Chiti rovina la “festa” della Direzione Pd e annuncia: per il Senato elettivo ci sarebbe la maggioranza

Chiti rovina la “festa” della Direzione Pd e annuncia: per il Senato elettivo ci sarebbe la maggioranza

Renzi Matteo aveva previsto una direzione del Pd tutta spumeggiante, quasi un saluto, così come aveva fatto con la letterina ai parlamentari Pd per dire e dirsi quanto siamo bravi, quante cose ha fatto il partito per il bene del Paese. Con una improvvisata che neppure i suoi collaboratori più vicini conoscevano, e poiché Renzi non si fida neppure di se stesso, al suo “comunicatore” che gli aveva chiesto la dimensione della “bomba”, quanti soldi per il Sud, aveva risposto picche. Aveva bisogno di una direzione che, prendendo a pretesto il Mezzogiorno, parlasse a tutto il partito, alle minoranze inquiete, ai piagnistei, nuova categoria della politica. Per il Mezzogiorno con quei noiosi dello Svimez e in particolare con Saviano, se ne riparla a settembre, un bel “masterplan”, per ora accontentavi e rendete omaggio all’uomo solo. Ma la festa è stata rovinata. Mentre arringava la sua platea, sfidava la minoranza decisa, forse perché questa potrebbe essere la volta buona a portare fino in fondo la battaglia per cambiare la legge sul Senato e, di conseguenza anche del pessimo Italicum. Vedrete che noi avremo più voti, aveva ripetuto per tutta la mattina, spaccone, arrogante come è nel suo carattere. Ma aveva iniziato a parlare da poco meno di un’ora quando arrivava al Nazareno la brutta (per Renzi e i renziadi) notizia.

Oltre ai 28 senatori Pd anche altri 12 della maggioranza per l’elezione diretta

Una dichiarazione di Vannino Chiti, uno dei 28 senatori Pd firmatari dell’emendamento che, se approvato, fa tornare l’elezione diretta del Senato, richiamava quanto affermato dal senatore Buemi, sottoscritto da 12 componenti del gruppo “Autonomie” per un Senato eletto direttamente dai cittadini. Diceva Chiti: “Come si vede, sul pieno superamento del bicameralismo paritario, che non mortifichi però la sovranità  dei cittadini e il ruolo di garanzia e rappresentanza dei territori del futuro Senato, vari gruppi parlamentari concordano. È una questione – proseguiva – non riducibile ai luoghi comuni di certa politica e di certa stampa su una lotta interna al Pd. 28 senatori Pd e 12 senatori del gruppo delle Autonomie – che fanno parte della maggioranza che sostiene il governo – Sel e M5S, Lega e Forza Italia si ritrovano su questa impostazione. Vi sarebbero dunque le condizioni per un’intesa ampia, che farebbe marciare con sicurezza dei tempi e coerenza di contenuti la riforma costituzionale. Ancora una volta la strada da praticare – e non da annunciare in modo propagandistico –  è quella del dialogo, del confronto aperto e non quella di arroganti chiusure”.

Allo stato larga maggioranza (176 su 315) contro la riforma voluta da Renzi

Al Nazareno venivano fatti subito i conteggi, mentre il dibattito in direzione si rivelava per quello che in molti avevano previsto: un bluff ancora una volta ai danni del Mezzogiorno. I conti  facevano venir meno i festeggiamenti al Nazareno. Mettendo insieme i vari gruppi di maggioranza e di opposizione favorevoli alla elezione diretta dei senatori si arrivava a176, 177 voti su un totale di senatori, 315 più quelli a vita. Maggioranza sicura se, ovviamente, vengono mantenuti gli emendamenti che in totale sono ben 513 mila, in testa la Lega con Calderoli, l’autore del Porcellum, una porcata disse , ma questo era l’accordo. Nel caso in cui venissero eliminati in Commissione, si dice pronto a presentarne un milioni in aula. Si creerebbe un problema di non poco conto, perché a tutti i senatori devono essere consegnati i testi. Quelli dei senatori del  Pd sono solo 17 ma molto pesanti. Oltre al voto diretto  prevedono  fra l’altro la riduzione del numero dei deputati, nuove regole per l’elezione del presidente della Repubblica.

Il premier, la maggioranza non è mai mancata e non mancherà. Berlusconi finì sotto processo

Renzi ha tentato fino all’ultimo di mantenere un rigoroso silenzio, quasi la notizia fosse per lui priva di interesse. Rompe il silenzio Debora Serracchiani, la vicesegretaria sempre più ciarliera che dice di essere fiduciosa sull’esito finale della partita. Poi si fa vivo anche Renzi con una battuta che fa sorridere perfino i giornalisti di regime: “La maggioranza non è mai mancata e devo dire mai mancherà,vedendo i numeri”. Già, ma vedendo i numeri si direbbe il contrario. È vero però che i numeri possono essere ballerini in qualche caso. Chiedere a Berlusconi che per questo è finito sotto processo a Napoli.

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