Cari Bersani, Cuperlo, Speranza, ed anche voi ex Sel nel Pd, cosa ne dite dello show di Netanyahu con Renzi a Firenze?

Cari Bersani, Cuperlo, Speranza, ed anche voi ex Sel nel Pd, cosa ne dite dello show di Netanyahu con Renzi a Firenze?

Come abbiamo fatto noi, anche Pierluigi Bersani, Gianni Cuperlo, Roberto Speranza, i loro colleghi della “sua” minoranza, come ormai la definisce il segretario del Pd, avranno letto i giornali domenica 30 agosto. Ed anche Gennaro Migliore e gli ex Sel approdati nel Partito democratico, e divenuti improvvisamente iper-renziani, avranno letto gli stessi giornali. E crediamo che anche il presidente dell’Assemblea Pd, Matteo Orfini, abbia letto i giornali. Non vogliamo ancora riferirci alle due paginate che il Corriere della Sera ha voluto dedicare ad un’intervista a Matteo Renzi, a firma di Aldo Cazzullo, intervista del tutto autoreferenziale, con alcune punte di ideologia neoliberista evidentissime. No, vogliamo riferirci al vergognoso, indegno, incredibile show di Benjamin Netanyahu a Firenze, con tanto di abbracci e conferenza stampa congiunta col nostro premier, e quando dico “nostro”, dico che egli nelle sue funzioni istituzionali rappresenta anche me, anche noi, che pure non l’abbiamo votato, e verso il quale siamo critici e indignati, ora più che mai.

Il vergognoso abbraccio con Netanyahu, “non in mio nome”

Possibile che nessuno, dentro e fuori del Pd, nella sinistra più variegata e frantumata, abbia manifestato indignazione? Eppure, il titolo del Corriere della sera non lascia spazio ad alcun dubbio: “L’abbraccio Renzi-Netanyahu (distanti soltanto sull’Iran)”. Solo sull’Iran? Il quotidiano di Ezio Mauro, Repubblica, liquida l’incontro in cinque righe cinque. Mentre il Messaggero cita esplicitamente il “my dear Bibi”, di Renzi, e la risposta, “my good friend Matteo” di Netanyahu. E poi le foto di rito, quell’abbraccio così pacchiano e provinciale, sanciscono una relazione molto pericolosa, fondata sull’oblio, della questione palestinese e della disumanità dei campi profughi, e della guerra che un anno fa uccise 2500 palestinesi, dei quali 700 bambini, e della strage di palestinesi, ad opera degli oltranzisti israeliani, e delle terre che i coloni rubano costantemente ai Territori occupati della Cisgiordania. Possibile che nessuno si sia indignato, nemmeno i giornalisti liberi e indipendenti che hanno partecipato a quella farsa di conferenza stampa? Oppure a Renzi viene concesso tutto? In questo stesso giornale, a firma della giornalista Stefania Limiti, abbiamo pubblicato due reportage sulla condizione disumana del popolo palestinese nei campi profughi, e sulla necessità di finanziare l’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che si occupa della vita dei profughi. E abbiamo sollevato la grande questione di un popolo privato del suo presente, ma anche del suo futuro, soprattutto se si costringe l’Onu a chiudere le scuole e se si permette ai coloni di espandersi rubando terreni da coltivare ai palestinesi. Ma abbiamo anche segnalato come il muro, voluto da Netanyahu, che divide Israele dalla Palestina sia una vergogna internazionale. È una vergogna che dovrebbe muovere l’indignazione di tutti gli italiani il fatto che l’autore di tante atrocità venga ricevuto con tutti gli onori in una città dalla tradizione antifascista e democratica come Firenze. Ancora domenica mattina i soldati israeliani di Netanyahu hanno disperso centinaia di manifestanti palestinesi, sostenuti da delegazioni internazionali, in un villaggio cristiano nei pressi di Betlemme. Contro cosa manifestavano? Contro quel dannato e tragico muro di separazione. E questa volta a manifestare c’erano anche tanti cristiani, cattolici appena usciti dalla messa, sacerdoti, a Beit Jala, dove i bulldozer di Netanyahu hanno distrutto centinaia di alberi di ulivo secolari, per la costruzione di un muro vergognoso. Una domenica mattina di lacrimogeni, di mitra spianati, di soldati israeliani incattiviti anche dalla propaganda antipalestinese di Netanyahu. Perfino il patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah, ha denunciato la costruzione del muro a Betlemme, cominciata una dozzina di giorni fa: “questa terra ci appartiene, qualunque cosa facciate, qualunque cosa un tribunale ci ordini, questa terra è nostra, e tornerà a noi, un giorno. Siete più forti con le vostre armi, ma non siete forti in fatto di umanità”. Il patriarca si rivolge direttamente al governo israeliano, che è guidato da Netanyahu. Ecco perché l’incontro di Firenze, quell’abbraccio, è oltremodo scandaloso, vergognoso, e non “è in mio nome”.

La conferma di Renzi ideologo del neoautoritarismo

Dinanzi a questo scempio della verità, a quest’assurda pantomima, anche le parole di Renzi nell’intervista al Corriere della sera assumono un peso secondario. Riporto due passaggi assai significativi, che mi sembrano dimostrare ancora una volta, se mai ve ne fosse ancora bisogno, certa sua propensione neoliberista e neoautoritaria. Il primo passaggio è quando fornisce un giudizio sulla riforma della scuola. Usa in modo calibrato, perfino nell’elenco, alcuni aggettivi, che qui fedelmente riportiamo: “la riforma passa da parole come merito, valutazione, qualità, autonomia, che necessitano di tempo ancora per essere impiantate nel mondo scolastico”. Sono esattamente le parole che nascondono quella ideologia di riferimento del premier contro la quale si è battuto l’intero movimento antiriforma che ha portato lo scorso 5 maggio 650mila docenti e amministratici della scuola a scioperare. Inutile fare le pulci a parole come “merito”, oppure “valutazione”, che nella scuola non vogliono dire nulla, se non definire una scuola pubblica classista ed esclusiva. Che fosse questa l’intenzione della riforma, lo sapevamo. Ora ne abbiamo una nuova conferma. Il secondo passaggio è relativo ad un aggettivo possessivo, che per ben due volte Renzi usa a proposito della minoranza del Pd. Parla di “mia minoranza”. Mia? Semmai, è la parzialità di coloro che nel Partito democratico non condividono alcune o molte delle scelte del segretario. La parzialità è nel Pd, non di Renzi. Qualcuno s’indigna dinanzi a questo ulteriore esercizio neoautoritario?

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