Crisi migranti. Merkel durissima contro l’Europa cinica invita a fare di più. Ma gli stati dell’Est si smarcano

Crisi migranti. Merkel durissima contro l’Europa cinica invita a fare di più. Ma gli stati dell’Est si smarcano

Il governo tedesco ha negato lunedì l’esistenza di “treni speciali” per portare i migranti in Germania dall’Ungheria. In virtù della legge europea sui richiedenti asilo, i cosiddetti tre trattati di Dublino, è in Ungheria che i profughi devono essere identificati e registrati per le pratiche dell’asilo. Il portavoce della cancelliera Merkel, Steffen Seibert, è stato molto netto: “non esistono treni speciali. Coloro che arrivano in Ungheria devono essere identificati e registrati là”. Ma perché questa polemica internazionale sui treni speciali? Perché un giornalista dell’Agenzia Reuters aveva visto molti migranti a Budapest che provenivano dalle diverse località dell’Ungheria e venivano raccolti per essere poi fatti salire sui treni per l’Austria e la Germania. E ovviamente l’ha scritto (anche se in Italia nessuno se n’è accorto). La notizia ha poi messo in difficoltà la cancelliera che lunedì mattina ha voluto chiarire la questione nel corso di una conferenza stampa.

In questa occasione, poi, Angela Merkel ha detto che “l’intera Europa deve muoversi e gli stati membri devono condividere la responsabilità per i rifugiati richiedenti asilo. Se l’Europa fallisse sul problema dei rifugiati, verrebbe totalmente distrutto il suo legame con i diritti civili universali”. Un’affermazione molto forte, che viene dalla donna più potente d’Europa, e di tradizione cristiano evangelica. Per questo, la cancelliera ha fatto pressione sugli stati dell’Unione Europea a fare molto di più per condividere il fardello del flusso di migranti. In realtà, la Germania è il paese europeo che accoglie il numero maggiore di profughi nell’Unione europea. Nei primi otto mesi del 2015, ne sono arrivati circa 800mila, una cifra enorme. E la cancelliera non ha potuto far altro che riproporre il piano Juncker sulle quote da dividersi tra i 28 stati. E se l’Europa non fosse in grado di dividersi i profughi e i migranti in modo equo, ha detto Merkel, “molti metteranno la questione Schengen sulle loro agende politiche”. “Non vale la pena rimproverarsi l’un l’altro reciprocamente”, ha insistito Merkel, “ma dobbiamo dirci semplicemente che la situazione attuale è insoddisfacente”. E la cancelliera ha poi aggiunto: “Siamo di fronte a una enorme sfida nazionale. E sarà una sfida che durerà non solo per i prossimi giorni o mesi, ma per un lungo periodo di tempo”. E infine ha lanciato un appello ai tedeschi: “la Germania nella sua accuratezza è grande, ma ora abbiamo bisogno della flessibilità tedesca”.

Non si sono fatte attendere le reazioni di alcuni premier europei alle parole di Merkel. Soprattutto Slovacchia, Repubblica ceca, Ungheria e Polonia, che erano i principali paesi ad aver rifiutato il principio delle quote, hanno risposto per le rime alla cancelliera. Robert Fico, premier slovacco, ha detto che il suo paese “non concorderà” mai con tale sistema, ed ha premuto sul fatto che la gran parte dei migranti arrivano per ragioni economiche, e vanno respinti. Il premier ceco, Sobotka, a sua volta dice che i leader di questi quattro stati avranno un vertice a Praga sulla crisi dei migranti alla fine di questa settimana, e che non apriranno le frontiere,se necessario, proprio perché vengono usati come nazioni di transito verso le zone più ricche d’Europa.  Nessuno si aspettava una reazione diversa da questi stati, che hanno già ampiamente dimostrato di aver dimenticato la storia dei loro paesi negli ultimi trent’anni.

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