente della grande civiltà europea, deve poter essere riportata ad un grado di responsabilità, verso l’intera umanità, prima che verso gli interessi economici e militari, di uno o più paesi. Ricordare Hiroshima e Nagasaki, come ricordare ogni anno la Shoah, dovrebbe servire anche a questo. Gli scienziati di tutto il mondo dovrebbero unirsi all’appello del premier giapponese Shinzo Abe, fatto proprio da Obama: “Estirpiamo per sempre il male delle armi nucleari”.

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