Chi sono davvero i profughi e i migranti? Lo raccontano le grandi Agenzie di stampa internazionali e l’Onu

Chi sono davvero i profughi e i migranti? Lo raccontano le grandi Agenzie di stampa internazionali e l’Onu

Mentre in Italia si accendono polemiche inutili e spesso al limite dell’idiozia sugli immigrati, innescate dal leader della Lega Nord, standosene comodamente a prendere il sole sulla riviera romagnola, dalle Agenzie di stampa internazionali giungono notizie devastanti dal Medio Oriente, in particolare sullo stato dei rifugiati siriani accolti a milioni tra la Giordania, il Libano e la Turchia. Non sappiamo se i leader leghisti conoscano altre lingue internazionali, ma consigliamo loro di assumere qualche traduttore, per leggere, di tanto in tanto, qualche reportage. Significativa infatti è l’intervista che l’Associated Press ha pubblicato martedì con Ertharin Cousin, la direttrice esecutiva dell’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa del World Food Program, il programmi di aiuti alimentari. La direttrice lancia un allarme sulle prospettive di finanziamento del programma di aiuti ai rifugiati siriani, giudicate “tetre”, per effetto dei tagli agli aiuti alimentari. I paesi donatori, sostiene la signora Cousin, devono dare molti milioni di dollari in più per i popoli affamati da cinque anni di guerra in Siria.

L’intervista ha avuto luogo ad Amman, capitale della Giordania, un piccolo Paese del Medio Oriente, che ospita centinaia di migliaia di profughi siriani. “Tutti noi dobbiamo riconoscere che come comunità globale”, ha detto all’AP la signora Cousin, “abbiamo il dovere di continuare a sostenere queste famiglie, questi bambini, fino a quando non sarà risolta la situazione politica. Chiediamo alla comunità dei donatori e ai contribuenti del mondo di continuare ad assisterci”. Ed ha aggiunto: “i bambini devono mangiare tutti i giorni, una madre deve cucinare e mettere il cibo a tavola ogni sera”.

Da quando ha avuto inizio nel 2011, il conflitto siriano ha prodotto 4 milioni di profughi, fuggiti nei paesi vicini. Circa 630.000 hanno trovato rifugio in Giordania (e in Europa ci si perde in un bicchier d’acqua per la suddivisione di poche migliaia di essi), con una grandissima maggioranza di loro che ha preferito la povertà più estrema (cosa che evidentemente i leader della Lega non conoscono) piuttosto che lasciarsi segregare nei campi profughi. In Giordania, il programma alimentare dell’Onu offre vitto per 440.000 persone, e con i flussi sempre più intensi di questi giorni, il numero è destinato a salire. Altri profughi più fortunati possono contare su occupazioni instabili e al nero, perché lo status internazionale di rifugiato non consente la regolarizzazione del lavoro in Giordania, ma solo l’assistenza.

“La situazione è tetra”, prosegue la signora Cousin, dopo aver incontrato Khaldiyeh Hussein, siriana, madre di otto figli, nella sua casa di pochi metri quadrati alla periferia di Amman. La signora Hussein, come tante altre madri, è fuggita dalla sua città natale di Homs due anni e mezzo fa. Cucina praticamente solo riso, e non può più comprare altro. La signora racconta che a questo punto ha due strade: o chiede di entrare in un campo profughi ad Amman oppure si mette in viaggio, con gli otto figli, per raggiungere suo fratello in Europa. Come? Attraverso la rete dei trafficanti umani, molto presenti in Giordania, Libano, Turchia e Iraq. Ma prima vorrebbe che la sua primogenita Hamida trovasse un marito in Giordania, per trovare là un futuro che a lei non è concesso. Ma Hamida non vuole, intende seguire il destino della sua famiglia.

Prima di incontrare la signora Hussein, il capo del programma alimentare dell’Onu aveva visitato un centro giovanile nel quartiere di Mahata, sempre ad Amman. 13 ragazzi, tra gli 11 e i 18 anni, profughi siriani, cercavano di giocare tra loro, nel tentativo di dimenticare gli orrori della guerra. Tutti i ragazzi vorrebbero far ritorno a scuola, alla vita normale, ma il peso della fame e della povertà è troppo grande da sostenere. Alcuni hanno detto di aver guadagnato qualcosa per la loro famiglia consegnando bottiglie d’acqua, o facendo lavori “sporchi”. Un ragazzo sogna di diventare atleta, e un altro di fare l’avvocato per i diritti civili. A questi ragazzi è stato rubato il futuro e qualcuno lo dica forte ai rigidi moralizzatori del nostro Paese, mentre si godono il cocktail da decine di euro sulle spiagge dorate.

“Questi ragazzi”, commenta la signora Cousin, “con i loro sogni, che non vedranno mai realizzati, vivono alla giornata, e si procurano come possono ciò che è richiesto per sopravvivere. Il punto è far finire questa crisi al più presto. E quando sarà finita, occorrerà occuparci di questi ragazzi e dei loro sogni”. E conclude l’intervista con una esortazione ai paesi civili dell’Occidente e dell’Oriente: “Abbiamo la necessità che coloro che hanno donato, donino di più, e che coloro che non hanno mai donato nulla investano nel nostro lavoro”.

Ecco, quando si parla di migranti e di rifugiati è alla durissima vita quotidiana di queste donne e di questi bambini che si fa riferimento, a queste centinaia di migliaia di persone umane alla ricerca di cibo e senza futuro. Come si fa a non provare un minimo di solidarietà umana, perfino quando si prende il sole sulla spiaggia dorata del Tirreno, oppure sul bagnasciuga di una nota località romagnola?

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